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Berlinguer: «Non solo proventi
Lo Stato si faccia carico degli oneri»

Basilicata

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POTENZA - «Lo Stato in Basilicata, non solo per guadagnare i proventi del petrolio, ma anche per farsi carico degli oneri che le attività estrattive comportano. In termini di tutela ambientale e anche di garanzie per la qualità della vita dei lucani, impegnati in un rapporto di difficile convivenza». Lo dice con vigore  l’assessore Berlinguer che non ne fa solo una questione di slogan. Nelle ultime  settimane impegnato in un continuo andirivieni Val d’Agri e Roma, si fa forte di questo principio che sta cercando di affermare negli uffici ministeriali. Non solo al tavolo aperto dopo il continuo ripetersi delle anomalie al Centro Oli, che proprio ieri si è tradotto nell’importante impegno di venerdì prossimo, quando i tecnici e degli ispettori del Mise saranno a Viggiano,  per un sopralluogo all’impianto Eni. Ma anche su quello  “parallelo” sul quale Berlinguer ha presentato la sua proposta in termini di nuovi vantaggi economici per i lucani. Non è ancora ufficiale, ma è stata già soprannominata una sorta di  “terza via”. Anche se è lui stesso a chiarire: «Non si tratta di una proposta sostitutiva rispetto a quelle che il Governo regionale sta discutendo a Roma. Ma di qualcosa di aggiuntivo che, a mio avviso, pur avendo delle basi più che fondate, è necessario rivendicare con forza davanti uno Stato altrimenti comodamente seduto sulla questione».  Di cosa si tratta? In pratica la trattativa che l’assessore sta tentando a Roma  è relativa alla riduzione delle accise su tutti i prodotti energetici. Non solo sconto sul prezzo della benzina, ma su tutti i rifornimenti energetici.

«Sarebbe l’unico modo per fare arrivare i vantaggi del petrolio direttamente nelle tasche dei lucani. Bypassando la politica, saltando i troppi i livelli istituzionali e liberandoci dei vincoli del Patto di Stabilità. In fondo è un principio che dovrebbe esser dato per acquisito: perché dovrei pagare le tasse per un bene che produco a casa mia? E’ come pagare le uova al prezzo del negozio quando sono le mie galline a produrle. Dovrebbe essere qualcosa di scontato, eppure ci troviamo ancora una volta davanti a un assurdo paradosso». Per ora l’assessore dice di registrare una buona disponbilità alla collaborazione da parte  dei vertici romani. Poi ribadisce: «Non è una proposta alternativa a quello che c’è già in campo».

 Per ora si attiene agli impegni imminenti. A partire dall’importante appuntamento di venerdì mattina, annunciato come “un evento” nella storia dei rapporti tra Regione Basilicata ed Eni. Gli ispettori e i dirigenti del ministero, l'Unmig, il prefetto di Potenza e l'Arpab, oltre al direttore generale del Mise, Franco Terlizzese, farranno un sopralluogo all’interno del Centro Oli dove, lunedì scorso, si è verificata l’ennesima fiammata: la terza in sole due settimane. «La misura è colma», tuona lui. «La conclusione a cui sono arrivato - spiega Berlinguer -  dopo la visita all’impianto della scorsa settimana e anche sulla base di quanto è stato prodotto dalla compagnia petrolifera è che l’impianto abbia bisogno di un ammodernamento». Per quanto si tratta di eventi che si sono sempre manifestati, negli ultimi mesi le anomalie al Centro Oli   si sono replicate con una certa frequenza. «Il fatto è che - spiega l’assessore che come primo atto, al suo arrivo, aveva fatto una diffida a Eni - le cause degli incidenti sono diverse, non ascrivibili a un unico fattore». Berlinguer esclude che si possa trattare di problematiche legate all’ampliamento e alla realizzazione della quinta linea. «Credo invece che tutto dipenda da un impianto evidentemente obsoleto che va ammodernato». «Dai dati che sono finora in nostro possesso - spiega ancora - queste anomali non hanno troppe conseguenze in termini ambientali. Così come le procedure di emergenza che si sono sempre attivate funzionano bene». Ma questo - aggiunge l’assessore non può bastare. «Siamo lontani dal quadro rassicurante che i vertici della società ci hanno finora prospettato. Evidentemente qualcosa non va e noi non possiamo rimanere inerti. Perché  alla sicurezza oggettiva, ai cittadini della Val d’Agri bisogna garantire anche una sicurezza percepita. Una qualità della vita che in nessun caso può essere messa in discussione. Chi abita lì deve sentirsi sicuro. Ed Eni dovrà adeguarsi a queste nostre richieste». Insomma, l’impianto dovrà essere adeguato. Solo che per farlo c’è bisogno di molti soldi. Ed è qui che ritorna il principio che Berlinguer non si stanca di ribadire: «Lo Stato non può lasciarci soli. Ottiene i maggiori proventi che derivano dalle attavità estrattive. Ed è quindi giusto che si faccia carico anche dei relativi oneri».

Dalle interlocuzioni tenute fino a oggi a Roma - l’ultima quella che Berlinguer ha tenuto con il ministro dell’Ambiente, Luca Galletti , la scorsa settimana - «sembrano intravedersi spiragli positivi». Il sopralluogo di venerdì è finalizzato proprio a questo. “Certificare” i punti di debolezza dell’impianto per progettare eventuali interventi di ammodernamento. «Non sarà una visita pastorale - chiude lui - Una missione con un obiettivo ben preciso che produrrà i suoi risultati ».

m.labanca@luedi.it

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