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La direzione del Pd boccia gli alleati di Scopelliti
Per le regionali «non c'è spazio per i naufraghi»

Calabria

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FEROLETO ANTICO (CZ)   – Mario Oliverio, il vincitore delle primarie, non ha mai ricevuto tanti complimenti come lunedì sera durante la riunione della direzione regionale che si è tenuta al T Hotel Feroleto Antico. Peccato che lui non c’era, intrattenuto a Cosenza in una concomitante adunata di partito con Ernesto Carbone e tutta l’area ex bersaniana. 

Il segretario Ernesto Magorno ha iniziato i lavori in ritardo proprio per attendere il candidato a presidente, ma poi l’ha giustificato «era impegnato in una manifestazione elettorale». In realtà la sovrapposizione non ha pesato nell’economia dei lavori, anzi è stata particolarmente affollata. E poi sono stati notati, tra gli altri, Nico Stumpo, Nicola Adamo, Brunello Censore. Perché era stata convocata e cosa ha deciso il massimo organismo regionale? La direzione è stata convocata per ribadire che il Pd non imbarcherà i naufraghi di Scopelliti. Cosa che ha fatto, non inventandosi nulla ma ripetendo pedissequamente il documento del 30 giugno scorso in cui c’è scritto dei criteri per fare le liste e come scegliere i candidati. Codice etico, direttive della Commissione parlamentare antimafia e, soprattutto, applicazione, senza deroghe, dello statuto. Ma c’era bisogno di fare questo passaggio? Evidentemente sì, perché il pomo della discordia, diradato ieri sera, era di dare significato e sostanza alla parola “allargare”. 

Cosa significa esattamente? Intorno a questa paraola si è sviluppata la discussione che è partita con l’introduzione di Magorno, «i calabresi si aspettano da noi un progetto che è diverso da quello che ha fatto la destra. Ha detto bene Oliverio nel dire che noi non commissarieremo e sapremo mettere in campo queste energie che sono state sotterrate in questi anni. La gente di Calabria vuole essere ascoltata e vuole che le cose che vengono dette poi vengono realizzate. Io sono pronto a fare la mia parte per la strada dell’unità», sottolieanzo che «non ci sono due Pd» . 

Poi con una sintetica replica il segretario ha informato l’uditorio che mercoledì insieme a Oliverio si recherà da Lorenzo Guerini per affinare le tematiche che ieri sera sono state abbozzate. A entrare subito nel vivo del tema è stato Mario Maiolo che ha rifiutato un accordo con Ncd-Udc perché, fra l’altro, «con questa legge elettorale dove la maggioranza prende 17 seggi e la minoranza 13, bastano due o tre consiglieri che si spostano per rovesciare chi ha vinto e noi non possiamo imbarcare un cavallo di Troia». 

Pochi accenni a quel che è successo alle provinciali di Cosenza dove la sinistra perde un baluardo. Ne hanno parlato Cesare Marini, Pietro Midaglia, Giovanni Manoccio e Italo Reale. Quest’ultimo ha detto argutamente: «Perché vi meravigliate, mica hanno votato i cittadini, ma solo la classe politica». Per una provincia che si perde un’altra si guadagna, così Pino Soriero ha ricordato che Enzo Bruno ha espugnato il fortino di Wanda Ferro. Sandro Principe ha difeso l’attività del gruppo regionale, non in astratto, ma per i contenuti prodotti, «Mario Oliverio troverà documenti belli e pronti».

Magorno nel suo interevento ha spezzato una lancia in favore della parità di genere, anche se Valeria Capalbo ha detto al Quotidiano «Sulla preferenza di genere vorrei che il partito prendesse un impegno serio e ufficiale appena si insedia il prossimo Consiglio regionale ma soprattutto che nelle liste ci siano candidate donne non come tappabuchi e riempiliste ma donne autorevoli radicate sul territorio sulle quali il Pd possa puntare». Stefania Covello ha lanciato una freccia al curaro consigliando Oliverio di guardarsi da «chi lo stimola in negativo». Gianluca Callipo ha ricordato i 55 mila voti delle primarie. Ergo.Particolarmente spiritosa è stata Lina Seva che ha ricordato a Magorno una frase del Manzoni “… e il concitato imperio, e il celere obbedir…”, «detto da una comunista ci può stare la provocazione del fascio littorio».

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