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L’intervista: Fausto De Maria
«Sono sempre renziano ma il mio cuore è lucano»

Basilicata

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POTENZA - Ci sono renziani e renziani. Ci sono quelli che annusando l’aria hanno capito che mettersi sul carro di quello che avrebbe vinto era un bene e ci sono quelli che nel bene o nel male ci hanno creduti per primi. Fausto De Maria è stato uno dei primi. Ancora prima che nascesse la “componente” dei renziani della prima ora. E ora che Matteo Renzi ha smesso i panni del rottamatore e in Basilicata è più facile crtiticarlo che osannarlo e non c’è più la corsa a chi è più renziano tra i renziani rimane lui. De Maria.

Renzi e la Basilicata. Amore al minimo storico?

“Elettoralmente il minimo è  stato toccato nelle primarie del 2012 in Basilicata, quando pochi lo sostenevano, addirittura io ero l’unico sindaco, e soltanto in pochi comuni dell’area Sud della Basilicata vinse contro Bersani. Non penso che in questo momento prenderebbe meno voti di allora. Comunque scherzi a parte, qualche sua battuta ultimamente lo ha reso un pò inviso alla popolazione lucana.  Come dice lui stesso avrà perso qualche voto ma sicuramente nel posto, e anche nel resto d'Italia, dove sono state dette queste battute avranno avuto un effetto diverso».

Lei è ancora renziano doc?

«Se essere renziano doc significa essere quelli che hanno creduto nelle idee che Renzi portava avanti nelle primarie 2012 contro Bersani sono orgoglioso di esserlo. Il Renzi eletto primo segretario Pd e poi acclamato premier veramente è un pò più annacquato a causa delle classiche trame politiche. Preferirei il primo Renzi, e magari avesse vinto nelle primarie 2012, ma ad oggi mi devo accontentare del secondo Renzi. Però sottoscriverei le parole da lui stesse dette nell’ultima Leopolda, quando diceva che essere renziani è una malattia e che ci consigliava di non chiamarci renziani per non lasciare che il nostro impegno politico venisse definito con il cognome di un altro. Chiedendoci di essere “voistessiani”. Lo prendo sulla parola».

Intanto anche renziani della prima ora stanno prendendo le distanze?

«Chiaramente, come me, chi ha messo la faccia in prima persona per le sue battaglie oggi è in grande difficoltà, anche perchè prima di essere renziano è lucano. Ma credo che al netto delle questioni che ci riguardano come regione, Renzi con la sua energia e la sua determinazione farà molto per l’Italia nonostante le difficoltà politiche ed economiche del Paese».

Visto che ormai è diventata una moda scrivere a Renzi, lei cosa scriverebbe al premier?

«Certo, se anch’io dovessi seguire la moda, gli scriverei che comprendo che lui voglia cambiare l'Italia e che voglia recuperare subito risorse in un momento difficile (già il nome “Sblocca Italia” dice tutto) ma deve comprendere anche che noi abbiamo bisogno di veder cambiare la Basilicata, in una regione dove ormai la rassegnazione ha messo sotto i piedi la speranza. Lo Stato sarà anche obbligato in tempi rapidi nella sua strategia energetica a raddoppiare l'estrazione dei barili di greggio e gas, ma nella nostra regione il petrolio da risorsa percepita negli anni ‘90si è trasformato in problema percepito negli ultimi anni (danni ambientali, quasi nessun beneficio economico). Bisogna dialogare anche in tempi certi ma sicuramente con buon senso, sarebbe ora di finire con questo continuo conflitto giurisdizionale da una parte e dall'altra. "Se Atene piange, Sparta non ride". Bisogna affrontare la questione a 360 gradi in tutte le sue parti, senza tatticismo ma con franchezza. Conviene anche alla nostra regione farlo subito, visto e considerato che nonostante tutto il petrolio ogni giorno, ormai da 15 anni, viene estratto dal nostro territorio e le nostre popolazioni per questo motivo sono rassegnate e molto preoccupate. Gli consiglierei di fare sua la proposta di un anno fa del presidente francese Hollande sulla trasparenza della filiera produttiva del petrolio per meglio capire la formazione del prezzo della benzina alla pompa, ma soprattutto per conoscere il valore reale della risorsa petrolifera che non può essere valutata da una “royalty”».

Ma sullo “Sblocca Italia”, cosa pensa?

«Sicuramente ci sono parti che aiutano la nostra regione in un momento difficile come ha ben detto il presidente Pittella (lo sblocco del patto di stabilità) che era anche una cosa da tempo richiesta, però c’è la parte che accentra i poteri allo stato che ci fa preoccupare, mettendoci in una posizione debole. Ripeto per questo è importante parlarsi con chiarezza».

 Sul petrolio c'è un dibattito senza fine. Il suo punto di vista?

