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Provinciali, dopo il voto scatta la caccia ai "traditori"
Accuse di inciuci e guerre intestine nei due schieramenti

Calabria

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LA parola "traditori" la pronuncia fuori dai denti Pino Galati, il deputato lametino di Forza Italia. Ma il giorno dopo il voto in tre delle cinque province calabresi è tutto dedicato alla caccia ai disertori, in entrambi gli schieramenti. Il sindaco di Bari lo ha spiegato commentando quanto successo in Puglia: il meccanismo di voto di secondo livello, che ammette all'elettorato attivo e passivo solo consiglieri comunali e sindaci dei territori, causa «possibili mercanteggiamenti che non vanno bene». E in Calabria, alla vigilia delle elezioni regionali del 23 novembre, lo scenario è infuocato dopo la lettura dei dati emersi domenica nelle Province di Cosenza, Catanzaro e Crotone.

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I VELENI DI CATANZARO - Galati invoca «decisioni repentine e chiare» nella coalizione che ha perso la Provincia di Catanzaro: «Questo modello di centrodestra non merita la fiducia dei calabresi ai quali occorre parlare con il linguaggio della chiarezza e della lealtà». Dal calcolo del voto, fa notare Galati, emerge che dei 36 consiglieri comunali di Catanzaro e Lamezia Terme che avrebbero dovuto sostenere il candidato del centrodestra, solo 21 lo hanno votato mentre gli altri hanno preferito il candidato del centrosinistra Enzo Bruno. Un segnale della «scorciatoia del tradimento e del trasversalismo» dilagante. 

A Catanzaro, tra l'altro, c'è anche la questione della rissa che ha coinvolto il sindaco della città capoluogo, Sergio Abramo, e l'ex assessore Massimo Lomonaco al centro dell'inchiesta che ha travolto la precedente giunta (LEGGI).

LO SCONTRO DI COSENZA - Il centrodestra è sull'orlo di una crisi di nervi anche a Cosenza. Una dichiarazione sottoscritta dai senatori Ncd Nico D’Ascola, Giovanni Bilardi e Pietro Aiello commenta «lo straordinario risultato raggiunto dal nostro partito e da Marcello Manna» che, affermano, ha visto sfumare «per pochissimi voti» la vittoria contro «una corazzata che contava sul 70% dei voti ponderati e su cinque partiti». Manna, candidato per volontà del coordinatore regionale Ncd Tonino Gentile, in contrapposizione al sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, ha ottenuto il 34% contro il 39% del vincitore. Il suo nome era stato accostato a un'ipotesi di "inciucio" trasversale agli schieramenti, che però non si è del tutto concretizzato nelle urne.

E Roberto Occhiuto, fratello del neo presidente Mario e deputato di Forza Italia, ha ribattuto attaccando i senatori Ncd: «La verità è - dichiara b- che, nonostante le visite del ministro delle infrastrutture che prometteva interventi ai sindaci e nonostante il grande impegno dell’assessore ai lavori pubblici della Regione al fianco del candidato Manna, hanno sonoramente perso. Lo riconoscano. Perché peggio delle sconfitte è dimostrare di non saper perdere. Non basta più millantare per dimostrare una forza che non si ha più».

GLI EQUILIBRI TRA NCD E FI - Tutto ciò avviene mentre a Roma si discute degli equilibri del centrodestra. «Noi dobbiamo ricostruire il centrodestra ma lo si potrà fare a gradi, il primo passo dovrà essere la riunificazione di tutte le forze che sostengono questo governo e che non sono del Pd», ha dichiarato Alfano. Su Twitter lo pungola Giovanni Toti, consigliere politico di Forza Italia: "Essere triste per le sorti del centrodestra seduto su una poltrona di ministro di un governo di sinistra #stranidolori quelli di #Alfano".

Dal Ncd Forza Italia aspetta una risposta sulla candidatura di Wanda Ferro per la presidenza della Regione, che è stata già formalizzata dal partito azzurro e sugellata da un pranzo dell'ex presidente della Provincia di Catanzaro, che domenica è stata ospite di Berlusconi ad Arcore (LEGGI).

ANCHE IL CENTROSINISTRA IN SUBBUGLIO - Non sono più placide, però, le acque nel centrosinistra. Proprio a Cosenza, dove la Provincia sin dalla sua fondazione è stato feudo della coalizione, il candidato Gianni Papasso è arrivato solo al terzo posto, boicottato da molti consiglieri comunali e sindaci che hanno votato per Manna. Ma anche a Crotone, il sindaco Peppino Vallone non può sorridere in pieno. La sua elezione è avvenuta infatti senza l'appoggio pieno degli esponenti di centrosinistra, a partire da quelli che appartengono alla maggioranza della sua giunta comunale crotonese. 

L'ombra degli "inciuci", insomma si allunga e non è un caso se nella direzione regionale del Pd, convocata per oggi a Lamezia (LEGGI), si torni a sottolineare una chiusura, rivendicata da una parte consistente del partito, nei confronti di chi ha avuto ruoli di governo con la precedente giunta regionale guidata da Scopelliti.

Redazione web

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