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Renzi si accanisce: «Non mi fermano»
Che cosa accade allo Sblocca Italia?

Basilicata

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POTENZA - A questo punto tutti gli interrogativi restano ancora in piedi: riuscirà la Basilicata a “strappare” al Governo almeno qualche beneficio dall’ultimo decreto varato dal Consiglio dei Ministri? O lo “Sblocca energia” si confermerà, così come era sembrato dal primo momento, un pessimo provvedimento rispetto a quelle che erano state le richieste dei lucani sui tavoli nazionali?
Il governatore Pittella nel corso del dibattito della prima serata della festa della Cgil, venerdì sera, ha confermato dal palco del Don Bosco di nutrire buone speranze sulle trattative romane degli ultimi giorni con le quali si è cercato di apportare modifiche al testo deliberato la settimana scorsa dal Consiglio dei Ministri.
Ma ieri il premier Renzi è tornato a parlare della questione energetica con i soliti modi arroganti che sembrano lasciare molto poco spazio alla concertazione e alle legittime richieste del popolo lucano: «Lo Sblocca Italia non serve a mettere nuovi soldi ma a dire che i soldi che già ci sono li dobbiamo spendere. Siamo in una forte crisi energetica e non estraiamo il petrolio che c’è in Basilicata e Sicilia.
Io la norma - ha sottolineato il Presidente del Consiglio - per tirar su il petrolio la faccio, anzi l’ho fatta.
Allora, potrò perdere qualche voto - aggiunge, riferendosi all’opposizione dei comitati ambientalisti - ma lo tireremo fuori». E Amen.
Da Gussago in provincia di Brescia, dove il primo ministro si è recato ieri, preferendo essere presente all’inaugurazione della nuova rubinetteria del gruppo Bonomi piuttosto che sedere al salotto buono del Forum su Ambrosetti di Cernobbio, Renzi tira dritto come un treno: nessun passo indietro sulle riforme. Anzi.
Comprese quelle in materia energetica che mai come in questi giorni tanto preoccupano la Basilicata.
E le dichiarazioni del Presidente del Consiglio non sono sfuggite ai dirigenti di Fratelli d’Italia. Gianni Rosa e Donato Ramunno parlano di una vera e propria «dichiarazioni di guerra contro un popolo e una regione che già contribuiscono in modo sostanzioso al portafoglio e energetico nazionale».
Ramunno attacca. Non solo il Presidente del Consiglio.
Ma anche gli autorevoli esponenti lucani del Pd a Roma. Accusa di «irrilevante spessore e presenza politica» Speranza, De Filippo, Bubbico e tutti i parlamentari democratici.
Per il dirigenti di Fratelli d’Italia l’atteggiamento Renzi «non rispetta la dignità dei lucani». Lo definisce «una forma di prevaricazione, di arroganza, di sopruso, nell'assordante silenzio di tutti i partiti di centrosinistra, dei sindacati e delle associazioni ambientaliste “di regime”». Ma spiega anche la posizione del partito: non un "no" incondizionato al petrolio. Ma con «precise e forti condizioni da rispettare».
Ramunno conclude: «A differenza di quanto sostiene Renzi, i lucani esistono. E, come tutte le persone miti per indole, sono in grado di essere assai pazienti.
Ma anche per loro la pazienza ha un limite, che per quanto mi riguarda è già stato abbondantemente superato». Anche il consigliere regionale di Centro Democratico, Nicola Benedetto, non se la tiene: «L’accanimento del Premier Renzi nei confronti della Basilicata sulla questione petrolio non solo è incomprensibile ed ingiustificato ma rischia di compromettere ogni tentativo di mediazione e di confronto che pure esponenti lucani di Governo, parlamentari e Governatore continuano a volere e ricercare».
La nuova uscita del presidente del Consiglio non dice molto in più rispetto a una volontà politica già dichiarata e rispetto alla quale non sembrano ci siano possibili strumenti di opposizione: il destino di questa terrà passerà inevitabilmente dall’incremento di produzione di petrolio.
Nelle parole di Renzi, però, non c’è alcuna traccia di quei quei riconoscimenti che la Basilicata sta chiedendo in queste ore. Cosa in pratica significhi questo lo si capirà meglio nei prossimi giorni quando il decreto sarà finalmente ufficiale.
m.labanca@luedi.it

 

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