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In vacanza sì,ma non troppo
Intervista da Maratea a Mario Polese

Basilicata

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POTENZA - La calura estiva non lo frena. Anche se a Maratea, «un posto a cui sono legato e che per me non ha uguali per bellezza», ufficialmente in vacanza, ma di fatto sempre attaccato al telefono o incontrando cittadini, Mario Polese si “gode” la sua prima estate da legislatore e da politico lucano di primo piano. E’ un momento speciale per la sua vita. Ne è consapevole e forse per questo ormai sono mesi che non stacca la spina. Perchè se nella politica lucana ci fosse una classifica della sorpresa dell’anno, il premio andrebbe senz’altro a lui. Polese da giovane avvocato e brillante animatore del civismo lucano con tante idee, in qualche mese si è trovato in Consiglio regionale. E anche con i gradi di tenente. Un doppio salto “mortale”. E’ stato il secondo eletto in assoluto superato solo da Piero Lacorazza che partiva oggettivamente con altre aspirazioni essendo stato fino a qualche mese prima in corsa per diventare presidente della Regione. Consenso largo che gli ha consentito di ottenere un ruolo non da consigliere semplice.

Polese, ma lei dove vuole arrivare?

«Sono dove ho sognato di essere. Nella politica che può incidere. E’ successo tutto così velocemente che mi godo solo oggi quanto fatto. Sinceramente per il momento vivo con la massima intensità il mio ruolo che non vado oltre nemmeno con i pensieri».

Dicono tutti così. Ma è naturale che le sue aspirazioni visto quello che è successo elettoralmente possano essere di primo piano...

«Guardi io sono impegnato tutti i giorni per la mia Regione. Ci sono tante cose da fare e le scadenze e i problemi sono tantissimi. Desideravo rappresentare una generazione e tanti territori in Consiglio regionale. E oggi che ci sono sto cercando di dare tutto me stesso. Il resto si vedrà a tempo debito. Di certo l’amore per la mia terra viene prima di tutto. Devo ammettere inoltre che sto studiando molto in questo periodo e che ho tanto ancora da imparare. Non è un ruolo semplice quello di consigliere regionale, se si vuol lavorare sul serio».

Bene. Veniamo a quello che è già successo. E’ consigliere da 9 mesi. Di cosa è orgoglioso per il lavoro già svolto?

«In realtà la legislatura ha superato da poco i suoi primi sei mesi. Superata la fase iniziale e convivendo con le continue chiamate elettorali, mi auguro ora terminate, mi sono ripiegato sui problemi con il bagaglio professionale, culturale e generazionale che mi appartiene. Sono diverse le cose a cui ho lavorato. Dall'inserimento di programmi a favore dei giovani professionisti nel carteggio inviato a Bruxelles al recepimento della normativa nazionale sul volontariato in assestamento di bilancio che abbiamo affrontato la scorsa settimana. Sono riuscito inoltre ad aggiungere un altro tassello utile per sbloccare le assunzioni nel settore sanitario. La faccio breve e senza burocratese. Le aziende sanitarie regionali potranno immettere nuova linfa in un sistema da anni bloccato. Anche noi stiamo sbloccando la Basilicata. E’ vero, sono piccoli “sblocchi” ma di certo guardano al futuro».

La politica dei piccoli passi?

«Servono anche quelli. Ma con il presidente della Regione stiamo lavorando a rilanciare la Basilicata su questioni complesse a partire dal tema petrolio fino alle grandi riforme di tutto il sistema istituzionale regionale».

A proposito del presidente della Regione, lei è molto legato sia a Marcello che a Gianni Pittella. Cosa è cambiato dalla sua elezione?

«Il legame si e' rafforzato. C’è una grande rapporto personale prima che politico e ho una profonda stima di entrambi. Anche se in maniera diversa sono due maestri. Sono fortunato di poter ricevere i loro consigli quotidianamente. Umanamente sono fratelli. Politicamente posso dire che vivo in una palestra permanente dove anche l'autonomia e' un insegnamento appreso e da costruire nel tempo».

