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Lacorazza non perde tempo:
da quasi civatiano diventa zingarettiano

Basilicata

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POTENZA - Prima dalemiano doc, poi bersaniano convinto. Poi ancora quasi (?) civatiano e oggi (pare) uno dei più convinti sostenitori di Nicola Zingaretti. Senza contare che a un certo punto (in tempi non sospetti una simpatia per Renzi l’aveva espressa).

E’ come fosse su una sorta di ottovolante. E’ stato un anno epocale per Piero Lacorazza. Tra alti e bassi l’attuale presidente del Consiglio è stato spesso in “copertina”. Prima come favoritissimo per la poltrona da presidente della Regione un anno fa prima di essere sconfitto alle Primarie del centrosinistra il 22 settembre 2013 da Marcello Pittella. Ma subito dopo Lacorazza ha ripreso a sorridere riuscendo a farsi eleggere con un risultato straordinario (ben  11 234 voti) consigliere regionale con più preferenze di tutti. Successo che gli ha consentito poi di essere eletto a presidente del Consiglio regionale e di essere sempre uno dei possibili nuovi assessori quando Pittella rifarà la giunta.

Di certo sono stati 12 mesi frenetici per il primo segretario regionale (2007) del Pd lucano. Al tutto vanno anche aggiunte le dimissioni da presidente della Provincia di Potenza. Ma Lacorazza è stato protagonista anche dell’ultimo congresso regionale del Partito democratico che ha visto la vittoria finale di Antonio Luongo.

Non era tra i candidati alla segreteria regionale. Ma la sua scelta di sostenere in tutto e per tutto il candidato civatiano Dino Paradiso e parallelamente aprendo una disputa quasi personale sulla necessità di rinviare il congresso (che si è celebrato però il 5 agosto scorso) al prossimo autunno gli hanno consentito di stare al centro del dibattito congressuale come fosse un candidato vero e proprio.

Ci si poteva attendere un periodo di relax per il presidente del Consiglio regionale visto che di fatto l’attività della massima assemblea regionale è chiusa fino alla prossima settimana.

Ma evidentemente Piero Lacorazza ormai non riesce più a rilassarsi. Soprattutto se si parla di Partito democratico. Il Pd delle correnti e dei contenitori politici. E così Lacorazza in pieno agosto da quasi civatiano (quasi perchè lui stesso dopo il risultato di Paradiso spiegò di non essere della corrente di Pippo Civati ma di aver sostenuto Paradiso per una proposta di cambiamento - rinnovamento) si è dichiarato a favore di un maggior protagonismo di Nicola Zingaretti nel Pd nazionale. Che non è poi una cosa da niente.

L’attuale presidente della Regione Lazio è indicato da molti come possibile candidato alla segreteria nazionale del Partito democratico. Insomma in molti vedono Nicola Zingaretti come possibile sfidanti di Matteo Renzi per la leadership politica del Partito democratico. Sui giornali nazionale la questione è rimbalzata più volte. E da quanto si sa intorno allo stesso Zingaretti (che però ha smentito di voler diventare un capo - corrente) si sta creando una squadra forte che pescherebbe nell’area dei giovani ex diessini ma anche in ambienti più moderati tra cui quella dei franceschiniani con la regia politica dell’ex leader socialista Boselli.

Insomma il Pd è sempre un cantiere aperto ed è indiscutibile che Piero Lacorazza cerchi una propria collocazione forte visto che la frattura con i bersaniani è avvenuta e nell’arcipelago renziano ormai i posti sono tutti occupati. Per questo Zingaretti e la sua squadra sembra l’approdo inevitabile con tutto quello che ne conseguirà.

sal.san.

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