Salta al contenuto principale

FI e la nuova classe dirigente
«Un modello diverso in testa»

Basilicata

Tempo di lettura: 
4 minuti 28 secondi

POTENZA - Nicola Riviello si è fatto le ossa alla scuola romana di Forza Italia, dove ha cominciato con l’attivismo. «Ecco sì, militanza sa di vecchio». Sorride e si presta al racconto di un’idea nuova «e molto concreta» dell’appartenenza al suo partito. Classe 1984, con alle spalle già l’esperienza da capogruppo a Picerno (caso unico in Basilicata, con Forza Italia a contare 12 consiglieri) e la nomina di vicesegretario regionale arrivata a marzo scorso. Gira la Basilicata con un pallino: radicare Forza Italia in regione.
Ancora con fatica, però.
«Paghiamo anche le vicende nazionali. Forza Italia ha faticato a essere percepita come alternativa».
Colpa della gestione interna?
«Come nel resto del Paese, FI ha dimostrato la sua debolezza quando negli appuntamenti cruciali Berlusconi non è stato in prima linea. E una cosa simile accade quando la classe dirigente sul territorio ha pensato più a gestire il consenso che a crearlo».
Qual è lo scarto necessario?
«Un partito che vuole avviare una fase nuova, deve cambiare la classe dirigente. Alla nostra generazione non sono state offerte le condizioni giuste, non ancora».
Da cosa cominciare?
«Bisogna ridefinire la cornice del partito: persone, temi, classe dirigente. Poi, potremo anche metterci a discutere di primarie o congresso».
Che aria tira tra gli azzurri lucani?
«Devo dire che anche grazie al lavoro di Cosimo (Latronico, ndr) percepisco un clima nuovo, molto entusiasmo».
Quanto siete presenti oggi?
«Ci sono periferie dove abbiamo amministratori e iscritti pronti a battagliare. Spesso, però, sono stati lasciati soli».
Colpa del rapporto centro-periferia?
«La provincia potentina ha sempre sofferto il centralismo politico e ideologico di Potenza. Non è un caso che il centrodestra è stato quasi sempre premiato in territori distanti. Io cercherò di lavorare per unire i territori. Nel Materano, nel frattempo, abbiamo una squadra molto attiva e pronta».
Qual è l’aspettativa?
«Dobbiamo far capire che c’è una possibilità alternativa, e in quella possibilità c’è un approccio diverso».
Deluso dalle amministrative di Potenza?
«Ci siamo concentrati su Michele Cannizzaro convinti fosse la scelta migliore. Detto questo, sono i cittadini poi a fare la selezione e ci hanno detto che non andava bene neanche Luigi Petrone (candidato sindaco di Pd e alleati, ndr)».
Anatra zoppa in aula: non sembra facile costruire larghe intese attorno al sindaco De Luca.
«Dal canto nostro, avevamo fin da subito chiesto chiarezza e promesso impegno. Ma continuiamo a vedere grande stallo: o tutti gli amministratori scelgono la via della responsabilità, o non c’è soluzione».
Uno stop alle accuse politiche?
«Scaricare responsabilità non ha più senso. Che il centrosinistra abbia mal governato e che sia responsabile del fallimento della città è un dato chiaro, i cittadini già lo sanno e nel voto hanno dato un segnale inequivocabile».
Questione di atteggiamento?
«Di obiettivo, direi. Qual è il fine? Risanare? Bene, allora bisogna ripiegarsi e trovare un punto comune. Andare avanti con lo scontro strumentale sarebbe controproducente per lo stesso centrodestra: rischiamo di finire nel calderone».
E di essere percepiti “come gli altri”?
«La lezione del centrosinistra è sotto gli occhi di tutti: malgoverno a livello regionale e locale, con la politica usata come uno strumento di clientelismo. Potenza ne è un esempio eclatante: la città è stata fagocitata dalla classe dirigente che l’ha portata sull’orlo del collasso economico».
La difficoltà è anche sociale?
«È generale. Mancano i servizi, Potenza è una città triste, non accogliente».
Eppure si trova ogni giorno ad ospitare migliaia di pendolari?
«Non può essere una giustificazione, questi flussi di persone producono sempre una microecnomia di ritorno. Né possiamo pensare che la Regione debba proporre un contributo fisso per Potenza, tralasciando altri territori».
La critica al governo regionale si è fatta più dura?
«Il governatore Pittella ha provato, senza riuscirci, a imporre la linea renziana del “o con me o contro di me”. Il punto più basso della rivoluzione democratica annunciata lo abbiamo visto nella vicenda petrolio-Sblocca Italia».
In cosa?
«Il Pd occupa tutto l’arco costituzionale: un presidente di Regione, il capogruppo alla Camera, un sottosegretario, un viceministro, un capo delegazione al parlamento europeo. Eppure il silenzio sul provvedimento è stato assordante, con Pittella costretto al dietrofront rispetto a giudizi positivi e battaglie annunciate».
Che futuro per il centrodestra lucano?
«A livello regionale c’è tanto da lavorare, Forza Italia dovrebbe spingere di più. La storia recente dimostra che la spallata arriva quando lavoriamo in modo unito. La politica non si fa coi rancori».
Il ruolo della giovanile?
«Siamo partiti in pochi, oggi il gruppo è aumentato e c’è molto interesse. Credo che la giovanile non debba mai essere solo il braccio del partito, ma un apripista. Se serve, anche con voce critica».
Chiudendo il cerchio, così, sulla costruzione di nuova classe dirigente.
«La nuova direzione nazionale fatta di persone preparate e di qualità dimostra che ci sono le risorse in casa. Basta saperle mettere a valore».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?