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"Sblocca petrolio" in via di modifica
Pressing congiunto per cambiare il decreto

Basilicata

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POTENZA - E’ lotta contro il tempo prima che il decreto Sblocca Italia, risoprannominato lo “Sblocca petrolio”, così come licenziato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri venga firmato dal presidente della Repubblica. E il pressing istituzionale lucano avviato già nell’immediato delle cattive notizie giunte dalla capitale,  non si arresta nella speranza di riuscire ad apportare modifiche a un testo che, così com’è, ha ricevuto unanime bocciatura. Una giornata frenetica quella per il governatore Pittella che ieri si è messo in viaggio verso Roma, con i direttori generali della Regione, Marsico e Manti, per un’interlocuzione diretta con i funzionari degli uffici ministeriali del Mise. Dove nel frattempo Vito De Filippo, anche in qualità di ex presidente della Regione, aveva attivato i suoi canali per salvare il salvabile.

Su un tavolo parallelo, quello del sottosegretario Luca Lotti, ha lavorato anche il senatore Margiotta. Un pressing portato avanti su più fronti che, nonostante le diffidenze iniziali, ieri sera ha lasciato intravedere i primi spiragli. Si starebbe lavorando alla modifica del testo, in particolare sulla parte che riguarda la quota di royalty da escludere dal Patto di stabilità interno. Attualmente il decreto licenziato dal Consiglio dei Ministri prevede la sola esclusione dal Patto interno, per tre anni, della compensazioni derivanti dalla produzione aggiuntiva rispetto a quella di quest’anno. Il presidente Pittella chiede invece e spera di ottenere a Roma che tutta la quantità di royalty sia svincolata dai vincoli del Patto. Resta da capire se e quanta parte delle richieste avanzate possa essere accolta nel testo rettificato. «Non so come andrà a finire ma stiamo spendendo davvero ogni energia per portare a casa risultati. La battaglia è in corso», commenta il presidente della Regione a fine serata. Mentre più ottimista è sembrato il sottosegretario alla Sanità, Vito De Filippo che con un tweet - seppure non proprio esplicito ma dagli evidenti toni trionfalistici - ieri pomeriggio ha confermato l’aria di buone notizie che si respirava già dalla mattina. L’ex governatore della Regione esulta in latino: “Non solo filius temporis ma anche filius loci. Viva l’Italia, viva la Basilicata”.  Un tweet preceduto da un altro commento che dà l’idea del lavoro svolto dal sottosegretario negli uffici capitolini: “Servire il Paese significa essere perdutamente legati al luogo di origine. Filius loci diceva Croce. Non lo dimentico in queste ore a Roma”. Almeno parte delle richieste della Basilicata sembrano aver una minima possibilità di trovare finalmente voce nei capitoli di un decreto che, così come era stato presentato, aveva visto le richieste avanzate dai lucani completamente mortificate. Non sembra, invece, in discussione la modifica del testo nella parte che riguarda l’accentramento delle competenze in materia energetica. Lo Sblocca Italia scippa alle Regioni anche le Valutazioni d’impatto ambientale e, nel caso di nuove istanze, lascia alle amministrazioni locali solo la pertinenza della generica intesa. Insomma, sarà lo Stato a decidere quanto e dove trivellare.  Alla Regione Basilicata resta la possibilità di impugnare il decreto che sembra modificare le previsioni della Costituzione italiana per via incostituzionale. Anticipando i contenuti di quella modifica del Titolo V di cui si parla ormai da tempo. Ma per le Regioni, Basilicata in testa, si tratterà di un’impresa titanica, data la chiara volontà politica già dichiarata nella Strategia energetica nazionale di centralizzare la materia.

Sembra che un tentativo in questa direzione l’abbia comunque provato il governatore Pittella, chiedendo di attestare alla Regioni almeno un maggiore potere consultivo. Ora veramente non rimane che aspettare. Sempre che non ci siano nuove sorprese, il testo modificato del decreto potrebbe risultare meno ingiusto rispetto alle legittime richieste della Basilicata.

m.labanca@luedi.it

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