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Da Poseidone a Toghe lucane
fino al trasferimento disciplinare

Basilicata

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CATANZARO - Fu avviata nel 2007 a Catanzaro l’inchiesta Why not, nell’ambito della quale l’allora pm Luigi de Magistris fece acquisire alcuni tabulati telefonici poi risultati intestati a parlamentari. Proprio quell’acquisizione, nei giorni scorsi, è costata al sindaco di Napoli e al suo superconsulente dell’epoca, Gioacchino Genchi, la condanna a un anno e tre mesi (pena sospesa) da parte del Tribunale di Roma.

L’inchiesta Why Not fu l’ultima attività coordinata da De Magistris a Catanzaro, dove lavorò per due volte, dal 1995 al 1998 e poi dal 2002 al 2008, con un intervallo presso la Procura di Napoli. Già nel corso del primo incarico in Calabria diresse indagini che toccarono la pubblica amministrazione e indagò, tra gli altri, l’allora avvocato generale della Corte d’appello di Catanzaro, Giuseppe Chiaravalloti, poi divenuto presidente della Regione Calabria.

Già all’epoca de Magistris fu oggetto di denunce a causa delle presunte illegittimità commesse nel corso delle indagini e il suo operato fu sottoposto all’attenzione del Csm ma non fu raggiunto da alcun provvedimento disciplinare. Nella sua seconda esperienza catanzarese il magistrato coordinò inchieste sul traffico di clandestini e sulla criminalità comune, con diverse assegnazioni temporanee alla Dda e poi l’assegnazione al pool di reati ambientali e contro la pubblica amministrazione. Fu lui a fare scoppiare lo scandalo degli esami di avvocato pilotati.

A fine 2004 de Magistris aprì il filone d’indagine denominato “Poseidone”, relativo ai presunti illeciti commessi nella gestione dei fondi comunitari finalizzati alla realizzazione dei depuratori. L’inchiesta vide tra gli indagati, tra gli altri, l’allora segretario dell’Udc Lorenzo Cesa e l’ex presidente della Regione Chiaravalloti. Un’altra indagine sulla sanità coinvolse invece il presidente della Regione in carica, Agazio Loiero.

Poi è venuta “Toghe lucane”, sul presunto comitato d’affari composto da politici come il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico e il sottosegretario all Salute Vito De Filippo, e magistrati in servizio tra Potenza e Matera, accusati di spartirsi le risorse della regione e di aggiustare i processi “scomodi” per l’estabilishment locale. Un calderone, in cui sono confluiti anche gialli come quello sulla scomparsa di Elisa Claps e sulla morte dei fidanzatini di Policoro, concluso con l’archiviazione di gran parte delle accuse, e assoluzioni per le altre.

L’inchiesta Poseidone fu avocata dal procuratore generale di Catanzaro, Mariano Lombardi, a causa di presunte irregolarità nella gestione. Nello stesso anno prese forma l'indagine Why not, dalla quale è scaturita l’inchiesta romana che ha portato alla condanna del primo cittadino di Napoli. In quel caso De Magistris indagò sull’utilizzo di fondi comunitari da parte di società di lavoro interinali collegate alla Regione Calabria.

In Why Not furono indagati anche l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi e l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che chiese al Csm il trasferimento del pm. Nel gennaio 2008 il Consiglio superiore della magistratura dispose il trasferimento di De Magistris da Catanzaro e dalle funzioni di pm, per cui prese servizio come giudice al Tribunale del Riesame di Napoli, dove concluse la carriera di magistrato, scegliendo nella primavera del 2009 di candidarsi al Parlamento europeo con l’Italia dei valori.

Dopo l’elezione all’Europarlamento De Magistris si dimise dalla magistratura.

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