Quali le differenze più evidenti tra i due fratelli?

«Marcello è un “pokerista” della politica, lo descrivono irruento invece conserva sempre la lucidità anche quando pare istintivo. Gianni invece e' forse uno dei più grandi mediatori che esistono, fermo restando rigidità nei principi e lealtà nei confronti delle persone. Entrambi sono lavoratori indefessi ed emulare i loro successi rappresenterebbe per me un'enorme soddisfazione».

E qual è il rapporto con i suoi colleghi consiglieri?

«Non posso che parlare bene dei consiglieri con i quali ho condiviso il percorso elettorale Robortella, Giuzio e Bradascio. Il capogruppo Cifarelli è poi un riferimento importante in consiglio. Abbiamo creato una bella squadra».

Gli altri?

«Ammiro la grande preparazione amministrativa di Vito Santarsiero e sento una comunanza politica forte, per motivi diversi, con Achille Spada del mio partito e Francesco Pietrantuono del Psi.

E Lacorazza?

Piero conosce bene la politica, ha fatto anche recentemente scelte "raffinate", diciamo così. Spesso ci confrontiamo, anche in maniera costruttiva.

E qualcuno che non le piace o che addirittura le sta antipatico?

«Assolutamente nessuno (ride ndr). Ovviamente con qualcuno dell’opposizione può capitare il distinguo sui temi o sulle proposte ma c’è grande rispetto».

Torniamo a Maratea. E’ in vacanza lo sa?

«Se mi guardo intorno sì. Ci sono dei panorami davvero mozzafiato. Sono legato a questi luoghi dall’infanzia ma ogni volto che ci ritorno rimango stupito dalla bellezza di Maratea. Siamo fortunati noi lucani ad avere luoghi così incantevoli. Ad ogni modo non riesco a rilassarmi completamente. Abbiamo delle scadenze a breve».

Già pensa al suo ritorno in Regione. Farebbe bene a rilassarsi. L’aspetta un autunno caldo e non sono stati mesi semplici gli ultimi. Politicamente parlando...

«Sì è vero. Sto cercando di ricaricarmi ma gli impegni che ci attendono sono tanti. Non ci si può rilassare più di tanto».

E allora ci parli del lavoro...

«Settembre sarà un mese cruciale. Sia per gli appuntamenti politici che per le azioni programmatiche. Le recenti amministrative da Maratea stessa a Viggiano, passando per Chiaromonte, Gallicchio, Rotonda e tanti altri comuni ci hanno insegnato che c'è' una generazione che sta spingendo e cerca spazio. Non potrà non essere così in Provincia, non si potrà non cogliere questo spirito nei congressi cittadini imminenti ed ovviamente a Potenza, dove a mio avviso ci apprestiamo ad una sorta di pre-primarie che non dovranno svolgersi al chiuso delle stanze ma,seppur con spirito unitario, aprendo ai potentini ed alla società civile. Inoltre devo riprendere il rapporto con il territorio. Si capiscono meglio i problemi della gente tra la gente. Prima Persona con un congresso modello Woodstock su giovani e merito ed il prosieguo della strutturazione territoriale assieme al coordinamento regionale affidatomi da Gianni di Laboratorio Democratico nelle sezioni del pd lucano saranno strumenti per me preziosi.
In Regione poi abbiamo tutto il tema delle riforme. Vogliamo essere la legislatura che ha compiuto la vera rivoluzione amministrativa, quella della normalizzazione. C’è poi da completare il Nuovo Statuto e soprattutto dobbiamo ripiegarci per dare risposte concrete sul tema dell’occupazione. Sarà la priorità assoluta. E molto dipenderà dalla partita sulle royalties fuori dal patto. Non è un percorso semplice ma ci sono stati segnali positivi anche da parte dallo stesso Renzi e del governo».

