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A chi interessa il petrolio?

Basilicata

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Volete sapere quanto interessa il tema petrolio ai lucani? Basterebbe comparare i dati analitici dei contatti digitali che i giornali hanno sull'argomento con quelli su temi di altro genere. Parlo di interesse ad essere informati. E di interesse al corredo documentale che accompagna la notizia. Per esempio la norma pubblicata ieri da Quotidiano del decreto Sblocca Italia così come modificata (ad oggi) che è il primo atto, in questi giorni di commentite acuta, su cui discutere seriamente.

E' solo una conferma, non è una novità. L'attenzione all'ambiente come interesse diffuso precipita nella consapevolezza civica, o viene approssimato in un miscuglio di luoghi comuni che trovano sfogo altrove o riemerge quando si trasforma nella sensazione di una minaccia sotto casa.

E allora perchè da giorni in Basilicata non si parla d'altro? Qual è il vero cuore del problema? A drenare attenzione è “lo scippo” di Renzi e l'armatura giusta indossata dalla politica lucana per contrastare la sinistra Dash che disdegna i salotti buoni dell'economia ma, evidentemente, agisce e decide per obiettivi strategici nazionali inderogabili che interessano anche lobby ben precise. E l'interesse nazionale va avocato alle cure dello Stato (ma già dai tempi dell'agenda Monti, abbiamo dimenticato il piano energetico di Passera?), diventa oggetto di nuovo centralismo. Dunque la prepotenza di una decisione ferisce al pari della decisione stessa. E' ben sintomatico che l'atteggiamento di sfiducia che si ha nei confronti della classe dirigente (oggi è Pittella, ieri De Filippo, domani sarà la stessa cosa per il prossimo) non si accompagna al consenso verso quella che dovrebbe essere vista come una giusta spoliazione. Cioè io cittadino ti considero non all'altezza della tua funzione, contesto la tua politica, non ho fiducia in te e di conseguenza dovrei essere contento della giusta punizione che arriva dall'alto. La sfiducia è una corda tesa che va dai municipi a palazzo Chigi e si scioglie nell'incomprensione oltre regione (solo tre giorni fa uno dei più autorevoli giornalisti italiani, Antonio Polito, sarcasticamente commentava che l'Italia deve essere un paese ben ricco se rifiuta di estrarre petrolio e gas).

Il no è un no a prescindere, e forse neppure dettato da una leale sensazione di essere finiti dalla padella nella brace (lo dimostra la premessa che ho fatto in partenza, e cioè l'assoluto disinteresse a essere seriamente informati). Dettato piuttosto dal desiderio di rottura su un argomento individuato come terreno di scontro sociale, per le aspettative che esso ha generato, per l'immaterialità dei vantaggi che esso ha portato, per la delusione di non essere diventati tanti sceicchi a casa propria. La rabbia diventa spettro di morte. Sicchè l'orizzonte della coscienza civica si ferma al piacere di assistere alla prova muscolare, a parte le competenze di economia pubblica che mostrano di possedere in tanti.

A leggere il testo modificato dell'articolo 37 dello Sblocca Italia non c' è da dividersi su chi vince e chi perde. Cosimo Latronico commenta che nessun vantaggio porta alla Basilicata. Il senatore Margiotta inserisce il petrolio tra gli argomenti su cui la nuova segreteria Pd dimostra debolezza. Nel decreto ci sono molti paletti, a meno di modifiche ulteriori di queste ore. Dopo la firma del Capo dello Stato si potrà definitivamente fare una valutazione. La cosa più insoddisfacente è il complicato iter burocratico che sarà necessario di anno in anno per la “liberazione” delle royalty. E alcuni incisi tra virgole che possono diventare freni sostanziali. Ve lo spiega bene Salvatore Santoro all'interno. Discutibile anche la previsione dell'unica destinazione prevista, la spesa in conto capitale. Saranno contenti quelli che predicavano che la Basilicata ha bisogno di investimenti. Ma la complicazione procedurale ideata dall'uomo in camicia bianca che twitta tanto ma non con tutti e non su tutto è una minaccia. Neppure addolcita da un invito alla serenità.

 

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