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Condanne confermate per i 4 consiglieri
del vecchio ufficio di presidenza

Basilicata

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POTENZA - Prescritti i fatti antecedenti a ottobre del 2006. Per il resto condanne confermate con un leggero sconto di pena: da 1 anno e 8 mesi a 1 anno e 4 mesi per truffa e falso.

E’ il verdetto emesso ieri pomeriggio al termine di 3 ore di camera di consiglio dalla Corte d’appello di Potenza che ha respinto i ricorsi presentati dai membri del vecchio ufficio di presidenza del Consiglio regionale, coinvolti nel primo filone dell’inchiesta sui rimborsi pazzi.

Per il collegio presieduto da Vincenzo Autera, consiglieri Rosa D’Amelio e Alberto Iannuzzi, l’indennità di viaggio riconosciuta agli esponenti del parlamentino lucano residenti fuori Potenza spettava solo a chi realmente viaggiava da e verso il capoluogo più o meno tutti i giorni.

Mentre l’ex presidente Prospero De Franchi (Pd), i vice Franco Mattia (Pdl) e Franco Mollica (Udc) e Giacomo Nardiello (Pdci) si avvalevano molto spesso di un pied a terre poco lontano dai palazzi di via Anzio.

Respinta anche la richiesta di assoluzione che era stata avanzata dal sostituto procuratore generale Modestino Roca, in linea con quanto aveva fatto in primo grado il pm Sergio Marotta. 

L’inchiesta, condotta dagli agenti della mobile di Potenza coordinati dal pm Henry John Woodcock, è stata la prima a scoprire nel 2009 lo scandalo dei rimborsi riconosciuti ai membri del parlamentino di via Verrastro. Tutto era partito da un’intercettazione dell’ex assessore Rosa Mastrosimone che al telefono con l’ex presidente della provincia di Matera Carmine Nigro (indagato per alcune presunte corruttele legati ai programmi di estrazione nella Valle del Sauro, ndr) ha svelato un’anomalia. Alcuni consiglieri vivevano a Potenza, ma intascavano il rimborso in quanto residenti fuori città.

«Si deve ritenere - spiegava la sentenza di primo grado - che l’ente regionale avesse necessità di conoscere non il dato anagrafico ma un fatto storico e cioè il luogo in cui il singolo consigliere avesse stabilito la sua abituale dimora in modo effettivo (...) non è infatti controverso che le risultanze anagrafiche hanno solo un valore presuntivo mentre la residenza è determinata dalla concorrenza di un elemento oggettivo (stabilità della permanenza in un dato luogo e) e di un elemento soggettivo (intenzione del soggetto di stabilire in quel luogo stabili consuetudini di vita in relazione alla sfera familiare, sociale, affettiva)». D’altra parte il rimborso in sè era stato istituito in «funzione risarcitoria e non retributiva essendo correlato alle spese occorrenti per lo spostamento del consigliere dal suo luogo di residenza alla sede della regione ove si svolgono le attività istituzionali dell’ente».

Il giudice ha superato anche la legge interpretativa approvata dal consiglio regionale due mesi dopo la conferma da parte del Riesame del sequestro sui conti corrente dei 4 consiglieri per l’equivalente delle somme contestate (37mila per De Franchi, 24mila per Mattia, 17mila per Mollica e 19mila per Nardiello). Una norma con cui secondo i giudici di primo grado «il legislatore regionale ha voluto chiarire che la percorrenza dei consiglieri dalla loro residenza è da intendersi come parametro di calcolo per il rimborso».

«Non può discutersi seriamente di buona fede o di superficiale adeguamento a una prassi pregressa - proseguiva la sentenza di primo grado - nel momento in cui si invoca un rimborso collegato alla percorrenza di distanze dal luogo di residenza alla sede del Consiglio regionale e si dimora abitualmente e da molti anni a Potenza ove il consiglio regionale ha appunto la sua sede».

Adesso l’ultima speranza per i 4 consiglieri è la Corte di cassazione.

l.amato@luedi.it

 

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