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Il Pd si ricompatta per evitare il dissesto
Indicazioni a De Luca e fiducia entro 48 ore

Basilicata

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POTENZA – Il sindaco De Luca starebbe perseguendo una linea allarmista sull’enorme disavanzo  di Potenza. Ed è per questo che deve tirare fuori i documenti una volta per tutte. In cambio il Pd promette unità d’intenti, nessun personalismo e nessuna pretesa sulla Giunta e sul rimpasto.

Il succo del documento licenziato dal Pd è questo, ed è frutto di una riunione che sarebbe stata tutt’altro che pacifica. C’erano i capicorrente Speranza e Margiotta, il segretario Luongo e i consiglieri regionali Polese, Giuzio e Santarsiero. Insieme a loro tutti i consiglieri comunali di area Pd. In pratica il gotha ma con due assenze importanti, quelle di Folino e Lacorazza. L’assenza di Cifarelli e Pittella era prevista: è stata una  riunione operativa urgente sul capoluogo per così dire “riservata” ai potentini.

E a Luongo sembra sia toccato più volte fare da paciere e placare gli animi mentre si è cercato di stabilire quella linea politica capace di non lasciare spazio a personalismi. Un equilibrio, però, molto fragile e dal tempo strettissimo: 48 ore a partire da oggi, o comunque prima del consiglio comunale che si prospetta come quello della dichiarazione di dissesto.

Questa mattina intanto il documento dovrebbe finire nelle mani di De Luca ed è frutto di un brainstorming che pare sia nato tra le frizioni tra le varie correnti. Più di tutte quella dell’ex sindaco Santarsiero, che non sembrerebbe affatto tranquillo. Durante la riunione ci sarebbe stato un pericoloso rimpallo d’accuse tra correnti, alcuni infatti sarebbero stati accusati di tramare assieme al nuovo sindaco. Che cosa, però, non p dato saperlo. Ma alla fine il “patto d’onore” è stato trovato: divieto d’assumere posizioni di corrente, almeno per ora.

Quello che si sa è che nel documento si fa esplicito riferimento all’allarmismo di Dario De Luca. per dimostrare quello che dice, ovvero la presenza del buco milionario, deve tirare fuori i documenti che provano tutto quanto. Dall’altra parte il Pd si dimostrerà disponibile a cercare posizioni comuni, discuterne ed eventualmente assumersi la responsabilità di possibili errori.

Secondo punto: procedere a piccoli passi e nella maniera più rigorosa possibile per salvare la città ed evitare la dichiarazione di bancarotta.

E poi c’è il terzo punto, che suonerebbe come un atto di accusa nei confronti di Dario De Luca. Al netto del buco in bilancio bisognerebbe puntare al miglioramento dell’azione amministrativa che, stando a quanto sarebbe scritto nel documento, in questi mesi non c’è stato.

Un po’ più complicata invece la questione rimpasto. Nella sede del Pd ci sarebbero stati diversi battibecchi, con tanto di urla e recriminazioni sulla possibilità rimpasto. Alla fine, nonostante tutti non sembrano essere dello stesso parere l’accordo viene raggiunto. Inutile pensare ora a chi inserire in Giunta, bisogna pensare a come salvare le fondamenta del Comune, ma De Luca, prima ancora di tutto, dovrà decidere se essere disponibile o meno alla proposta del partito democratico.

In tutto questo, Gianni Rosa, inconsapevole della riunione domenicale del democratici porta avanti le sue riflessioni, per nulla leggere: «C'è soltanto il fatto - dice - che Potenza si troverà a breve, se non si apportano i dovuti correttivi, di fronte al “famigerato” Commissario: la parola stessa di per sé incute terrore.

Si, proprio così, una gestione commissariale alzerebbe al massimo tutte le aliquote, escluderebbe le esenzioni, ridurrebbe servizi e personale, bloccherebbe eventuali contributi europei, insomma  un vero dramma in una città già di per sé in affanno».

