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Il Pd lucano in equilibrio precario
tra la capitale e il capoluogo

Basilicata

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POTENZA - Servirebbe un time - out. Magari di un paio di mesi. Senza emergenze da inseguire e senza strategie da modificare giorno dopo. Così che ognuno dei big del Pd lucano possa decidere “serenamente” dove stare e con chi. Sia a Roma che in Basilicata. Perchè la sensazione che si stia procedendo in maniera un pò casuale è forte.
Sono troppe le questioni che non “tornano” ed è evidente il doppio binario su cui i vari Luongo, Speranza, Pittella si stanno muovendo.
Ma non per responsabilità dei singoli quanto per un quadro politico e di relazioni estremamente inedito anche per le vecchie volpi del Partito Regione. Su tutto c’è un leader nazionale, Matteo Renzi, che non ha precedenti nel partito. Ed è un leader che sta cambiando il modo di essere dello stesso Pd. Tanto che quelli che gli sono contro sono spiazzati sempre di più (fino ad apparire inadeguati in certi momenti) mentre quelli che lo seguono pure fanno fatica a stargli dietro in maniera lineare. Perchè Renzi, piaccia o non piaccia, è uno che strappa. Non ci sono mediazione acquisite.
In tutto questo i lucani e democratici sono un pò spaesati. Marcello Pittella usa la logica dei due “tavoli”. Politicamente sta con Renzi. Lo difende e interviene sulla questione del tesseramento che fotografa numeri in rosso. A livello istituzionale però Pittella probabilmente sarà costretto a impugnare lo Sblocca Italia che è la maggiore azione messa in campo dal governo Renzi (insieme alla riforma del mercato del lavoro). A meno che nello Sblocca Italia non vengano inserite modifiche significative. Che al momento non si intravedono.
In qualche maniera prova ad avere un doppio “abito” anche Antonio Luongo che a Roma si astiene e non vota contro Renzi sull’articolo 18 e in Basilicata fa in tutto e per tutto il mediatore come gli ha imposto la vittoria su misura al congresso regionale. Ma non era il candidato antirenziano in Basilicata? Cioè se è comprensibile (e anche obbligatorio) che Luongo si faccia garante politico dell’azione governativa del presidente della Regione meno si comprende la linea politica a livello romano. In fondo lui (almeno fino al congresso) era il portatore di un’idea politica e ideale diversa da quella di Renzi e dei renziani. Ha ottenuto i voti dei duri e puri ex diessini. Di quelli che la “sinistra” è ancora il meglio possibile. A meno che Luongo non stia giocando una partita sullo Sblocca Italia: non rompe con Renzi in sintonia con Pittella (e con Speranza) per ottenere il massimo su infrastrutture ed energia. Non resta che aspettare un paio di mesi al massimo per capire.
E poi c’è Speranza che per un certo senso va per la sua strada. Ora c’è solo da capire se sta azzardando oppure sia tutto frutto di un calcolo preciso. Perchè l’astensione in Direzione nazionale se è frutto di un ragionamento con Renzi allora è semplicemente una tappa di avvicinamento (l’ennesima) verso le posizione renziana da capogruppo del Pd. Se invece dovesse essere stata una titubanza nel non voler rompere definitivamente con il recente passato bersaniano allora rischia. Perchè in politica il tradimento è concesso. Non le titubanze che comunque creano più avversari che alleati. Perchè il capogruppo del Pd alla Camera qualcosa a Vincenzo Folino pure dovrà spiegarla prima o poi. Non è un mistero che lo stesso Folino sia stato quasi costretto a stare su Luongo (al netto dell’amicizia ventennale che lega i due) allo scorso congresso per evitare di mettere in difficoltà Speranza. Ma ha lasciato così campo libero a Piero Lacorazza sul terreno del rinnovamento. E ora che Speranza e Luongo si astengono e non votano contro Renzi c’è qualcosa che non torna più nei conti.
E con Renzi che accelera è sempre più complicato farli quadrare questi conti.

s.santoro@luedi.it

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