Salta al contenuto principale

Addio a Lamorte, l'organizzatore della destra
Fu capo della segreteria politica di An

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 56 secondi

 

NON è stato solo un semplice parlamentare, per tre mandati, ma una figura storica della destra italiana. Prima esponente dell’Msi, e uomo di fiducia di Giorgio Almirante, fu a capo della sua segreteria politica. Poi fedelissimo di Gianfranco Fini, tesoriere di An, che ha vissuto il prima linea il passaggio del partito a Futuro e libertà.
Il lucano Donato Lamorte, di origini di Rionero in Vulture, si è spento ieri all’età di 83 anni. Da sempre uomo di partito, aveva esordito all’interno delle istituzioni in qualità di consigliere alla Provincia di Roma. Eletto in parlamento per la prima volta del 2001 ci è rimasto per tre mandati. Nel 2006 aveva ricoperto il ruolo di vice capogruppo.
In qualità di tesoriere di An era stato anche coinvolto nello scandalo della casa di Montecarlo di proprietà del partito abitata dal cognato di Fini, Giancarlo Tulliani.
Un protagonista di spicco della destra italiana, che ieri il capogruppo del Popolo delle Libertà al Senato, Maurizio Gasparri ha voluto ricordare così: «Formatosi nell'attivismo politico del Msi del dopoguerra, soprattutto al Prenestino, Donato divenne nel tempo l'infaticabile organizzatore della destra romana fino ad assumerne la guida al fianco di Giorgio Almirante.
Fu per molti di noi più giovani di lui il primo interlocutore, un punto di riferimento sempre operoso e non alla ricerca dei riflettori. Consigliere provinciale nella Capitale, solo in tempi recenti fu eletto in Parlamento, in rappresentanza della sua terra d'origine, la Basilicata. In precedenza era stato a lungo capo della segreteria politica di An. Negli ultimi tempi si era dedicato con la consueta passione alla fondazione An passando, come in anni lontani, molto tempo nella sede di via della Scrofa. Ma i luoghi storici di Donato, organizzatore di decine e decine di manifestazioni e colonna incrollabile negli anni di piombo, furono il Prenestino e la sede di via Alessandria. Visse con disagio gli ultimi anni della vita politica della destra, ritrovando proprio in via della Scrofa, ripercorrendo la storia di cui è stato protagonista, quella serenità di chi si è battuto con passione per i propri ideali. Lo ricordo con commozione e amicizia, grato per averci accompagnato in un cammino di difficile militanza».
Qualche anno fa la moglie di Almirante nel suo “La mia vita con Giorgio” così scriveva di lui: «Senza dimenticare poi quell'altro fedelissimo che è stato Donato Lamorte. Questi era l'uomo di fiducia di Giorgio - fiducia cieca - per quanto riguarda l'amministrazione del partito. Non v'era cittadino, su tutto il territorio nazionale, che, chiedendo la tessera del Movimento Sociale, foss'anche un alto generale delle Forze Armate, non passasse, prima della sottoscrizione, sotto il setaccio della rete dei collaboratori di Donato. Informatori efficientissimi e sempre ben informati ai quali nulla sfuggiva sulla dirittura morale dei tesserandi. Come Giorgio esigeva».
Della sua ultima campagna elettorale che lo riconfermò in Parlamento nel 2008, rimase famoso il suo affondo pronunciato dall’hotel Vittoria e ripreso dalle colonne del Quotidiano contro il senatore a vita, Emilio Colombo. «Facciamo sì che la Lucania - ebbe a dire alla platea in quell’occasione - si liberi di una schiavitù cin quantennale. Liberiamoci dei “peones” di uno schizzofrenico, corrotto e anche drogato».
Lamorte era malato da tempo. Oggi verrà allestita la camera ardente nei locali della Fondazione An di via della Scrofa, mentre domani si terranno i funerali nella parrocchia di Don Bosco.

 

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?