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Ora Benedetto punta a Matera
E Tabacci fa da garante

Basilicata

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MATERA - Più che una festa è stato il rilancio del Centro democratico lucano a segnare la tre giorni materana che si è conclusa ieri. Lo ha detto, chiudendo i lavori in piazza San Giovanni, il presidente nazionale Bruno Tabacci.  Per  72 ore  il partito ha fatto i conti al proprio interno e nei rapporti di equilibrio con gli altri, in particolare con il Partito democratico, presente a tutti i livelli e al quale proprio Tabacci non le ha mandate a dire.

Ma il coup de theatre della convention l'ha riservato Nicola Benedetto capogruppo alla Regione: «Matera avrà bisogno di una amministrazione di spessore e il Centro democratico si propone ad amministrarla per i prossimi cinque anni».

Scende così ufficialmente in campo nelle amministrative del 2015 e lo fa con l'imprimatur del presidente nazionale,  il candidato che si prefigge di gestire l'eredità, qualora si dovesse avverare, di una città che diventerà capitale europea della cultura fra cinque anni. L'imprenditore, già capogruppo regionale e proprietario di un luxury hotel nel cuore del centro storico, a pochi passi dalla Cattedrale di Matera, vuol dunque coronare il suo sogno  e guardare la città non solo dal suo hotel a cinque stelle, ma anche dal sesto piano di via Moro. La dichiarazione sembra giungere al momento adatto quando, cioè, il  Centro democratico mette sul tavolo tutte le proprie carte in una partita nella quale dice chiaramente di volersi giocare tutto, ad armi pari con il Partito democratico. 

L'annuncio giunge al termine di una mattinata di ulteriori dibattiti  che  negli ultimi tre giorni hanno animato il palco di piazza san Giovanni su temi come il Mezzogiorno, il lavoro, il ruolo del centrosinistra ai tempi di Renzi e naturalmente l'Europa e i venti di guerra.

Confronti serrati che hanno dato la misura di un partito che oggi vuol rappresentare una identità ben precisa, lontana da ammiccamenti di comodo: «Non vogliamo  – ha aggiunto il segretario regionale Luigi Scaglione –  rivendicare postazioni solo per il gusto di dire che ci siamo. Vogliamo affermare la nostra diversità politica e di attenzione differente, stando  nella coalizione di centrosinistra; il nostro obiettivo è condividere, unire un territorio che sa vivere le difficoltà e immaginare il proprio riscatto».

Bruno Tabacci chiude ufficialmente i lavori della Festa del Centro democratico con un intervento che dura 40 minuti. Passa al setaccio gli elementi utili  dei prossimi mesi,  le scelte che indicheranno  chiaramente il ruolo del partito nella coalizione di centrosinistra. «Non saremo una corrente aggiunta del Pd – dice, tanto per essere chiari – non abbiamo bisogno di far parte della lista del presidente, vogliamo una coalizione politica.

Questa a Matera l'abbiamo chiamata festa – prosegue – ma è stato un vero e proprio incontro politico con risultati che sono andati al di là delle nostre stesse aspettative.

Da questa città è giunto un segnale importante, qui abbiamo svolto una sorta di direttivo nazionale». E poi le note dolenti del Paese: «Siamo di fronte ad una crisi economica di portata gigantesca  e non si può rispondere con vecchi strumenti». Del Governo dice: «E' senza alternativa, ultima carta giocabile  ma non bisognerà ridurre la politica a mero esercizio del potere».

Richiamo a valori, solidarietà, diritti e doveri, bene comune,  rischia per qualche attimo di far cadere il discorso nella retorica politichese, ma Tabacci torna sui propri passi e prosegue: «Il Pd ha fatto la scelta socialista, ma quanto è convinta e quanto strumentale – si chiede bacchettandolo  – Il Partito Popolare a Chianciano annuncia di voler accordarsi con i moderati? Ma si tratta di oltranzisti, di  provocatori, noi invece abbiamo scelto la via liberal-popolare perchè non si può concludere tutto con lo schema bipartitico. Le elezioni – aggiunge - in questo momento sono un errore clamoroso e porterebbero a rieleggere i senatori. Il cantiere delle riforme richiede, invece,  un tempo più lungo».  All'effetto placebo del Governo Renzi, poi, fa riferimento quando dice: «Un Parlamento più docile sarebbe difficile trovarlo, il Governo non incontra grandi ostacoli; l'opposizione di Grillo e della Lega  è debole.  Il Centro democratico – avverte -  sarà in prima fila perchè  si vada  a fondo delle questioni.

La riforma della pubblica amministrazione – ad esempio - non può ridursi ai permessi sindacali ma deve considerare il peso dello Stato e delle autonomie locali sulle spalle dei cittadini». Al rapporto con il Pd affida la chiusura: «Abbiamo dato una relativa forza al nostro  simbolo ancorandolo alla coalizione di centrosinistra, non ci riserviamo di valutare chi è il migliore offerente perchè  abbiamo fatto una scelta di campo ma  non siamo alla destra del Pd – chiarisce – non difendiamo la ditta, ma le idee». 

a.ciervo@luedi.it

 

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