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Sblocca Italia, tutti con la Basilicata
Lacorazza fa squadra con le altre Regioni

Basilicata

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POTENZA - Lacorazza strappa il sì di tutti i presidenti dei consigli regionali d’Italia. Non ci sono quindi, solo le polemiche e le guerre sulle barricate. Le urla e le litigate o gli strappi. Il “no” al decreto Sblocca Italia, in particolare, si sta snodando anche attraverso una strada istituzionale.

Prima c’è stato il gruppo consiliare del Partito democratico che la scorsa settimana ha dato mandato al presidente della giunta regionale Marcello Pittella di far pressione nella Conferenza Stato - Regione (che si svolgerà nella prossima settimana) per apportare modifiche nel decreto “Sblocca Italia” sulle parti che anticipano la riforma del Titono V in tema di materie concorrenti tra Stato Regioni”.

Poi, a quanto pare, un lavoro interno al parlamento che vede impegnato in questi giorni il capogruppo alla Camera dei deputati, Roberto Speranza.

E ieri c’è stata la mossa di Piero Lacorazza che ha convinto tutti i suoi colleghi presidenti a votare all’unanimità il proprio ordine del giorno.

Ordine del giorno che dice, “nella parte concernente la regolamentazione in merito alle attività estrattive di idrocarburi, coinvolgere gli enti sub statali e garantire il pieno rispetto delle relazioni tra Stato e Regioni”.

Ed è stato un lavoro “certosino” da parte di Lacorazza per convincere tutti i presidenti del consiglio a votare uniti. E’ un atto che di fatto anticipa (e forse facilita) quello che dovrà fare Marcello Pittella.

Ad ogni modo Lacorazza ha convinto le altre Regioni a chiedere al governo una revisione «in sede di conversione del decreto Sblocca Italia, la disciplina di semplificazione energetica».

Con il documento la Conferenza dei presidenti quindi, chiede inoltre al Governo e al Parlamento di «riconoscere e valorizzare gli elementi conoscitivi della realtà socio-economica che deriveranno dalle attività di ascolto partecipato dei territori rispetto alle proprie risorse ambientali e produttive, risorse che costituiscono volano di sviluppo” e di “attivare un confronto con le Regioni che si traduca nel rilascio di un’intesa, concorrente nel determinare l’impatto ambientale, economico e sociale per il principio di prossimità del governo del territorio».

Da quanto si è appreso Lacorazza avrebbe spiegato ai suoi colleghi che non ci sono comitatini in Basilicata che non vogliono le estrazioni ma una popolazione consapevole di aver già dato molto in termini di energia al resto del Paese.

E quindi in una nota, Lacorazza ha affermato: «L’Italia  è seduta su un immenso giacimento petrolifero, che da vent’anni viene “coltivato” solo in Basilicata e, marginalmente, in Sicilia. Occorre affermare il principio di prossimità del governo del territorio, attraverso intese con le istituzioni dei territori perché questa attività sia sostenibile sotto il profilo ambientale, sociale e produttivo».

«In materia energetica – Ha aggiunto   - la giurisprudenza costituzionale ha costantemente ribadito che il potere dello Stato, anche quando ricorra la “chiamata in sussidiarietà”, è condizionato dal raggiungimento dell’intesa con le Regioni interessate in quanto atto maggiormente espressivo del principio di leale collaborazione. Con l’ordine del giorno approvato dalla Conferenza intendiamo porre all’attenzione del Parlamento e del Governo questo problema, così sentito nella nostra terra che da molto tempo offre all’Italia il proprio contributo con le risorse petrolifere estratte in Val d’Agri, e merita la piena considerazione delle proprie esigenze da Parte dello Stato».

Insomma qualcosa si muove.

s.santoro@luedi.it

 

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