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Via la Corte d’appello di Potenza
«Ci vogliono colonizzare»

Basilicata

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POTENZA - «La vicenda della soppressione della Corte d’appello di Potenza, al di là delle rassicurazioni sulla sua assenza dalla discussione del Consiglio dei Ministri che si terrà il prossimo 29 agosto, è in realtà solo la punta di un iceberg più ampio che ci parla di una vera e propria vocazione colonizzatrice del governo Renzi nei confronti della Basilicata».
Non sono bastate le parole di Roberto Speranza, e di Vincenzo Folino (Pd) per spegnere la polemica dopo le indiscrezioni sul piano del Governo per sopprimere il distretto giudiziario lucano: una mossa che in un colpo solo oltre alla Corte d’appello porterebbe alla chiusura anche degli uffici della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo e dei tribunali di Riesame, Sorveglianza e Minori.
A rilanciare la questione denunciando l’atteggiamento dell’esecutivo sono stati i parlamentari di Sel, Giovanni Barozzino e Antonio Placido, per cui «il tentativo ha avuto un primo segnale attraverso le esternazioni dell’ex sindaco di Firenze sulle estrazioni petrolifere, ed è proseguito con l’arroganza – o la spocchia – con cui ha disertato qualsiasi appuntamento con la nostra regione nel suo tour meridionale».
«E’ in questo quadro che le rassicurazioni del capogruppo Pd alla Camera dei Deputati non rassicurano nessuno e nessuna, a maggior ragione in vista del percorso “a tappe” previsto per l’iter che caratterizzerà la riforma della giustizia». Proseguono i parlamentari Sel. «Siamo di fronte ad un attacco spregiudicato e a un decisionismo neo bonapartista che – attraverso l’accentramento dei poteri contenuto nella riforma del Titolo V della Costituzione (quindi sottrazione di qualsiasi competenza in materia energetica e petrolifera) o attraverso la definitiva liquefazione in una macroregione – tratta la Basilicata dei “quattro comitatini” come un’appendice fastidiosa di cui sbarazzarsi. Tutto questo si colloca all’interno di quelle politiche di sistematica rimozione del mezzogiorno d’Italia che hanno caratterizzato – fatta eccezione per qualche breve parentesi – i governi degli ultimi venti anni, decretando proprio attraverso quella rimozione la definitiva opzione neoliberista».
Anche Folino dal suo profilo twitter aveva provato a calmare gli animi, invitando «tutti coloro che cambiano e ricambiano verso ad avere la massima attenzione perché la Basilicata rischia di morire». Una battuta rivolta al consigliere regionale di Realtà Italia Paolo Galante, che non l’ha presa per niente bene, dopo aver chiamato i lucani alla mobilitazione contro la riforma della giustizia.
«Forse è l’ora di #faredasoli. Iniziamo dal petrolio e finiamo con l’acqua #cambiaverso#». Questo è stato il tweet accendi-miccia di Galante, che non ha avuto esitazioni a riprodurre anche quel #cambiaverso che è uno dei motti preferiti di Renzi, ossia chi avrebbe intenzione di sopprimere il distretto giudiziario lucano.
Sui piani del governo per sopprimere la Corte d’appello di Potenza è intervenuto anche Antonio Vigilante, consigliere comunale del capoluogo di Per la città. «Accanto a encomiabili riforme quali l’abbreviamento dei tempi del processo civile e la responsabilità dei magistrati, vi è però, e purtroppo, anche un provvedimento che rivela il vecchio vizio burocratico di risparmiare i soldi pubblici non già attaccando i santuari dello spreco, ma togliendo risorse ai cittadini». Denuncia Vigilante.
«Si tratta di una misura non solo inutile ma addirittura dannosa». Prosegue il consigliere comunale. «inutile perchè non genera alcun risparmio, trattandosi di un semplice trasferimento di personale da una sede all’altra, e in più prevede il mantenimento della struttura del tribunale potentino con i relativi costi; dannosa perché comporterà un ulteriore allungamento dei tempi della giustizia, e una lievitazione dei relativi costi, per i Lucani tutti. Ricordo che presso la Corte d'Appello lucana le cause vengono già rinviate, oggi, alle impossibili date del 2021. Cosa succederà quando questa enorme mole di lavoro, senza integrazioni nell’organico dei magistrati, arriverà alle Corti di Bari o di Salerno? Nei prossimi giorni ci aspettiamo che non soltanto gli amministratori locali e la società civile facciano sentire la propria voce, ma anche e soprattutto i parlamentari, eletti con i voti dei Lucani -alcuni dei quali considerati influenti a Roma- rendano pubblico il proprio dissenso su questa proposta illogica, dilettantesca e dettata da esigenze demagogiche più che da ragioni d’interesse pubblico».
«La soppressione della Corte d’Appello lucana - conclude -può essere il punto di non ritorno verso la disgregazione dell’unità territoriale dei Lucani, la marginalizzazione del capoluogo e la vendita a pezzi della nostra storia di comunità».

 

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