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Petrolio, Folino al Mise
Il deputato avvia il suo negoziato

Basilicata

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POTENZA - Sono stati ascoltati venerdì dal direttore generale dell’Unmig Franco Terlizzese il deputato autosospeso dal Pd Vincenzo Folino e il consigliere regionale pugliese Giovanni Epifani.

L’incontro con i vertici del Mise rientra nella fitte rete d’incontri avviata dopo l’approvazione del decreto “Sblocca Italia” in vista della conversione in legge.

Folino, che ha motivato la sua scelta di congelare la tessera dem proprio per l’opposizione ad alcuni dei contenuti del decreto, avrebbe sottoposto le sue critiche a Terlizzese che nei prossimi giorni dovrà sbrogliare la matassa di un altro decreto molto delicato, quello sul fondo del Memorandum, giudicato insoddisfacente anche dal governatore lucano Marcello Pittella.

La partita, insomma, sembra essere una sola, e le compensazioni rispetto all’esproprio di competenze alle regioni in materia di trivelle e affini potrebbero arrivare proprio dal decreto interministeriale sul fondo per infrastrutture e lavoro nei territori interessati dalle estrazioni, più che in sede di conversione dello “Sblocca Italia”.

Resta ferma, tuttavia, la questione dei tempi. Perché se il nuovo fondo non vedrà la luce prima del passaggio parlamentare del decreto legge i parlamentari lucani non potranno che decidere se votare o meno a favore a scatola chiusa. O per fedeltà a Renzi. Una prospettiva in cui la spaccatura tra Folino e il suo partito rischierebbe di allargarsi in maniera irreparabile, sempre che altri non decidano di seguire il suo esempio: lucani e non.

Prima dell’ex presidente del Consiglio regionale, che con l’autosospensione dal partito si è riportato al centro del dibattito sull’aumento delle estrazioni di petrolio e gas in Basilicata, anche il governatore Pittella aveva “intimato” al Governo di rivedere la struttura del fondo istituito dal governo Monti, in attuazione del Memorandum sottoscritto nel 2011 dall’ex presidente della Regione Vito De Filippo e dall’allora sottosegretario Guido Viceconte. 

Tra le richieste di Pittella al ministro Federica Guidi c’è l’abolizione di un requisito soggettivo e di altro un requisito oggettivo del suo meccanismo di alimentazione. Ovvero che le compagnie petrolifere abbiano sede legale in regione, e che i progetti siano necessariamente «nuovi».

L’intenzione è infatti quella di “tirare dentro” anche Total Italia, che ha sede legale a Roma e nel 2016 dovrebbe iniziare a estrarre 50mila barili al giorno sulla base del protocollo d’intesa sottoscritto nel 2004 e tradotto in un accordo con la Regione nel 2006.

Ma gli emendamenti proposti dalla Basilicata prevedono anche l’abolizione della soglia dei 50milioni di euro all’anno da destinare al fondo, e la sostituzione dell’aliquota da applicare al gettito Ires prodotto dalle compagnie interessate passando dal 30% al 20%.

Secondo le previsioni più ottimistiche di via Anzio nel caso in cui fossero approvate le modifiche proposte la consistenza del fondo lieviterebbe fino a 250/300 milioni. Ma sono stime che destano qualche perplessità.

Di sicuro includere nel novero della “nuova produzione” l’aumento effettivo di produzione che si registrerà nei prossimi anni con l’entrata in produzione di Tempa Rossa e l’aumento delle estrazioni in Val d’Agri (sulla base soltanto delle vecchie intese), rappresenterebbe un grande passo avanti rispetto ai termini “pattuiti” da De Filippo e Viceconte.

l.amato@luedi.it

 

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