Salta al contenuto principale

Il senatore Bubbico annuncia
«Se mi condannano mi dimetto»

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 20 secondi

 

POTENZA - «Se sarò condannato mi dimetterò da vi ceministro, anche se la legge Severino non lo prevede».

E’ l’annuncio al Quotidiano del senatore Filippo Bubbico, che anche ieri mattina era in aula a Potenza per il processo che lo vede imputato per abuso d’ufficio a causa di una consulenza da 23mila euro per la riorganizzazione del Consiglio regionale lucano affidata a un professionista esterno all’amministrazione.

L’udienza, fissata per le discussioni di pm e avvocati e la decisione, è stata rinviata al 17 novembre per risentire l’avvocato Paolo Albano, che è il consulente esterno incarico del progetto, assieme all’ex direttore generale del Consiglio Francesco Ricciardi, in carica all’epoca dei fatti.

La necessità di una nuova ordinanza istruttoria è emersa a seguito dell’acquisizione della sentenza con cui a maggio Ricciardi è stato condannato dalla prima sezione d’appello della Corte dei conti a risarcire all’erario il compenso riconosciuto all’avvocato Albano.

«Il requirente - spiegano i giudici contabili che hanno accolto il ricorso della Procura regionale della Basilicata -  nell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, ha richiamato numerose norme che mirano a limitare il ricorso, nell’ambito delle amministrazioni, in senso ampio, a consulenze esterne, sia sotto il profilo, tutt’altro che secondario, del contenimento della spesa pubblica; sia sotto il diverso e non meno importante profilo della necessaria valorizzazione delle professionalità interne alla pubblica amministrazione, spesso – è fatto di comune conoscenza – ingiustamente neglette».

Quanto all’evocata autonomia del parlamentino lucano andrebbe sì concesso di rappresentare «il punto di sintesi degli interessi della collettività regionale» ma «senza spingersi al punto di ignorare un chiaro - e ripetuto negli anni -indirizzo del legislatore nazionale» a proposito di risparmi ed economie.

Secondo i giudici della prima sezione d’appello il comportamento di Ricciardi: «deve essere riguardato, invece, come gravemente colposo, nella ridetta situazione. Egli, pur essendo sicuramente persona capace – occupava l’incarico di dirigente generale del Consiglio regionale della Basilicata – e avendo il coordinamento e, quindi disponendo delle professionalità di numerosi dirigenti (almeno otto) e di ben 46 dipendenti di categoria D (già carriera direttiva, riservata a laureati), venendo meno ai suoi doveri, si limitava a invitare i dirigenti (riunione del 17 novembre 2005) a produrre loro proposte circa la riorganizzazione degli uffici e precisando che le proposte si sarebbero dovute trasmettere esclusivamente alla direzione generale, entro otto/dieci giorni dalla data della riunione. Ma già in data 3 gennaio 2006, il comitato di direzione (costituito da tutti i dirigenti del Consiglio regionale) si riuniva per discutere il seguente ordine del giorno: 1) Nuovo modello organizzativo del Consiglio Regionale (presente il consulente esterno incaricato Dott. Paolo Albano). Ciò avveniva a un mese e mezzo dalla precedente riunione, in un periodo che vede, normalmente, il rallentamento dell’attività amministrativa, per le festività natalizie e di fine anno. Ora il dovere del Dirigente generale, in presenza della necessità di adottare nuovi moduli organizzativi del lavoro del Consiglio regionale non era quello di rivolgere un mero invito a formulare proposte, ma, non difettando certo il personale qualificato, sarebbe stato quello di coordinare, dirigere, indirizzare un gruppo di lavoro, che sulla base degli studi di organizzazione amministrativa e anche delle esperienze degli altri consigli regionali, ben avrebbe potuto elaborare un nuovo modello organizzativo».

Ma se Ricciardi è colpevole di danno erariale, che responsabilità possono avere i membri del vecchio ufficio di presidenza che assieme a Bubbico stipularono quella consulenza: Rosa Mastrosimone, Giacomo Nardiello ed Egidio Digilio (Antonio Flovilla si è avvalso della prescrizione ed è stato già prosciolto)?

Questo è quello che dovranno decidere sia i giudici del Tribunale che quelli della Corte dei conti, dove pende un procedimento parallelo a carico del viceministro e dei 4 ex consiglieri regionali.  

 

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?