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Inizia la corsa
verso il voto del 12 ottobre

Basilicata

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POTENZA - E’ già avviato il percorso per la trasformazione delle Province in enti territoriali di secondo livello, ma sulle tappe della trasformazione e su cosa diventeranno concretamente le attuali Province i punti oscuri non sono pochi.

Ancora ballerina per esempio è la data delle elezioni per il nuovo presidente, fissate inizialmente per il 28 settembre e poi rimandate. Attualmente la data concordata in via ufficiosa è quella del 12 ottobre 2014, salvo ulteriori slittamenti.

Ad ogni modo cambiano radicalmente le regole e proprio il tipo di amministrazione. Le Province non saranno più enti “governati” da consiglieri e presidenti eletti dal popolo. Bensì il meccanismo è tutto ristretto ai grandi elettori e i grandi candidati.

Il Consiglio provinciale di Potenza, nello specifico, sarà composto da 12 esponenti più il nuovo presidente. Ma potranno candidarsi sia nel ruolo di presidente che di consiglieri solo i sindaci in carica di tutta la Provincia di Potenza o i consiglieri comunali in carica.

In buona sostanza possono ambire alla carica di presidente della Provincia o anche sono di consiglieri gli amministratori comunali che il cui mandato non scada prima di marzo 2016. Ma lo stesso vale anche per il corpo elettorale: possono votare solo i grandi elettori tra consiglieri comunali e sindaci.

Insomma è una elezione molto particolare. Le regole comunque sono chiare anche se il rinvio della data delle elezioni prima previste per il 28 settembre e ora aggiornate al 12 ottobre fanno slittare tutte le date.

Anche se non ci sono comunicazioni ufficiali. Per quanto riguarda le liste di candidati, ciascuna con un aspirante presidente devono essere composte da umn massimo di 12 e un minimo di 6 con almeno il 15 per cento di firme dell’intero corpo elettorale.

Questo per le regole. Per quanto riguarda i nomi è abbastanza scontata la candidatura a presidente di Nicola Valluzzi, attuale sindaco di Castelmezzano e presidente della Provincia uscente. E’ del Pd area Lacorazza. In tal senso non si escludono candidature antagoniste anche interne al Pd stesso. Ma c’è ancora tempo.

Il dibattito per il momento è ancora fermo. Prova a lanciarlo Massimo Macchia, ex assessore (e vicepresidente) della provincia di Potenza che è l’attuale coordinatore provinciale di Centro democratico. Massimo Macchia a tal proposito chiede la convocazione di un tavolo politico della coalizione di centrosinistra per discutere delle rappresentanze politiche e dei territori.

Macchia quindi aggiunge: «Siamo ormai nell’imminenza della prossima scadenza elettorale che riguarderà la provincia di Potenza. Per la prima volta nella storia dell’ente i cittadini, purtroppo, non eleggeranno direttamente i propri rappresentanti ma lo faranno sindaci e consiglieri comunali, con un sistema elettorale cervellotico che prevede un  meccanismo che attribuisce un diverso peso del voto sulla base del numero di cittadini in cui il consigliere-elettore esercita le sue funzioni».

L’ex assessore provinciale entra quindi nelle questioni istituzionali: «Assodata la volontà del Legislatore di non volere procedere ad una riforma complessiva del sistema delle autonomie locali ma solo di rivedere il sistema della rappresentanza, appurate le molteplici competenze che apparterranno alle provincie anche nel nuovo assetto e tenuto conto di un sistema elettorale che, abbandonando il principio dell’elezione diretta per una indiretta, rischia di minare il sistema della rappresentanza dei partiti e dei territori, è fondamentale che la politica governi questo delicato processo di transizione assicurando non solo la rappresentanza politica della compagine del centro-sinistra ma anche quella dei territori. Sono sotto gli occhi di tutti i pericoli insiti nel nuovo sistema elettorale ed è compito della politica non solo garantire la rappresentanza dei partiti ma, e soprattutto, anche quella dei territori, soprattutto in una provincia come la nostra in cui il 90 per cento dei comuni è sotto i 5000 abitanti».

«Secondo il nuovo sistema elettorale – ricorda Macchia - un voto di un consigliere di un comune sopra i 50 mila abitanti vale circa 18 voti di un consigliere di una cittadina sotto i 5 mila abitanti. Se in punto di principio si può condividere tale impostazione, non va sottaciuto che, proprio in ragione della particolarità di una provincia come la nostra, che vive di “territori”, occorre lavorare per garantirne la rappresentanza: diversamente, correremmo il rischio di avere cittadini di serie “A” ed altri di serie “B”».

Per evitare ulteriori fibrillazioni e scontri, il segretario provinciale di Centro democratico auspica quindi una convocazione di una tavolo di concertazione del centrosinistra e in primis del Partito democratico.

s.santoro@luedi.it

 

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