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Fondi Ue, nessun rischio taglio per la Basilicata
Anche se “declassati” saremo premiati

Basilicata

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DALLE parole del sottosegretario Delrio (intervistato ieri dal Corriere del Mezzogiorno) arriva la conferma: la Basilicata, insieme alla Puglia, manterrà la percentuale di cofinziamento nazionale al 50 per cento sui fondi europei del prossimo settennio. A differenza di quanto accadrà, invece, per altre regioni del Mezzogiorno, come Sicilia, Campania e Calabria. Per effetto di una sorta di “promozione”, in virtù della capacità di spesa dimostrata dalle uniche due regioni che fanno eccezione, se paragonate a un Sud poco virtuoso.

Nonostante il “declassamento” della Basilicata - che dalla fase di facing out, torna in zona convergenza - la regione non subirà nessun taglio. Sempre che lo si voglia considerare tale. Perché - è Delrio a chiarire -  è sbagliato parlare di una riduzione delle risorse.

«Si tratta di soldi - spiega il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, dalle colonne del Corriere - che vengono spostate  dai Fondi strutturali al Piano di azione e coesione. Un contenitore che ha regole meno rigide. Riducendo così il rischio disimpegno per le regioni che fino a ora si sono dimostrate poco virtuose».

Un’operazione già voluta - su sollecitazione della Commissione europea - dall’ex ministro Barca sui a disposizione della vecchia programmazione. E che ha consentito di migliorare le performance di spesa. 

Il sottosegretario rassicura: «Non c’è nessun motivo di temere che le risorse vengano destinate ad altro». Il problema, comunque, non riguarda la Basilicata, che mantiene il cofinanziamento al 50 per cento, avendo fatto meglio delle “colleghe” del Mezzogiorno.

«Non ci sono buoni e cattivi - ha spiegato ancora Delrio - Ci sono diverse capacità amministrative, autorità di gestione che fanno bene la loro parte e altre che la fanno in maniera più complicata o perché hanno programmato male o perché manca la capacità amministrativa». E per assurdo, il ritorno della Basilicata tra le regioni dell’ex Obiettivo 1 - fatto che comunque testimonia come la maggiore spesa non sia sinonimo di obiettivi di sviluppo raggiunti - la regione finisce per gaudagnarci.

Con un 10 per cento in più di cofinanziamento nazionale (che passa dal 40 per cento delle regioni in facing out, al 50 per cento di quelle in zona convergenza); e la possibilità di accedere ai fondi Pon, come invece non è avvenuto per il periodo 2007-2013.

Dovrebbero ammontare a circa un miliardo e 200 milioni di euro le risorse assegnate alla Basilicata per il nuovo settennio. Di cui, più di 900 milioni solo per il programma più corposo che è il Po Fesr. Ma a a che punto siamo? La Regione ha rispettato i termini fissati, entro il 22 luglio, ha provveduto a inviare i rispettivi programmi (Po Fesr, Psr, Fse) alle rispettive Direzioni generali della Commissione europea. Queste ultime ora hanno sei mesi di tempo per effettuare le valutazioni e chiedere le eventuali integrazioni. L’obiettivo sarebbe quello di arrivare entro gennaio prossimo alla loro approvazione, ma adesso la questione è di esclusiva competenza di Bruxelles.

Nel frattempo, però, è proprio Delrio che lancia l’allarme: «A preoccupare - dice ancora dalle Colonne del Corriere - non deve essere la riduzione del cofinanziamento, ma la mancata spesa delle risorse ancora a disposizione derivante dalla precedente programmazione 2007-2013. Le regioni hanno di tempo fino al 31 dicembre 2015 per spenderle. Seppure la Basilicata abbia fatto meglio di altre regioni come Sicilia, Campania e Calabria, con una capacità di spesa comunque superiore, ha ancora molto da spendere. E dovrà farlo entro i prossimi 15 mesi.

m.labanca@luedi.it

 

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