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Potenza alle prese con i conti in rosso
e la lezione che viene da Matera

Basilicata

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POTENZA - «Le città - dice Joseph Grima, direttore artistico di Matera 2019 - sono un sistema complesso». Da architetto è abituato a pensare i luoghi come spazi di fruizione. Le città sono luoghi che si costruiscono sulle relazioni, in quel miscuglio di competenze ed esperienze che ogni spazio urbano si porta dentro. La crescita di una città sta (anche) nelle capacità che le amministrazioni hanno di mettere a valore questo sistema complesso.
Vale ancora di più in tempi di crisi, con le pubbliche amministrazioni strette tra conti in rosso e crescenti bisogni della cittadinanza. Senza risorse, con i servizi al minimo, nella maggior parte dei casi non sono in grado di rispondere alle esigenze quotidiane, né al bisogno di guardare avanti per costruire futuro. In questo contesto un pezzo della soluzione può arrivare dalla comunità.
È questa la lezione che arriva da Matera. Aspettative e polemiche, successi e “potevano far meglio”, certo, me c’è un punto già segnato da Matera, ancora prima che arrivi il verdetto definitivo sulla candidatura a capitale europea della cultura 2019. La città ha saputo accogliere esperienze, proposte, idee e suggerimenti, più o meno validi, poco importa. E in molti casi li ha trasformati in progetti o iniziative, qualche volta portati a compimento, altre no.
Certo, più facile per una comunità stringersi attorno a un obiettivo quando è un obiettivo di festa, che prospetta un cambiamento culturale e uno sviluppo economico importante.
Ma la logica potrebbe funzionare anche nell’altro capoluogo lucano, dove da ricostruire ci sono la percezione della città, i legami della comunità, una identità moderna.
Il sindaco Dario De Luca ne ha fatto un punto importante dell’intera campagna elettorale. «Governiamo insieme», ha detto sempre rivolgendosi ai cittadini. Senza soldi in cassa, tra malessere diffuso e crescente disaffezione della popolazione verso l’istituzione, il sindaco ha spiegato che l’unica possibilità sarebbe stata cercare una via di condivisione.
Quello che De Luca non si aspettava, forse, era la forza della gabbia che la politica, in modo bipartisan, avrebbe intrecciato attorno all’agibilità dell’amministrazione.
Mentre De Luca continua a chiedere unità e sforzo comune per il bene della città, la dirigenza politica - in maniera trasversale - acuisce lo scontro, concentrandosi sul chi ha sbagliato e sul chi ha fatto meglio, concentrandosi sul messaggio da dare e sull’idea da far passare.
Nel frattempo la crisi della città si acuisce e della spinta al cambiamento, di quella voglia di protagonismo diffuso che ha accompagnato la vittoria di De Luca, resta sempre meno. Tra la popolazione, almeno.
In ogni città ci sono sempre esperienze che vale la pena di raccontare, osservare e replicare. È in quelle esperienze che spesso si racchiudono piccole e grandi soluzioni a temi e problemi della quotidianità cittadina.
Spesso i cittadini sono più avanti dell’amministrazione che li guida. Capita sempre, capita ovunque. Sono i cittadini, in fondo, ad abitare luoghi e conoscere problemi.
Capita anche a Potenza dove esperienze come quella di Amici del Parco di Montereale (da volontari hanno praticamente rimesso in sesto un piccolo polmone verde urbano), o di Serpentone Reload (attorno alla “nave”, una struttura mai digerita dalla popolazione, si è creata mobilitazione culturale), o delle associazioni e le parrocchie (capaci di raccogliere il disagio sociale) dimostrano che c’è voglia di prendersi cura della città, di ripensarla e di abitarla. Anche sostituendosi alle carenze del pubblico, lì dove non è più in grado di garantire servizi quali la manutenzione del verde, la gestione dei contenitori culturali, l’offerta dell’intrattenimento. Ed è in questo tipo di esperienze e di proposte che Potenza può ritrovare un senso di città.

s.lorusso@luedi.it

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