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Iudicello frena De Luca
«Prima azzeri la Giunta, poi ragioniamo»

Basilicata

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SEGRETARIO uscente e capogruppo Pd, si è trovato a discutere del partito nel giorno dell’apertura politica fatta dal sindaco espressione del centrodestra. Comincia da casa Pd, Gianpiero Iudicello. Che poi a Potenza significa, inevitabilmente, parlare di istituzione, territorio, tempi del partito.

Il congresso cittadino sarà rinviato ancora una volta.

«Un rinvio per motivi organizzativi. Ma è vero anche che non possiamo permetterci un congresso che si risolva in una questione organigrammatica».

Quindi serve tempo.

«È una questione di preparazione. Auspico un congresso unitario, certo. Ma soprattutto mi aspetto che sia un momento per discutere della visione di città. Una sorta di conferenza programmatica sull’idea di capoluogo che c’è».

La storia dell’organigramma sa di refrain: tutti dicono unità, ma poi c’è l’equilibrio delle aree.

«Proverei davvero a sganciare il congresso di Potenza da altre vicende. Sono sicuro che i militanti e la classe dirigente del Pd hanno voglia di salvaguardare quel rinnovamento su cui abbiamo lavorato già nelle liste delle amministrative o del congresso regionale».

L’accusa al Pd potentino negli ultimi anni è che non ha brillato per entusiasmo.

«Nell’ultimo anno le iscrizioni sono passate da 300 a più di mille. Con 70 giovani democratici: quando mi sono insediato neanche c’era la sezione GD».

A ridosso del congresso, però, facile l’incremento di tessere.

«Vero, è fisiologico che la militanza si svegli in questa occasione. Ma  abbiamo avvicinato molte forze giovani, questo senza aver mai ritenuto il giovanilismo un indicatore della salute di un partito. È entrata linfa nuova: tutte persone che devono poter dare un contributo».

Quanto il Pd potentino ha pagato rimborsopoli, elezioni ravvicinate, primarie, litigiosità regionale?

«Un periodo turbolento della politica regionale ha sempre riflessi a livello locale. Ma il Pd cittadino è riuscito a costruire compatezza».

Da fuori però si contano almeno tre aree.

«Per storia e provenienza forse è naturale individuare due percorsi, ma ci sentiamo tutti democratici».

Va bene, l’area cattolica più quella di provenienza diessina. E i sostenitori del consigliere Polese?

«Nel Pd cittadino non ci sono consiglieri individuabili in altre liste se non quella del Pd e, in parte, quella di Insieme si cambia, che era collegata al candidato sindaco Petrone».

La sua nomina a capogruppo ha subito lasciato prevedere che la segreteria toccherà a qualcuno dell’arae cattolica, più vicina all’ex sindaco Santarsiero.

«Questo è uno schema superato. Non credo ai cittadini interessi chi sarà il successore di Iudicello: vogliono sapere quali idee il Pd mette in campo per la città. So bene che in passato quel modo di ragionare ci ha caratterizzato, ma direi che è ora di rigenerare il partito».

È una cosa che si sente dire spesso, lo sa, vero?

«Sì, però non è questione di parole, non più. Non abbiamo altra scelta che ripiegarci in modo unitario sulla città, in una fase in cui la Basilicata rischia di scomparire. Le vicende del petrolio o della corte di appello a rischio devono essere un monito. Non possiamo fare come i bimbi che mentre il castello crolla si lanciano palline di carta».

Maggioranza in aula, ma non al governo. Nel frattempo, siete opposizione morbida.

«Facciamo e faremo opposizione. Costruttiva, ma decisa».

Che significa costruttiva?

«Che ci confronteremo sulle preposte, visto che non siamo stati coinvolti su un’idea città».

Gli alleati ogni tanto vi ricordano la non-autosufficienza del Pd.

«Al momento c’è davvero un buon clima. Capisco che le scelte del Pd siano attese da tutti, se non altro per peso numerico. Il congresso può essere l’occasione per dare questo tipo di esempio, praticare la strada delle idee».

Al bilancio consuntivo, nel frattempo, avete detto sì.

«Era giusto assumerci la responsabilità rispetto a un atto che conteneva quanto era stato fatto, per poi ripartire».

Tra poche settimane tocca al bilancio previsionale.

«Quello sarà un vero atto politico, in cui si dovrebbe indicare un’idea della città da governare. Idea che, al momento, non intravedo. Quello che invece ho visto è una metodologia sbagliata. Se in consiglio la maggioranza non è quella del governo, un sindaco non può fare proclami di collaborazione e poi andare avanti per conto proprio».

Sul caso Coviello (ex consigliere, passato allo staff del sindaco De Luca, ndr) molta maretta, ma poi l’aula ha detto sì.

«L’atto di nomina in sè era ineccepibile dal punto di vista formale. Resta, invece, un problema politico: per me è grave che una persona rinunci alle funzioni assegnate dal mandato elettorale per passare al ruolo operativo di staff. Ma Coviello deve spiegarlo ai propri elettori».

De Luca continua a proporre collaborazione.

«Noi non ci sottraiamo, ma la precondizione per avviare anche  il solo dialogo è l’azzeramento della giunta. Poi, potremo provare capire.

Su quali temi, per esempio?

«In generale sulle necessità di crescita della città. Ho sentito parlare alcuni assessori di agricoltura sociale. Io credo che la rinascita di Potenza debba essere tarata sui servizi avanzati».

Mi pare di capire che qualche idea già ce l’ha nel cassetto.

«Come Pd chiederemo al rettore di riportare in centro l’alta formazione. Finalizziamo i fondi europei all’economia della conoscenza, facciamone una scommessa». 

s.lorusso@luedi.it

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