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Aeroporto lucano? Sì, no, forse
Le infrastrutture che non ci sono

Basilicata

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POTENZA - Aeroporto sì. Areoporto no. Forse è meglio, quasi un aeroporto lucano. Perchè la Basilicata il suo non potrà averlo mai. E’ inutile fermarsi davanti alla vetrina di Tiffany se la carta di credito è a rosso. Ovvio uno può sempre sognare. Quello sì non costa nulla.
Ma per l’aeroporto di Basilicata non è solo una questione di soldi per la realizzazione. Il problema piuttosto è quello dei costi delle gestione e di un bacino di popolazione oggettivamente troppo ridotto per immaginare un areoporto di buon livello. Insomma ammesso che si costruisca una mega pista gli aerei possono pure arrivare ma poi bisogna riempirli. E le esperienze di “piccole” realtà che si dotano di un areoporto e poi hanno difficoltà a tenerlo aperto sono tante. Foggia e Crotone su tutti.
Ma sono decenni che se ne parla. La politica lucana periodicamente affronta il tema. E iniziano puntuali le suggestioni e le querelle. Perchè oltre all’ aviosuperficie Mattei a Pisticci (che non è certo un areoporto) non ci sono altre realtà importanti per decollare dalla Basilicata. Ma basta che qualche politico inizi a porre il “problema” che la questione diventa subito una sfida di campanile con polemiche infinite difficili da tenere a freno.
Basti pensare a quello che è accaduto nei giorni scorsi in Consiglio regionale: il presidente della Regione Marcello Pittella ha inserito nell’assestamento di bilancio una norma per il finanziamento di una quota minima di 20 mila euro per entrare a far parte del Consorzio dell’aeroporto di Pontecagnano. Viste le risorse davvero minime si tratta di un investimento in prospettiva. Ma nella notte del dibattito consiliare prima del voto a un certo punto davvero in aula pareva che la Basilicata fosse diventata New York: non uno ma addirittura i consiglieri ragionavano su tre o quatro aeroporti diversi. Tanto che alla fine di una lunghissima discussione nell’Assestamento oltre ai 20 mila euro destinati a Pontecagnano entrano tutti. Questo il punto approvato: «Rafforzamento della dotazione infrastrutturale destinata alla mobilità di persone e merci attraverso un sistema aeroportuale integrato a servizio del territorio regionale (sviluppo delle infrastrutture di Pontecagnano, Pisticci e Grumento e sottoscrizione di quote consortili per 20 mila euro della Società Consorzio aeroporto Salerno Pontecagnano, implementazione dei voli sulla Pista Mattei e relazione con gli aeroporti di Bari Palese e Napoli Capodichino)». Insomma chi più ne ha più ne metta.
Ma resta che il tema crea suggestione. Chi non ricorda gli anni del “sogno” dell’aeroporto di Potenza. Era un cavallo di battaglia dell’allora sindaco Gaetano Fierro che aveva anche finanziato studi e ricerche per la realizzazione di un areoporto a Piani del Mattino. Il progetto era ambizioso anche se non teneva conto dei venti e dell’orografia. Alla fine la vicenda si chiuse solo qualche anno fa con il “no” secco dell’Enac per buona pace di Tanino e degli altri sponsor dell’areoporto potentino.
Ma i lucani non possono stare senza “sogni”. E così il tema è riesploso con prese di posizioni e polemiche. Allo stato dell’arte tutto è fermo tranne la novità dei 20 euro a Pontecagnano che pure hanno tanto entusiasmato l’amministratore unico dell’areoporto salernitano, Walter Mauriello.
Comunque, al netto delle suggestioni è evidente che la Basilicata solo attraverso un asse con le regioni limitrofe anche sul piano delle strade e delle ferrovie può pensare di superare la storica carenza di mancanza di collegamenti rapidi. E puntare su un aeroporto campano o pugliese è una necessità più che una scelta. Anche perchè a dirla anche i milanesi o i romani per arrivare alla pista ci mettono minuti e chilometri. In fondo Malpensa dalla stazione centrale di Milano dista 50 chilometri. Fiumicino dal centro di Roma più di trenta chilemetri. Bari Palese da Matera circa 60 chilometri, Pontecagnano da Potenza 80.
Ovviamente la questione ha i suoi risvolti politici. Anche ieri ci sono stati interventi. Il deputato di Forza Italia, Cosimo Latronico “sfrutta” un dato di cronaca e rilancia per questioni territoriali: «Questa mattina (ieri ndr) intorno alle 11 e 30 due aerei di professionisti di Pordenone originari della Basilicata atterreranno nella pista Mattei di Pisticci. In un dialogo recente con uno di loro, in vacanza a Nova Siri marina, ho suggerito di valorizzare lo scalo materano per atterrare con il suo aereo e di estendere questa opportunità ai suoi colleghi ed amici. L'immediata disponibilità del commissario del Consorzio Asi di Matera, Gaetano Santarsia, ha permesso l'immediata definizione del piano di volo».
Latronico quindi spiega: «E’ un piccolo esempio che ho inteso rendere pubblico per sottolineare la potenzialità che questa infrastruttura può rappresentare per la valorizzazione turistica e commerciale della regione, della città di Matera e del Metapontino, in particolare. Insieme all'ingegnere Santarsia accogliamo questi ospiti con la speranza che si possa inaugurare un flusso consistente e significativo, per trasformare l'aviosuperfice in una vera struttura aeroportuale». Il presidente del consiglio regionale, Piero Lacorazza invece nella sua quotidiano opera di approfondimento (su Facebook) dell’Assetamento entra nel merito dell’areporto di Pontecagnano: «Una sfida difficile, perché non provarci? Rafforzare la dotazione infrastrutturale per migliorare la mobilità. Il che significa pensare ad una rete integrata, che permetta ai cittadini lucani di raggiungere facilmente gli aeroporti di Bari, Napoli e Pontecagnano (dove probabilmente si sposterà parte del traffico aereo nazionale oggi destinato a Capodichino) e di rafforzare la Pista Mattei di Pisticci e l’aviosuperficie di Grumento».
«In questo senso, - aggiunge Lacorazza - si valuterà anche la possibilità che la Regione aderisca all’azionariato della società che gestisce l’aeroporto di Pontecagnano (con uno stanziamento di 20 mila euro). Abbiamo la necessità di riorganizzare il sistema della mobilità, su gomma e su ferro. Dobbiamo farlo e possiamo farlo partendo da una visione strategica del Sud, dove la Basilicata utilizza la propria posizione di cerniera per collegarsi meglio ai nodi strutturali della mobilità interregionale».

 

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