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Uno schiaffo
a Speranza

Basilicata

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FOLINO alza lo scontro e si autosospende dal Pd. Il deputato Vincenzo Folino in una lettera a Renzi ha spiegato che alla Camera lui continuerà a sostenere il governo per i provvedimenti condivisibili e voterà contro quello che  non condivide (in materia di decreto Sblocca Italia). Insomma sale sull’Aventino. Una posizione coraggiosa e netta di cui non si comprendono ancora le ripercussioni. Non tutte almeno. Ma di certo è un colpo forte. Fortissimo in particolare contro una  “sua” stessa creatura politica. Perchè Roberto Speranza è il capogruppo del Pd alla Camera dei deputati. E al netto del prestigio e delle dichiarazioni riprese dai media nazionali, un capogruppo ha un compito preciso: verificare e fare in modo che i deputati del proprio gruppo rimangono compatti sulla linea politica del partito. Ma da domani Speranza potrà fare affidamento sul voto di tutti i deputati democratici tranne che su quello del suo “amico” Folino. Non è un regalo per chi “sgomita” (e non poco) per restare sulla cresta dell’onda nazionale. Qualcuno a Roma, potrebbe iniziare a chiedergli conto di quanto accade nel Pd della sua regione (non fece una bella figura nemmeno quando il Pd ha perso le elezioni nella sua Potenza).

E l’autosospensione arriva proprio in un giorno importante per il capogruppo alla Camera. Prima in mattinata sostenendo al parlamento la linea Renzi sul governo e poi nel pomeriggio incassando la nomina di due della propria corrente (Area Riformista) nella nuova segreteria nazionale scelta da Renzi. Si tratta di  Micaela Campana e Enzo Amendola. Due su quindici che fotografano un forte sintonia tra Renzi e Speranza e che permettono al lucano di essere rappresentato nella segreteria nazionale più di Cuperlo (uno), più dei Giovani Turchi (uno) e poco meno di Franceschini (tre). Ma nemmeno il tempo di esprimere soddisfazione che arriva lo “schiaffo” di Folino. Evidentemente il politico lucano dal carattere difficile ha altre priorità. La difesa della Basilicata sostiene nella lettera a Renzi. Ma facendo uno sforzo di memoria non è la prima volta che accade. Più o meno lo stesso avvenne quando si dimise da assessore regionale senza nemmeno avvertire il segretario regionale del Pd (altra sua creatura) e cioè Piero Lacorazza che subì ripercussioni politiche da quel momento. C’è da aggiungere che l’autospensione non è un inedito in Basilicata per i big del Pd. Nel 2008 fece lo stesso, l’allora presidente della Regione, Vito De Filippo in reazione a un’intervista al Quotidiano del suo predecessore Filippo Bubbico. E così i due nemici - amici hanno pareggiato anche in questo caso.

s.santoro@luedi.it

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