Colpa di Santarsiero? Non proprio, l’atto d’accusa di Rosa è nei confronti del Pd e di tutto centrosinistra che «non è stato in grado di ridare splendore alla città capoluogo, anzi, per quello che si legge, sembrerebbe che abbia continuato a spendere oltre ogni misura pur non avendone le possibilità. C'è stata sicuramente  una cattiva gestione delle entrate, basti pensare ai mancati incassi per la fruizione gratuita del passaggio sulle  scale mobili e, per un periodo, per l'utilizzo, senza pagare alcun biglietto, del trasporto urbano su gomma, sino alla fallimentare gestione della vendita del tribunale e le proroghe senza bando delle convenzioni in essere».

C’è dunque da fare alcune prese d’atto indispensabili per cercare di lavorare su un fronte comune: «In primo luogo - dice Rosa - il Pd non può chiedere le chiavi della giunta. Capisco che c'è stato un rinnovo generazionale ma la città è stata chiara: tutti con De Luca, sostenuto da una diversa classe politica.

In secondo luogo si appoggi questa giunta, prevalentemente tecnica,  che sta facendo bene e ha già segnato un passo di marcia rispetto al passato. In terzo luogo si stabiliscano dei punti programmatici su cui lavorare per risollevare la città ed evitare il commissariamento. Condizione indispensabile è leggere, quanto prima, il bilancio previsionale 2014».

Il sindaco di Melfi, Livio Valvano, tuona contro la possibilità di un nuovo aiuto da parte della Regione alla città di Potenza «Trasferire sulla Regione Basilicata e, quindi, sugli altri 130 Comuni, cioè sugli altri 510.000 cittadini - afferma Valvano - il disavanzo finanziario della città capoluogo non è una questione che può risolversi disponendo su due file i consiglieri regionali, pro o contro Potenza, magari sull'onda delle emozioni delle tifoserie».

«A monte c'è innanzitutto una questione istituzionale: può la Regione destinare risorse per coprire il deficit finanziario di un Comune, eludendo così le procedure e le conseguenze previste da una specifica legge dello Stato? Quali le responsabilità dei singoli consiglieri regionali in caso di denuncia da parte anche di uno solo degli altri comuni? Poi ci sono le ragioni politiche e sono diverse e di diverso profilo.

Legittimare un intervento di mamma Regione strutturale e duraturo nel tempo significa delegittimare il merito e il buon senso, significa prendere a calci nel sedere tutti gli altri amministratori che hanno pensato di dover rispettare le regole e di tenere a freno le spinte sulla spesa pubblica, pur rimettendoci in termini di consenso elettorale. Le tentazioni che pezzi del centrosinistra possono avere, convergenti con una delle possibili opzioni che il Sindaco De Luca potrebbe desiderare, ci fanno correre il rischio di saltare a piè pari le serie ragioni che possono giustificare un'attenzione particolare che merita la città capoluogo come sistema urbano che eroga servizi sovra comunali, alla stregua di altri comuni dove la presenza di servizi pubblici sovra comunali richiede il sostenimento di costi aggiuntivi rispetto alla generalità dei Comuni.

Questo fenomeno, però, è misurabile se lo si vuole misurare; a differenza del computo del numero dei consiglieri che servono per il prossimo consiglio comunale, richiede un minimo di approfondimento e uno studio che può essere completato nell'arco di qualche mese. Così come sono misurabili i metri cubi d'aria trasportati dal servizio urbano, i biglietti che non si pagano, il costo delle scale mobili “gratuite”, i sovracosti del ciclo dei rifiuti da anni in ordinaria emergenza, e così via gli altri elementi principali che possono fare evolvere la discussione su un piano più utile per i cittadini che in questo momento probabilmente stanno già sostenendo i costi in termini di tributi e tariffe molto vicini alla condizione di dissesto. Su questo piano, quello del programma e non su altri il Sindaco De Luca dovrebbe riportare il dibattito che non può più essere limitato alla composizione della Giunta o alla improbabile e indesiderabile adesione del centrosinistra a una nuova maggioranza di governo». Valvano è categorico: «La città non si salva staccando un assegno di 24 milioni; sarebbe una follia. Il consiglio regionale non è il consiglio comunale di Potenza, ha bisogno di valutare con la massima ponderazione una situazione straordinaria che riguarda Potenza e molti altri comuni della Regione».

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