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Ipotesi di delocalizzare il Centro Oli
Eni pensa all’acquisto dei terreni

Basilicata

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VIGGIANO - Alcune soluzioni per risolvere i problemi tecnici che hanno determinato l’innalzamento della fiamma del Centro Oli sono state già individuate. Altre verranno valutate nel corso di nuove ispezioni da realizzare anche attraverso un più stretto raccordo tra gli enti interessati, in modo da adottare gli interventi che saranno ritenuti necessari. E’ questo quanto emerso dal sopralluogo di ieri mattina all’impianto Eni di Viggiano a cui è seguita la riunione operativa tra Arpap, Regione, Ministero e Unmig. Ora sono allo studio protocolli operativi tra gli enti preposti, ma anche ulteriori azioni che discenderanno dai rilievi effettuati. Eni ha fatto sapere che - pur ribadendo la «non pericolosità» degli eventi di  innalzamento della fiamma (che non avrebbero comunque conseguenze sull’ambiente) - si è messa a disposizione con una proposta da applicare subito, in modo da ridurre la possibilità che si verifichi questo tipo di anomalia. Si tratta dell’attivazione del terzo turbogeneratore, già presente nell’impianto, «mantenendo la fornitura dell’energia elettrica sulla rete nazionale come back up».

Parla di «incontro proficuo», l’assessore Berlinguer che ieri ha rappresentato la Regione insieme al presidente Marcello Pittella.  «Importante - ha aggiunto Berlinguer - sarà anche garantire alle popolazioni locali la presenza e l'attenzione delle istituzioni regionali e nazionali coordinate tra loro». Ad attendere la delegazione, ieri mattina, hanno un gruppo di cittadini, per lo più residenti dell’area circostante che hanno avuto modo di interloquire direttamente con il presidente della Regione. A loro il governatore Pittella ha parlato delle strade possibili da percorrere: rafforzamento del grado di sicurezza e controllo per la salute dei cittadini. Ma anche un «programma di delocalizzazione»,  per le famiglie che abitano nei pressi dell’impianto Eni.  Si tratta di una proposta già avanzata tempo fa da alcuni residenti, ma soprattutto di un piano già valutato in passato ma poi arenatosi nel corso di alcune trattative. «Se questa ipotesi può essere condivisa anche da voi – ha detto Pittella ai cittadini -  riprendiamo questo  vecchio argomento. Attraverso il ricorso a procedure pubbliche, aperte e trasparenti che devono coinvolgere le amministrazioni locali interessate». E da Eni, rappresentata dal direttore del distretto Meridionale, Ruggero Gheller è già giunta la disponbilità a valutare l'acquisto dei terreni e degli immobili delle aree circostanti l’impianto, anche al fine di creare una zona  “cuscinetto” più vasta intorno all’impianto. Per quanto riguarda le quantità estratte, il governatore ha aggiunto: «Gli accordi del 1998 prevedono una produzione a regime di 104 barile. Poi  ci sono i 50 mila barili di Tempa Rossa. Sono in discussione - tra  Regione,  compagnia e Governo nazionale - altri 26 mila barili. Se noi abbiamo  garanzie di sicurezza, sia in termini di ambiente che di salute, e non ci sono sconvolgimenti, siamo su questa posizione. Fermo restando il tavolo di trattativa  con i Comuni, con la società e con il governo nazionale. La discussione è in corso proprio in queste ore». «Io penso - ha continuato Pittella -  che la Val d’Agri e tutta la Basilicata abbiano dato tanto al Paese. Il petrolio non è della Regione Basilicata ma è dell’Italia. Come è giusto che sia: una risorsa energetica del Paese che va sfruttata. Certo questo non può avvenire senza che vi siano intese atte a tutelare il territorio, che indichino quanto può essere o non può essere sfruttato. Con precise ricadute occupazionali e imprenditoriali. Se non c’è questo, troveranno la nostra opposizione». Al sopralluogo  hanno preso parte anche il vice sindaco di Viggiano, Michele Montone e il sindaco di Grumento Nova, Antonio Imperatrice.

 

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