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«Contrari anche a un solo barile in più»
Intervista al senatore lucano del M5S, Vito Petrocelli

Basilicata

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POTENZA - Ci sono gran parte degli attivisti ed eletti del Movimento 5 Stelle di Basilicata al Centro sociale di Rionero in Vulture. Si svolge (domenica scorsa ndr) l’assemblea regionale del movimento per tutta la giornata. Ci sono ovviamente anche il senatore Vito Petrocelli e la deputata Mirella Liuzzi. In perfetto abbigliamento casual. Petrocelli, capogruppo al Senato da luglio dei grillini a Palazzo Madama, è in polo nera. Lascia l’assemblea per qualche minuto e si ferma a parlare con il cronista. Il ragionamento è a 360 gradi. Senza freni. Il discorso parte dai grillini di Basilicata che raccolgono “onori” lontano dalla Basilicata.

Tra parlamentari ed europarlamentari lucani siete in tre. E su questi uno, lei è stato eletto capogruppo al Senato e un altro, l’eurodeputato Pedicini è stato nominato vicepresidente di Commissione. Siete davvero così bravi?

«Non so se siamo così bravi. Di certo siamo persone che dicono quello che faranno e poi lo fanno davvero. Credo sia questa la nostra qualità. Alle parole facciamo seguire i fatti. Manteniamo le promesse».

A proposito. Complimenti per la restituzione di parte delle indennità da parlamentare...

«Non abbiamo fatto nulla di eccezionale. Solo l’impegno che avevamo assunto. Io e la portavoce Mirella Liuzzi abbiamo restituito complessivamente 129 mila euro circa. Ma lo stiamo facendo dall’inizio della legislatura. La notizia ora è stata diffusa anche a livello regionale e mi sta capitando che anche i miei vicini di casa mi fermano per fare i complimenti. Credevo fosse per l’attività politica nel complesso ma poi mi hanno detto che era per i soldi restituiti. Sono rimasto sorpreso perché sono mesi che comunichiamo questo fatto. Li ho sempre restituiti. Ed è una questione di coerenza e serietà. Non è che sono soldi che non mi avrebbero fatto comodo. Avrei potuto pagare parte del mutuo o utilizzarli per altro, come fanno tutti i parlamentari non del M5S. Ma mi sembra la cosa più giusta da fare».

Sarà. Ma sono segnali che evidentemente alla gente comune questi provvedimenti concreti piacciono. Detto questo senatore Petrocelli cosa ne pensa di tutta la querelle sul petrolio?

«Tutto il male possibile».

Cioè?

«Vorrei partire dalla questione di Tecnoparco. Di cui mi sono interessato personalmente  a fine giugno avendo fatto parte della missione parlamentare della Commissione “Industria, commercio, turismo” del Senato che ha visitato appunto Tecnoparco. In quell’occasione devo dire che non mi piacque l’atteggiamento dei media che diedero molto risalto alle parole del presidente della Commissione Massimo Mucchetti del Pd e poco delle mie. Ma in ogni caso mi pare che a tre mesi da quella visita le cose rimangono complesse».

In che senso?

«Secondo me c’è qualcuno che soffia sul fuoco. Le cose devo dire che stavano andando a posto con la disponibilità di Tecnoparco di operare nella direzione giusta per evitare altri problemi alla popolazione per via degli odori. Poi non si sa cosa sia successo ma ad agosto gli odori percepiti dalla popolazione sono ritornati. A questo punto ho la sensazione che ci sia qualcuno che non vuole che la situazione si risolva».

Qualcuno chi?

«C’è chi ipotizza una lotta per il controllo di Tecnoparco, considerata una gallina dalle uova d’oro, dopo la scomparsa del “grande vecchio” Somma. Ma io credo che non sia così. Per me chi soffia sul fuoco è la stessa Eni che non ha più questa grande volontà di portare i rifiuti a Pisticci».

Può essere più chiaro?

«Al momento Eni conferisce i reflui derivanti dalle attività estrattive in quattro siti di smaltimento. Oltre Tecnoparco sono interessate le regioni Calabria, Campania e Abruzzo. Secondo Eni i costi di smaltimento si aggirano intorno agli 80 milioni di euro all’anno e sono costi non ammortizzabili. Se Eni avesse l’autorizzazione a realizzare altri pozzi di reiniezione, avrebbe sì dei costi di realizzazione che rappresentano però investimenti e non perdite nette. Per questo motivo, secondo me, c’è un accordo già raggiunto tra Eni e il governo Renzi per la realizzazione di altri tre pozzi di reiniezione dei fanghi stessi. Aumentare la reiniezione in profondità migliora il rendimento del giacimento petrolifero, ne aumenta la “vita” e porta ad Eni notevoli benefici economici. Altrimenti come è noto i lavori di estrazione avrebbero necessità di operazioni più costose. Insomma Eni lasciando Tecnoparco senza pagare le altissime penali potrebbe solo avere vantaggi».

