Salta al contenuto principale

Nel Pd esplode il conflitto
Ma nel frattempo il partito latita

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 51 secondi

 

 

POTENZA - E’ ormai finalmente ufficiale il testo del decreto che, nel bene o nel male, apre la fase due del petrolio in Basilicata. Ma all’indomani della conferenza stampa in cui il governatore Pittella ne ha ampiamente illustrato i contenuti, a tenere banco è la solita faida politica. Non solo la più comprensibile contrapposizione tra maggioranza e opposizione. Ma soprattutto interna allo stesso Partito democratico. Il petrolio torna a dividere e alimentare nuovi fuochi? Magari fosse così. Perché a leggere bene gli elementi di questi ultimi scambi al vetriolo tra i massimi esponenti del Pd lucano, si scopre che di nuovo non c’è proprio nulla. Che a spiegare l’ennesimo botta a risposta tra “pezzi” rilevanti di partito ci sono le solite divisioni per bande. Questioni che sembrano avere meno poco a che fare con opportunità di sviluppo, tutela dell’ambiente e benefici per i lucani. Più che altro pretesti su cui innescare la nuova miccia. In cui sicuramente anche la sensibilità politica di provenienza fa la sua parte.
Il presidente Pittella approfitta della conferenza di venerdì per togliersi il sassolino della scarpa. Ringraziamento a tutti i parlamentari del Pd (addirittura esteso la senatore di Ncd, Guido Viceconte) ma non al viceministro Bubbico e al deputato Folino. Con il primo il contrasto maggiore era emerso sul palco della Cgil, nella recente festa del sindacato. Con il secondo, invece, nemmeno a dirlo, i dissapori arrivano da ancora più lontano (a repertorio anche l’aggressione quasi fisica evitata per poco al congresso del partito regionale). Come ultimo atto, il deputato, ancora prima che il decreto fosse reso noto, aveva messo nero su bianco i motivi della sua bocciatura allo Sblocca Italia, e quindi, implicitamente, alla linea del governatore Pittella. Con quel mancato ringraziamento il presidente della Regione accusa indirettamente Bubbico e Folino di aver remato in altra direzione. E il deputato che generalmente non è uomo che le manda a dire, non se l’è tenuta. Neanche questa volta. E a tweet risponde con tweet. A veleno con veleno: “Per quanto mi riguarda non ho fatto nulla, nè patti sotterranei, nè partecipo a mistificazioni, i lucani sapranno chi ringraziare”. Accuse molto gravi rivolte al governatore che, a questo punto, avrebbe anteposto interessi privati agli interessi dei lucani, con una campagna di comunicazione più che altra atta a gettare fumo negli occhi. Del resto a giudicare insoddisfacenti i contenuti dello Sblocca Italia c’è tutto un pezzo di partito. Il presidente Lacorazza non si esprime. Ma su twitter, al consigliere Polese che canta vittoria (“mai un risultato così in 20 anni”) risponde il lacorazziano Giovanni Casaletto con un “in effetti ci mancava solo il certificato di morte” che ottiene molti consensi in rete, tra cui anche quello dello stesso Folino e dell’ex sindaco di Lavello, Antonietta Botta. Si è schierato, invece, fin da subito, al fianco del presidente, il senatore Margiotta.
Insomma, lo schema delle divisioni interne sembra rimasto fermo a un anno fa. Ma rispetto a questione così delicate come petrolio e politiche di sviluppo per la regione da qui ai prossimi anni ci sarebbe aspettati una diversa capacità, se non proprio di fare sintesi, almeno di evitare i soliti i toni che da troppo tempo mortificano il partito.
La verità è che il Pd neanche non c’ha provato. Completamente latitante su tutta la linea. Arriva in ritardo la convocazione da parte del neo segretario Luongo dell’incontro tra consiglieri regionali, parlamentari e governatore per la giornata di domani. Ci si aspettava che fosse questo il luogo in cui far esplodere e affrontare lo scontro. Ma nemmeno questa volta sarà la volta buona. I parlamentari, infatti, non saranno presenti alla riunione, impegnati a Roma per la seduta delle Camere riunite per il voto su Consulta e Csm. Pare che Lungo sia intenzionato a tenere lo stesso la riunione. Che però a questo punto si svuota di significato, date le autorevoli assenze. Nel frattempo il grosso del gioco sembra già fatto. Dell’iter del decreto rimane solo la fase della conversione in legge. Mentre oggetto di valutazione comune potrebbe essere il ricorso alla Corte Costituzionale confermato venerdì dal presidente Pittella per la parte dello “Sblocca Italia” che anticipa i contenuti della riforma al Titolo V in tema di competenze autorizzative. Nel frattempo lo scontro interno ha raggiunto toni esasperati. E il silenzio del segretario regionale fa troppo rumore.

 

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?