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I riservisti lucani
chiamati a salvare la Patria

Basilicata

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CIÒ che colpisce positivamente del premier Renzi è la capacitá di rivendicare e difendere le scelte che fa.

L'Italia era abituata ai chiarimenti del giorno dopo. Il premier non  media (o meglio dà l'idea di non mediare) e ribadisce più volte, soprattutto di fronte agli attacchi, la sua posizione. Questo modo di agire, espressione di sicurezza, arriva al limite del cinismo e dell'opportunismo, caratteristiche di base di un politico, piu o meno evidenti. In Renzi molto evidenti, almeno laddove sono in ballo interessi strategici sui quali, temo, non mollerà. Come il petrolio della Basilicata, fonte di energia. Oggi pubblichiamo la posizione del sindaco di Viggiano che mi richiama quella espressa due giorni fa da un grande vecchio della politica, Ciriaco De Mita, sindaco di Nusco, il quale difendendo le aree interne dell'Irpinia ha detto: opponiamo comunità di uomini a espressioni giuridiche, contadini alla nobiltà.

Quelle comunità di uomini e donne che abitano la Basilicata e che si vedono spogliati non di una risorsa ma del diritto ad avere una spiegazione.

Ieri il premier è tornato, in una intervista a Sky, a ribadire che si deve estrarre in Basilicata e non ci si può far condizionare dai comitatini. Aggiungendo che comprende i presidenti di regione (c'è anche la Sicilia) che saranno aiutati con le deroghe sul patto di stabilitá. Dunque, prima ancora della pubblicazione del decreto che cambia la Costituzione (sí, sta cambiando la Costituzione per decreto in pochi mesi e noi da quanto tempo discutiamo del memorandum?) la posizione del governo italiano rispetto all'aumento della produzione petrolifera decisa dallo Stato senza lasciare ai territori neppure una valutazione di impatto ambientale sembra essere chiara. Ci sarà l'iter parlamentare. Spero di essere smentita, ma credo che non servirà.

Siamo arrivati al dunque, Renzi ci ha condotto al dunque in un batter d'occhio mentre la Basilicata si contorceva tra posizioni populistiche, trattative estenuanti, ambientalismi elettorali, il tutto e il contrario di tutto, con la politica che non è stata capace di far fronte comune, realmente.

Su questo e sulla storia dei comitatini ha ragione Renzi. Il disprezzo insito nel termine, a ben vedere, più che essere rivolto a comitati più o meno credibili nelle battaglie, è rivolto a una classe dirigente debole, preoccupata della contestazione, incapace di concepire la gestione di una priorità e di orientare i lucani su una visione e una scelta. E qui c'è poco da dividersi tra pittelliani e non pittelliani. In sette anni di vita lucana non c'è stato un solo dibattito al quale ho partecipato nel quale non abbia sentito: ah, si possono utilizzare le royalty. Consapevolezze frammentate, percezione dell'utilità diffusa pari a zero. Renzi ha giocato bene la mossa del cavallo mentre passavano giorni di trattative, incontri istituzionali a metà, e un vento di contestazione che non è mai andato oltre Eboli. L'argomento è ostico, poco popolare, per nulla condiviso on line, assente sulla grande stampa (ancora in questi giorni), suscettibile anche di reazioni paradossali. Ne parli fuori dalla Basilicata? Renzi fa bene, ti rispondono. Ragion di Stato mista alla paura del black out energetico nel pieno di una crisi internazionale che sa di terza guerra mondiale.

Dobbiamo allora chiederci, possibilmente con compostezza, come dice Pittella, qual è l'interesse nazionale in gioco e come bilanciare la strategia del premier con quella che resta una priorità, quella comunità umana di cui parla De Mita a 90 anni. Prima che il petrolio diventi la nostra dannazione  Se finora avessimo fatto muro, con chiarezza e certezze, ad esempio, sui rischi, senza sussulti emotivi, probabilmente il blitz di Renzi non sarebbe stato così semplice. Cosa gli opponiamo adesso?  Che il petrolio fa male oltre un tot di barili? Quali comparazioni internazionali siamo in grado di contrapporre? Cosa stiamo chiedendo veramente a un piccolo despota? Stiamo chiedendo risarcimento economico? Stiamo chiedendo autonomia di decisione? Siamo offesi per il fatto che abbia deciso per noi senza neppure consultarci? E noi quale politica unitaria abbiamo dimostrato in questi anni? Insomma io inizierei a preoccuparmi della toponomastica, una via Basilicata in ogni paese d'Italia, soprattutto al Nord, come via Garibaldi, piazza Roma, corso Cavour. I lucani salvatori della patria. Per ora nessuno lo sa. Un tweet equivoco di Renzi a fine consiglio dei ministri parlava genericamente di "sostegno agli idrocarburi". Detta così sembra quasi che ci stia facendo un favore. Invece sono i lucani gli unici riservisti, chiamati al sacrificio maggiore, per giunta nell'inconsapevolezza del Paese. Fossi Renzi verrei in Basilicata a ringraziare i lucani uno per uno. Evitando battute, qui non è aria.

 

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