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Come si risolve l’anatra zoppa del capoluogo?
Funzionerà la collaborazione?

Basilicata

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POTENZA - Non che le commissioni di inchiesta istituzionale riescano sempre nell’intento di far luce sul punto, ma a Potenza, dice l’ex direttore generale del San Carlo, sarebbe interessante mettere su un team di consiglieri comunali, destinato a passare al vaglio gli ultimi anni di scelte economiche sul capoluogo.

Qualche tempo fa, in occasione della seduta consiliare sul bilancio, il consigliere comunale Michele Cannizzaro, ha così lanciato l’idea di una commissione di indagine sugli ultimi dieci anni di legislatura, prendendo come arco temporale per gli atti da sottoporre ad esame le due legislature di Vito Santarsiero. Alla posizione politica - la «scellerata gestione amministrativa del centrosinistra» - Cannizzaro affianca la tesi per cui non si è fatta abbastanza chiarezza sulla vicenda del debito e delle difficoltà economiche che attanagliano Palazzo di Città. Con una commissione ad hoc si potrebbe almeno avere contezza reale delle cifre in gioco, quelle su cui si gioca il destino finanziario e di sopravvivenza dell’ente.

Ma davvero sarebbe una soluzione?

Non sarebbe una prima volta. Già in passato il consiglio comunale ha deciso di ripiegarsi su cifre, numeri e un pezzo particolare del debito cittadino.

Nella prima legislatura Santarsiero, verso la fine del mandato, fu istituita una commissione speciale per studiare la complicata storia dei tanti espropri diventati procedimenti giudiziari, terminati quasi tutti in condanne al risarcimento per il Comune. Anni dopo l’avvio delle procedure, una stagione urbanistica tornava a galla con le sentenze di condanna del’ente pubblico: sulla collettività pesavano cifre a parecchi zeri.

In quegli anni, con l’amministrazione che aveva promosso il nuovo regolamento urbanistico, con l’opposizione decisa a non mollare il tema  e nuove notifiche di debiti fuori bilancio in arrivo, la commissione di inchiesta sembrò una strada idonea per fare un po’ di chiarezza. Pezzi di centrodestra volevano farne strumento d’indagine per una questione politica che avevano a cuore; il centrosinistra aveva interesse a raccontare una vicenda che nasceva parecchio tempo prima dell’amministrazione allora in corso.

La decisione fu bipartisan, con il coordinamento affidato all’opposizione, secondo la consuetudine di assegnare alla minoranza un ruolo di garanzia. Presiedeva la commissione Nino Garramone (Forza Italia).

I lavori andarono avanti, riunioni, studi, carte analizzate, corposa documentazione presa in carico, diversi interventi. Ma il voto bipartisan alla costituzione dell’organismo non si tradusse in una comunanza di visione al momento di trarre le conclusioni del lavoro. Quale era il risultato dell’indagine sul passato?

È finita così, senza un punto.

s.lorusso@luedi.it

 

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