E Tecnoparco senza le commesse di Eni?

«Durante la mia visita istituzionale io ho chiesto ai Somma quanto incidesse la commessa di Eni sull’intero bilancio di Tecnoparco. Mi è stato risposto che vale il 20 per cento dell’intero fatturato. Il resto del fatturato deriva dalla vendita di servizi all’area industriale, compresa la produzione di energia prodotta nella centrale ad olio di palma. Ma calcolando che l’olio di palma devono comprarlo e poi trasformarlo in energia con altri costi non sono utili netti. Cosa che invece accade con i rifiuti dell’Eni da Viggiano. Considerando che le aree di smaltimento fuori regione non sono a ridosso di una zona residenziale come è per Pisticci Scalo, si potrebbe pensare ad una sospensione del trasporto di reflui in Valbasento, con una sorta di compensazione dalla Regione Basilicata per Tecnoparco magari derivante dall’incentivo all’avvio di nuove linee produttive (chimica verde ad esempio)».

Per quanto invece riguarda il decreto Sblocca Italia, le royalties e le nuove estrazioni previste in Basilicata qual è la posizione del Movimento 5 stelle?

«Siamo contrari ad ogni nuova concessione, ogni nuova attività estrattiva, ogni aumento di barili di petrolio estratti. E secondo me nemmeno le compagnie petrolifere hanno tutta questa voglia di raddoppiare le quantità estratte, visto che la redditività dei giacimenti è calata e il petrolio lucano è sempre di pessima qualità. Il punto però sono le scelte del governo Renzi. Scelte annunciate per primo da Romano Prodi in una recente intervista, nella quale l’ex Presidente del Consiglio suggerisce al governo Renzi la via dell’aumento di estrazioni in Basilicata e Sicilia per incrementare le entrate fiscali e diminuire il deficit di bilancio. E l’aumento dei costi sociali, sanitari e ambientali? Si potrebbe invece cambiare approccio. Se il governo vuol ricavare più introiti dalle estrazioni basterebbe alzare la percentuale delle tasse di concessione governativa che petrolieri pagano. In Italia è di circa 300 euro per ogni chilometro quadrato, mentre per esempio in Norvegia è di 3.850 euro nei primi due anni e arriva a più di 15.000 euro negli anni successivi. Si arriverebbe al miliardo di euro di nuovi introiti ma il problema, per Renzi che non ha le mani libere, è che pagherebbero in più solo i petrolieri e non ci sarebbero costi aggiuntivi per la comunità. Non servono altri pozzi ma serve uniformarsi alla media europea. Ma in Italia le cose funzionano diversamente e hanno sempre la meglio gli interessi delle grandi lobby. E poi basterebbe seguire la linea dell’Europa che chiede meno estrazioni ma più efficienza energetica, più energia prodotta da fonti rinnovabili e maggiore diversificazione delle fonti. Tutto il contrario del progetto di Renzi, che ha già tagliato retroattivamente il sostegno alle rinnovabili e punta solo sul fossile. In questo caso il “Ce lo chiede l’Europa” viene completamente ignorato e per questo incorreremo sicuramente in ulteriori sanzioni». Dall’Unione Europea arrivano chiare indicazioni che l’Italia non ha problemi di fabbisogno energetico, anche dovesse mancare la fonte primaria di approvvigionamento che, in questo momento è la Russia di Putin. La strategia energetica del governo Renzi è allora, puramente speculativa e per questo il M5S la contrasta.

Ma l’M5s che battaglie sta facendo per cambiare le cose?

«Noi siamo la principale forza di opposizione nel Paese. Svolgiamo quindi il ruolo di controllo sull’azione del governo con gli atti di sindacato ispettivo (interrogazioni, ordini del giorno e mozioni) e presentiamo disegni di legge che, normalmente, sono secondari all’attività dell’esecutivo che domina sul Parlamento con la decretazione d’urgenza».

A proposito di questo lei è arrivato alla ribalta dei media nazionali per la vicenda del bavaglio al Senato contro le decisioni di Grasso e del governo...

«Sono azioni estreme che facciamo per necessità. Per attirare l’attenzione sui temi importanti, che altrimenti i media trattano con sufficienza. Gli organi di informazione oscurano puntualmente le nostre proposte e le nostre iniziative. Solo con azioni esemplari riusciamo a farci sentire e a catturare l’attenzione dei media. Lo abbiamo fatto con la “marcia sul Quirinale”, azione sulla quale non tutti erano d’accordo. L’obiettivo è stato quello di realizzare un’azione eclatante, per portare all’attenzione anche tutte le altre cose importanti che proviamo a fare. Sta di fatto che le riforme che sta mettendo in campo Renzi sono negative per il Paese. Oltretutto siccome ha fretta le sta pure accelerando scavalcando il Parlamento».