«Penso che bisogna recuperare almeno il Memorandum. Non era il meglio possibile, ma è sempre meglio di niente. Anche se non ci fosse stato lo Sblocco Italia, bisognerebbe recuperare su due fronti, quello ambientale e quello occupazionale. Sul primo l'energia fossile non può essere considerata un'attività trade off, ma si deve rendere necessaria, la presenza di organismi europei e statali che tutelino la salute e l'ambiente sia dei lavoratori, sia delle popolazioni interessate. E’ giunto il momento che in Basilicata ci siano presidi fissi dell'istituto superiore di sanità, dell'Ispra che tramite Arpab devono valutare l'impatto sanitario o ambientale nella fase autorizzativa e in quelle di controllo delle attività suddette, al fine di evitare "un nuovo effetto Ilva" o "caso Fenice e Valbasento". Sul secondo bisogna lavorare soprattutto molto sulla formazione. Pensando che i nostri studenti vanno a studiare nelle università fuori regione grazie ai risparmi delle loro famiglie, e dopo il danno anche la beffa perché quasi tutti poi rimangano a lavorare anche in quel territorio (sottosviluppo ed emigrazione), si dovrebbero subito istituire degli istituti tecnici superiori (Its) e corsi di laurea nel settore petrolifero. L'accesso deve essere pubblico senza ricorso ad enti privati che comportano per la collettività giovanile costi elevati sui bilanci familiari. Nella “governace” formativa ci deve essere il coinvolgimento diretto e non delegato delle compagnie petrolifere. Ma bisogna avere anche investimenti diversi da quelli collegati al petrolio, magari sulla green economy, sviluppare distretti tecnologici e centri di ricerca per l'innovazione. Sotto il profilo fiscale e al fine di generare un gettito diretto nelle casse regionali, le compagnie che operano sul nostro territorio devono costituire le loro sedi legali e non operative senza più aspettare la redistribuzione tramite il fondo di perequazione fiscale nazionale”.

La  possibile impugnativa della Regione crede sia una buona mossa?

«Certo, come dicevo prima, in un momento di poco confronto e se la legge non dovesse migliorare in parlamento, non resterebbe che difendersi con l'impugnativa per cercare di aprire una trattativa serrata. Però io penso che i nostri parlamentari, che occupano anche posti autorevoli, con l'aiuto del presidente Pittella e all'intero Consiglio regionale, faranno molto per cambiarla».

E' possibile immaginare un rottamatore del rottamatore?

“Forse si, però credo che con le difficoltà politiche del momento forse è più facile che torni Renzi il rottamatore sulla scena politica».

Renzi poteva fare di più?

«Certo che si può fare sempre di più ma le condizioni politiche non sono le migliori. Sul suo operato c’è molta aspettativa. Ad un certo punto sarà stato anche il premier voluto da tutti, ma i parlamentari soprattutto del Pd non sono stati eletti sotto la sua guida».

E il segretario regionale Luongo (non renziano) riuscirà ad abbassare la febbre nel Pd perennemente in “guerra”?

«Sicuramente la sua esperienza politica potrà aiutare molto. La classe dirigente del Pd deve iniziare ad assumersi e condividere responsabilità. Non c’è tempo più per sbagliare. E’ da anni che c’è un continuo litigio che non fa bene al Pd, si trasmette nei circoli locali del Pd e spesso anche nelle amministrazioni locali. E’ una campagna elettorale continua. Ci sono questioni, come il petrolio, che obbligano ad essere uniti anche essendo di partiti diversi immaginiamoci nello stesso partito (Scanzano docet). Questo tempo ci obbliga ad avere una classe dirigente di statisti e non di politici parafrasando la citazione di Alcide De Gasperi. Anche perchè queste sfide continue magari faranno guadagnare qualche voto personale ma non fanno bene alla Basilicata. Insomma io dico di pensare meno al proprio futuro e di più all’amministrazione per il bene comune».

Si riferisce anche alla lettera di Folino, le autosospensioni e le critiche a Pittella e Renzi?

«Non voglio entrare in polemiche inutili. Dico solo che bisognerebbe iniziare a vedere le cose nel complesso e in un tempo più lungo».

Elezioni provinciali senza voto per i cittadini. Lei da sindaco ed elettore cosa ne pensa?

«L’elezione indiretta porta a una rappresentanza politica alla provincia più istituzionale che politica, sembrerebbe ormai l’avvio verso un ruolo più marginale dell’ente anche se ci sono le stesse responsabilità. A dire la verità questo si è percepito anche da quanto siano sentite queste elezioni al contrario di come erano quelle di prima in modo diretto. Comunque siamo in una fase di transizione che ci lascia un pò di confusione, però io spero che a breve ci sarà una “governance” ordinata, che metta nelle condizioni i comuni, gli enti più diretti, di dare risposte immediate ai propri cittadini. Ho già ricevuto diverse telefonate dai candidati, andrò sicuramente a fare il mio dovere da “grande elettore” anzi da “piccolo” viste le modalità di voto...«.

s.santoro@luedi.it

 

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