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Un contratto a progetto
tra cittadini e governo regionale

Basilicata

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SE i partiti sono in crisi non lo è la politica. Così come se sono in crisi i giornali non lo è l'informazione. I cittadini oggi cercano due cose: soluzione ai problemi, condivisione nelle strategie. Renziani o non renziani le considerazioni fatte da Fassino l'altro giorno al Corriere partono da una consapevolezza oggettiva, la delegittimazione degli organismi intermedi come strumenti riconosciuti di partecipazione. I cittadini sono da una parte e il governo pubblico dall'altra. Il quale governo ha oggi una responsabilità diretta nei confronti della comunità. Già siamo, a mio avviso, in questa fase in Basilicata. Le stampelle politiche che il governatore Pittella cerca o si procura sono – appunto – stampelle che sorreggono un'agenda e una strategia che non nasce dentro il partito. Pittella non trova appoggio nel partito di Luongo, lo appoggiano piuttosto Luongo, Speranza, Lacorazza, Margiotta, Polese, etc etc. Dall'altra parte ci sono cittadini che hanno come riferimento singole persone. Chi c'è tra chi governa e i cittadini? In genere sono poli che si respingono. A meno che non ci sia una recriproca utilità. Ma la politica è altro. E' progettualità per tutti. I progetti sono scremati dalle appartenenze di un tempo (quante correntelle ci sono oggi nel Pd o nel centro destra?, Chi se ne ricorda le sigle?) spesso orientati dall'onda anomala di chi osserva e commenta, quasi sempre contro. Ci si può lasciar travolgere?
In una regione come la Basilicata si può sperimentare un patto, un rapporto di fiducia a progetto, un accordo di reciproca convenienza sul terreno della legalità. I cittadini sentono i partiti lontani ma vogliono buona politica, ne contribuiscono a creare contenuti, presidiano spazi virtuali e reali, e chiedono l'intervento regolatore del governo pubblico in molte pratiche di cui si fanno autonomamente promotori.
Questa è una settimana decisiva per la regione. L'iter dello SbloccaItalia è in commissione, e venerdì si sceglie la capitale della cultura. Matera ha dimostrato di riuscire a imporre una strategia all'amministrazione. Un movimento dal basso che si è fatto buona politica.
Sul petrolio abbiamo bisogno di impegno collettivo (sì, anche di Folino che non si salverà da solo se la Basilicata muore) e trasversale. Per un progetto che è poi il principale dei progetti.Perchè porta risorse. Dall'altra parte non è pensabile che le associazioni ambientaliste, singoli, comitati facciano a gara per dimostrare chi grida di più. Abbiamo bisogno di certezze senza pregiudizi che riguardano la nostra salute. E questo è il primo punto imprescindibile. Poi c'è bisogno di sentinelle, i giornali hanno un ruolo in questo. E torniamo alla buona informazione. Non mi risulta che nessuno, tranne questo giornale, abbia denunciato conflitti con Eni dal dipartimento ambiente e business del giovane consigliere figlio di papà attorno a Tempa Rossa. Questi sono fatti. E qualcuno deve far sì che tutta la comunità ne sia informata. Poi bisogna sentirsi parte di un tutto, nessuno fuori, e accompagnare i traguardi. Con trasparenza. Ci ha fatto sorridere ma in fondo ieri Cosimo Latronico ha fatto bene a raccontare di aver ricevuto da Zaza una “raccomandazione” da portare a Berlusconi. Allora sforziamoci per una raccomandazione unica, per questa regione che sa spesso ribaltare il suo destino. Prendete, ancora una volta, Matera. Doveva scomparire come provincia, ora “rischia” di diventare una capitale.

 

l.serino@luedi.it

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