In che maniera?

«Lo vediamo con lo stesso decreto Sblocca Italia. In pratica a pezzi Renzi sta cambiando il Titolo quinto senza aspettare i tempi canonici del Parlamento. Ci aspettiamo qualche altro pezzo inserito anche nella prossima Legge di stabilità. Ma noi non ci arrendiamo. Continuiamo a dare battaglia su tutti i punti. Con i mezzi che abbiamo a disposizione».

C'è un ma. Rispetto ai sondaggi pubblicati negli scorsi giorni anche Grillo scende. Scendono tutti i leader nazionale. Scende Renzi. Ma scende anche il vostro leader che si attesta per la prima volta da mesi se non anni sotto il 20 per cento. Non è che la gente, con questa crisi globale, inizia a non aver fiducia nemmeno dei grillini?

«Non siamo politici. Paghiamo molto spesso l’inesperienza. Ma di certo non godiamo dell’attenzione della gran parte dei media. Molto spesso non viene data la giusta attenzione a iniziative che pure sono realizzabili e di buon senso. Detto questo il Paese paga un duro prezzo per una crisi che non mostra di bloccarsi. Forse non paga in certi casi nemmeno il fatto che Beppe debba ogni giorno dire qualcosa per attirare attenzione. Ma credo che il nostro modo di fare politica sia l’unico possibile per denunciare una stragrande maggioranza di politici e di politica che non fa il proprio dovere».

Intanto sono stati eletti due consiglieri regionali, Leggieri e Perrino che a volte non vanno nemmeno nella stessa direzione...

«Intanto non è a “volte” ma mi pare sia capitato solo due volte ma quelle due volte è stato ampio risalto dagli organi di comunicazione. Sono stati due episodi e uno su un provvedimento che è stato anche ritirato. Detto questo le ripeto che noi molto spesso paghiamo l’inesperienza. In più per loro è più complicato. Noi al Senato essendo numerosi possiamo discutere delle questioni, c’è una dialettica e uno scambio di opinioni ed esperienze molto maggiore, prima di arrivare a un punto comune. In due è più complicato perchè è fisiologico che si possono creare incomprensioni e magari posizioni personali. Mi pare che i due portavoce consiglieri comunque stiamo mettendo tutto l’impegno rispettando quello che è il programma. In fondo tra noi e gli altri è questa la grande differenza».

Cioè?

Noi decidiamo un programma e poi lo applichiamo. Gli altri si presentano alle elezioni con un programma tranne poi fare quello che gli pare secondo le convenienze del momento».

Una provocazione. Troppo spesso di dice: i grillini sono bravi a distruggere e fare opposizione perchè non stanno ai governi. Le chiedo: si metta dalla parte della maggioranza regionale. Lei cosa farebbe per cambiare la rotta della Basilicata?

«Immagino tre cose essenzialmente».

Quali?

«Innanzitutto ripartirei con l’affrontare i nodi irrisolti della questione petrolio, che sono quelli della tutela delle acque superficiali e sotterranee, vera risorsa della regione, dell’applicazione integrale degli accordi del ’98, disattesi per anni su monitoraggio delle patologie e analisi delle matrici ambientali. Tutt’altro rispetto al presidente Pittella, che sta nascondendo le vere preoccupazioni dietro alla “battaglia” per l’uscita delle royalties dal patto di stabilità e la bonus card».

Ha parlato di tre cose. La seconda?

«Pur avendo una convinzione ben precisa sulla funzione delle royalties, che considero una tangente legalizzata per ammorbidire molti amministratori locali, io metterei da parte tutte le convinzioni esistenti in campo. E lascerei la parola ai cittadini. Visto che come Movimento 5 Stelle siamo sostenitori dei referendum consultivi senza quorum, darei la parola ai lucani su questi grandi temi: blocco delle estrazioni, percentuale e uso delle royalties, indipendenza energetica con le comunità solari di produzione e consumo di energia da fonti rinnovabili. Un governatore rivoluzionario queste cose dovrebbe farle».

L’ultima?

«Mi fermo con una terza considerazione: priorità turismo per la Basilicata. Lavora nel settore turismo un italiano su dieci; il settore muove il 10 per cento del Pil  nazionale ed è tra i pochissimi ad avere bilancio dei pagamenti positivo. Qui da noi? Poco meno di niente, dai megaprogetti ad alto impatto ambientale come quello della Grancia o il progettato “sbarco dei Greci” sulla diga di Senise, al fallimento cronico dell’Apt».

s.santoro@luedi.it

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