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L’anatra zoppa arriva sui tributi
Uno del Pd “costretto” a votare a favore

Basilicata

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POTENZA - Probabilmente nessuno, in aula, si aspettava arrivasse così presto il momento di fare i conti e di dover trovare una soluzione quanto meno irrituale. La seduta di ieri è stata la prima dell’era De Luca in cui l’instabilità politica del consiglio comunale è passata da refrain dell’immaginario collettivo a urgenza da superare.

Sul tavolo c’erano temi di finanza locale. È toccato a Vincenzo Telesca, consigliere del gruppo Pd e presidente della terza commissione (Urbanistica), “prestare” il proprio voto all’amministrazione di centrodestra, per fare passare la delibera sulle aliquote di Imu e Tasi.

«Un voto tecnico, di responsabilità», hanno spiegato un po’ tutti all’uscita dall’aula. Se il provvedimento non fosse stato approvato, ai cittadini sarebbero toccate aliquote alte e zero detrazioni. Facce incredule, un po’ perplesse, per un finale di giornata che ha aggiunto nuovi spunti di ragionamento alla trattativa sulle larghe intese. «Senza maggioranza non si può governare», ha detto De Luca venerdì scorso, spiegando la lezione dei primi due mesi di legislatura. Ieri ce ne è stata una prima prova.

Con il sindaco fuori città, in aula il governo poteva contare sui soli quattro voti dei consiglieri della coalizione di De Luca. Il no sarebbe invece  arrivato dalla coalizione guidata da Michele Cannizzaro (tre consiglieri) e dal M5S (un consigliere). Il centrosinistra, maggioranza in aula, aveva previsto di astenersi. Sarebbe finita quattro a quattro, praticamente una bocciatura. Il Pd ha fatto da «stampella tecnica» con un proprio consigliere.

Il voto favorevole di Telesca è di mera utilità, ma innesca ragionamenti politici complicati. La responsabilità del «sì» da stampella è stata affidata al Pd, con il rischio di farne un caso politico. Se a “immolarsi” fosse stato il capogruppo, il voto avrebbe avuto il sapore di un’adesione di partito, fanno notare. Oppure, rispondono altri, avrebbe avuto il peso di una scelta di responsabilità. Tra le forze moderate della coalizione non c’è stata disponibilità a fornire sostegno. Non ha prestato il proprio voto neanche Felice Scarano (Potenza Condivisa) che è presidente della commissione Bilancio: il ruolo di garanzia sarebbe stato oggetto di equivoci e strumentalizzazioni. Ancora, la disponibilità non è arrivata dal gruppo Socialisti e Democratici che aveva già garantito il voto favorevole a un altro atto in discussione, il regolamento sull’imposta unica comunale: meglio evitare nuove polemiche sulla vicinanza tra il gruppo legato al consigliere regionale Polese e gli indirizzi dell’era De Luca.

Garbugli da anatra zoppa. Questo scenario è destinato a replicarsi. Ma quanto può durare? De Luca è stato chiaro: non vuole «tirare a campare». Di più, il prossimo appuntamento importante è quello con il bilancio di previsione: non basterà la disponibilità tecnica di un consigliere a far quadrare i numeri dell’area. Serve una maggioranza diversa, imponente, pena il commissariamento dell’ente. Servono le larghe intese.

Un’altra prova è arrivata sempre ieri dal dibattito sui tributi comunali. L’assessore Martoccia ha mostrato una grande apertura rispetto alle proposte che sono arrivate da diversi gruppi consiliari. Molti emendamenti hanno ottenuti parere tecnico favorevole, ma non quello economico. «Ottimi i suggerimenti, ma mancano le coperture». Almeno al momento. Martoccia si è impegnata a ridiscutere le proposte di qui a pochi mesi, in vista del bilancio di previsione 2015, «sperando quello sì diventi uno strumento di programmazione, non un conto numerico vincolato». Di contro, ad eccezione del M5S, l’intero consiglio ha ritirato gli emendamenti. Un po’ atto di fede, un po’ buona volontà.

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