Salta al contenuto principale

Centralismo sì
Ma dipende come

Basilicata

Tempo di lettura: 
2 minuti 52 secondi

POTENZA - Certo che dal petrolio può nascere lavoro. E non è detto che il centralismo sia una cosa brutta in materia di energia, anzi. Il punto è sempre il «come».

Sussanna Camusso, ieri, a Potenza, per parlare di lavoro e sviluppo, e chiudere la festa della Cgil. Lo fa nel giorno in cui Sergio Marchionne da Cernobbio rilancia i toni dello scontro con «le minoranze» del fronte sindacale. Lo fa mentre il dibattito lucano si concentra (e si incattivisce) sulla corsa allo sfruttamento dell’oro nero anticipata in alcuni annunci sui contenuti dello Sblocca Italia.

Al segretario della Cgil spetta dire qualcosa rispetto al nuovo «centralismo» che mette Renzi nelle condizioni di spiegare quanto la protesta locale inciderà sulla priorità nazionale: nulla. La Basilicata, di giacimenti - suo malgrado o meno, questo cambia a seconda del punto di vista - è piena. E una priorità nazionale è l’autosufficienza energetica, tenderci almeno.

«È che viviamo una grande contraddizione. Abbiamo bisogno di una politica energetica nazionale: gli effetti di una politica diversificata, del resto,  si sono visti. Basta ripensare alla relazione tra costo dell’energia  e politica industriale per sapere che non ha funzionato».

Fatta la premessa, «decidere che il Paese ha bisogno di utilizzare di più la risorsa petrolio non vuol dire schivare un ragionamento serio sulle  compensazioni, su come si utilizzano quelle risorse, su quale rapporto instaurare col territorio, su quanta trasformazione vada fatta nel nostro Paese».

Uno dei temi, aggiunge Camusso, è proprio la territorialità della ricaduta. «Da un lato si dice che bisogna aumentare lo sfruttamento dei giacimenti e dall’altro l’Eni sta facendo non trasformazione in Italia. Invece di spot, abbiamo bisogno di una politica industriale seria».

Solo così dal petrolio si può costruire lavoro. «Un anno fa - aggiunge il segretario Cgil -  Basilicata ha cominciato una politica di ampliamento dello sfruttamento e nel frattempo ha lavorato sulle clausole sociali, sulla stabilizzazione del lavoro. L’investimento deve essere investimento sul territorio, che determini anche una politica sociale».

E poi il lavoro in generale, non solo in terra di trivelle. Un tema su cui - spiega Camusso - la discussione è concentrata sul versante sbagliato. «Sulle regole del mercato del lavoro invece che sulla creazione dei posti di lavoro. Bisognerebbe cambiare registro». Meglio scegliere «i punti di investimento e le modalità con cui distribuire quello che c’è. Possibilità ce ne sono molte, a partire dal ruolo che devono aver le aziende partecipate dal pubblico».

L’energia torna ancora in primo piano, perché l’esempio esplicativo riporta all’Eni. «Il piano dell’azienda è di ridimensionamento della chimica». Ma vale anche per gli ammortizzatori sociali, su cui dovremmo costruire politiche di incentivo, «non cambiarne le regole e spingere le aziende in difficoltà alla chiusura, invece che alla riconversione».

Prima di incrociare domande e saluti della piazza potentina, tra istituzioni, iscritti, curiosi e dirigenti, una battuta per replicare all’amministartore delegato del Lingotto. In casa Fiat «Marchionne continua a chiedere la certezze delle regole. Certo che siamo d’accordo, ma potrebbe cominciare dall’applicare il testo unico sulla rappresentanza». A proposito di regole.

s.lorusso@luedi.it

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?