Intanto il congresso regionale si è chiuso. Ha vinto Luongo, ha perso Braia. Che Pd sarà?

«E’ stata una lunga fase anche complicata a tratti. Luongo dovrà essere il segretario di tutti e sono certo che, anche dai ragionamenti emersi durante l'Assemblea che lo ha proclamato, saprà esserlo. Diversamente non ce la farà la Basilicata,non solo il Pd. Unità vera ci chiedono i cittadini oltre che gli iscritti e sostegno e lealtà al Presidente».

Intanto Renzi in Basilicata ha perso. Lei è sempre renziano convinto?

«Questa affermazione non è corretta. Alle primarie Braia ha preso più voti di tutti, ma non sufficienti per essere il segretario al primo turno. Al secondo turno un accordo politico tra le altre due aree ha dato vita ad una maggioranza che ha eletto Luongo. Punto. Ora la vera novità sarà vedere se un segretario di maggioranza elettiva diventa un segretario unitario. Questa la vera sfida di Antonio Luongo ed io mi auguro che la vinca con l'aiuto di tutti noi. Matteo Renzi dice a chiare lettere che non esistono i Renziani se con tale etichettatura si intende una corrente. Se invece per Renziani intendiamo un modo di vivere e vedere la politica diverso dal passato, allora io mi sento più renziano di Renzi, così come il più renziano di tutti mi pare proprio sia Gianni Pittella che, al netto dei suoi impegni in Europa, con Laboratorio Democratico ha riproposto al centro del dibattito nazionale i temi della sua campagna elettorale congressuale chiarendo i principi ed i contorni di un'area politica a cui sento di appartenere e rispecchiarmi in toto».

Il Pd che sogna?

«Semplice. Un partito apertissimo alla società civile, che quasi si confonda e fonda con essa, strutturato ma non militarizzato sul territorio, che coinvolga nell'elaborazione delle proposte i cittadini facendo poi sintesi alle istituzioni e che riconosca ai segretari di sezione un ruolo prioritario di collegamento con il territorio e di scelta e non meramente formale.».

Lei ha 30 anni. Cos’è la storia della lobby generazionale che spesso richiama nei suoi interventi?

«La più a grande risorsa della nostra regione non è ne il petrolio ne l'acqua, ma questa generazione.
Se i miei coetanei scappano non ci sarà futuro per i nostri figli e noi avremo fallito e su questo io mi sento addosso una responsabilità in più.
Ho vissuto sulla mia pelle i problemi dei miei coetanei, dalla disoccupazione al precariato per cui non si scherza. Per me quale che sia il ragionamento, quali i provvedimenti, al centro ci dobbiamo sempre stare noi. Punto e basta.
Tre sono i temi su cui l'UE mette la maggior parte delle risorse nei prossimi 10 anni: socio-assistenziale, turismo ed energia. O noi lavoriamo per formare, impiegare ed autoimpiegare su queste 3 cose una generazione o abbiamo fallito. Il resto conta poco».

Per concludere. Ammettiano che la legge regionale su patto di stabilità dovesse risultare incostituzionale cosa si fa?

«A parte azioni di protesta vigorosa, inventarci altro. Sto approfondendo quello che hanno fatto in Emilia. Si può superare il Patto interno che è stupido perché fondato su tetti di spesa e penalizza i Comuni virtuosi.
Ci vuole la collaborazione dei sindaci, ad esempio riducendo i costi. In Emilia appunto molti piccoli Comuni si sono fusi e ora non sono piú sottoposti alle regole del Patto. Sarebbe una evoluzione naturale dell’attuale Unione di Comuni, sulla quale pure c'è molto da lavorare culturalmente prima ancora che politicamente, che consentirebbe di realizzare risparmi con maggiore efficienza amministrativa».

Ha ragione non c’è tempo per le vacanze...

«Mi faccia godere ancora qualche giorno questi luoghi e questa serenità,poi vedrà che le combino!».


 

 

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