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Petrolio e gas nelle mani dello Stato
Il Senato dice sì a un nuovo centralismo

Basilicata

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L’ENERGIA torna a essere materia di competenza statale. Il petrolio e il gas sono risorse che non potranno più essere indirizzate e contrattate a livello locale.

È vero, nel testo costituzionale in discussione al Senato, c’è anche una norma che assegna alle Regioni una autonomia maggiore in materia di tutela ambientale. Uno stop, in qualche modo - spiegano - sarebbe sempre possibile.

A meno che lo Stato non decidesse di far ricorso alla «clausola di supremazia»: lo Stato può intervenire anche in materie che non sono di propria competenza in caso di «tutela dell’interesse nazionale».

Il ciclo si chiude così.

«Renzi lo aveva spiegato, di che cosa stupirsi? La maggioranza sta attuando una linea che il presidente del consiglio ha più volte, tra l’altro proprio sulle trivellazioni, reso esplicita», dice Vito Petrocelli (M5S). Il gruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama ha mantenuto la consegna del non voto, ma sul petrolio il senatore lucano aveva provato a cambiare le cose. «Ho presentato un emendamento che chiedeva di eliminare dall’elenco delle materie che passano alla competenza dello Stato quelle energetiche». Bocciato.

Nel disegno di legge che modifica la Costituzione, ripristinando nel Titolo V un orientamento antecendente alla decentralizzazione del 2001, il rapporto tra Stato e Regioni è regolato dall’articolo 30.

Il disegno di legge di riforma (il voto definitivo in Senato è previsto per oggi) propone una revisione delle competenze legislative dei due livelli. Viene in particolare eliminata  la competenza legislativa «concorrente», con introduzione di una nuova griglia di materie esclusive dello Stato ritenute di «interesse nazionale»: grandi reti di trasporto e navigazione, ordinamento della comunicazione, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

La portata della competenza statale viene poi aumentata anche da modifiche alla formulazione delle deleghe, generalizzandone l’ambito. Come per “tutela dei beni culturali e paesaggistici”, o per “ordinamento sportivo”.

Per alcune materie viene invece attribuita alla potestà legislativa statale la definizione delle “disposizioni generali e comuni”, su cui poi, però, le regioni, in alcuni casi, potranno far valere principi di autonomia nella declinazione della norma. Vale in materia di tutela della salute, sicurezza alimentare, tutela e sicurezza del lavoro, istruzione, ordinamento scolastico, istruzione universitaria e programmazione strategica della ricerca scientifica e tecnologica, ambiente e ecosistema, attività culturali e turismo, governo del territorio e sistema nazionale e coordinamento della protezione civile. A patto che le Regioni interessate siano in condizioni di equilibrio di bilancio.

Voto favorevole del gruppo democratico, opposizione a sinistra. «Abbiamo votato no, con forza», dice il senatore Giovanni Barozzino (Sel). E non solo rispetto l’articolo 30. La prospettiva di Sel corre al portato della norma in terra lucana. «Significa in generale sottrarre autonomia ai territori, alle Regioni, alle comunità». Con la preoccupazione di sempre minor controllo e mediazione nei confronti del consumo della risorsa energetica, a dispetto della salvaguardia ambientale e della salute delle popolazioni.

Poco importa quale sarà l’equilibrio che regolamenti, competenze locali, audizioni e pareri potranno portare. L’asticella superiore resta «l’interesse nazionale».

s.lorusso@luedi.it

 

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