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Royalty fuori dal patto si stabilità
Renzi passa al contrattacco

Basilicata

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POTENZA - Il Presidente Napolitano continua a non firmare il decreto “Sblocca Italia” (e questo non necessariamente è  un male) ma il Consiglio dei ministri ieri pomeriggio ha impugnato la legge regionale per l’esclusione delle royalties dal Patto di Stabilità.

Una tegola per la Regione e per il suo presidente Marcello Pittella. Soprattutto perchè l’impugnativa del governo nazionale arriva nei giorni in cui tutta l’attenzione mediatica è rivolta proprio su quanto la Basilicata otterrà dalle trattative con Renzi in termini di vantaggi economici per il petrolio lucano.

E il fatto che il governo dimostra di non avere una corsia preferenziale per la questione energetica lucana non è un buon segnale.

Si dirà che in effetti quella legge regionale era una provocazione istituzionale per puntare i riflettori sulla volontà della Regione di ottenere di più dalle estrazioni. Ed è vero.

Come è altrettanto vero che il no del Consiglio dei ministri alla legge libera royalties approvata dalla Regione lo scorso 27 giugno a maggioranza era prevedibile. Ma lo stesso è una tegola.

La cosa strana per la verità è il silenzio della politica lucana. Frastornata? Distratta? E difficile da dire visto che i telefoni hanno squillato a vuoto. L’unico che è intervenuto sulla vicenda è stato il deputato lucano di Forza Italia, Cosimo Latronico: «Come era prevedibile il Cdm ha impugnato presso la Corte costituzionale la legge della Basilicata che  intendeva escludere dal patto di stabilità le risorse finanziarie rivenienti dalle royalties petrolifere. Continua la conflittualità tra governo nazionale e regionale quando invece andrebbe costruita una intesa istituzionale di alto profilo per realizzare quanto nella legislazione c'è già che riguarda l'attuazione dell'art. 16 del disegno di legge delle liberalizzazioni e del memorandum. Una quota delle risorse fiscali rivenienti dal petrolio estratto in Basilicata deve essere destinato ad un fondo permanente per lo sviluppo delle infrastrutture e delle attività produttive, questo e' quanto prevede l'art.16 del dl liberalizzazioni che ora va attuato». «Fuori da questo contesto  - conclude Latronico - si mettono in moto iniziative improduttive che finiscono per indebolire la Basilicata ed i suoi obiettivi di sviluppo».

Nei dettagli il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge della Basilicata su “Misure urgenti concernenti il patto di stabilità interno”, in quanto conterrebbe disposizioni in contrasto con gli articoli 117, comma 3, e 119 della Costituzione in materia di coordinamento della finanza pubblica. Ovviamente rimane la porta aperta per tutto quello che riguarda il decreto “Sblocca Italia” nel quale c’è di certo una norma sulla materia energetica che parla delle royalties del petrolio della Basilicata da escludere (almeno in parte) dai vincoli imposti dall’Europa in termini di austerità. Ma quanto e quando la Basilicata otterrà questi benefici (e  solo con più greggio estratto rispetto al 2013) non è ancora chiaro. Perchè la prima bozza del decreto è datata 27 agosto. Poi ci sono state modifiche. Importanti visto che il numero degli articoli da oltre 70 (rispetto a bozze successive) è passato a 40 circa.

E il fatto che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano continui a non firmare il decreto è segnale di grande incertezza se non confusione. Perchè è nella natura stessa di un decreto l’urgenza e la celerità. Altrimenti tanto valeva immaginare un disegno di legge da far approvare in Parlamento. Ovvio che lo slittamento della firma del Capo dello Stato non è legato solo alle vicende dell’energia lucana. Ci sono in ballo evidentemente altri nodi spinosi di cui Renzi e il suo governo non vengono a capo. Insomma qualcosa non torna.

E così secondo le ultime indiscrezioni Napolitano non dovrebbe firmare prima di domani. Ma c’è chi assicura che tutto slitterà alla prossima settimana. Richiesti ormai  nervi d’acciaio.

s.santoro@luedi.it

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