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Sblocca Italia, passo avanti in Commissione Ambiente
Passano gli emendamenti su bonus e Memorandum

Basilicata

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L’ANNUNCIO arriva quando è ormai notte. Pochi minuti dopo il voto in Commissione Ambiente, che almeno per ora fa segnare un punto a favore della Basilicata. Passano due degli emendamenti presentati dai parlamentari lucani, che riguardano bonus idrocarburi e fondo destinato alle regioni derivante da una parte dell’imposta sul reddito delle società estrattive (Ires). Tecnicamente sono gli emendamenti 36.2 e 36.07. Il primo - dei deputati del Pd, riformulato dalla relatrice Pd Chiara Braga e sottoscritto anche dal deputato di Forza Italia, Cosimo Latronico - prevede che il fondo con cui fino a ora è stata finanziata la cosiddetta carta idrocarburi venga destinato in parte a misure di coesione sociale (attraverso l’introduzione di una social card). E per la restante parte, in promozione di azioni di sviluppo economico mediante i decreti attuativi annuali del Mise d'intesa con le Regioni interessate. Una causa su cui avevano spinto molto i sindacati lucani e che poi la Regione aveva fatta propria. Che guarda alle risorse provenienti dalla modifica dell’articolo 45 legge 99 del 2009 istitutivo della card benzina come il principale bacino a cui attingere per nuove misure di welfare locale. Un tesoretto di cui la Basilicata è beneficiaria in maniera preponderante, visto che è stata confermata l’esclusione dei territori che ospitano rigassificatori.
Il secondo, invece, riprende i contenuti del Memorandum sottoscritto nel 2011. E raddrizza la mira rispetto all’articolo 16 del successivo decreto “Crescitalia” che l’aveva tradotto in un piatto di lenticchie. L’emendamento riformulato dalla relatrice del Pd - che raccoglie anche la sostanza di un emendamento dello stesso tenere presentato da Latronico, e che ieri sera ha avuto l'ok della Commissione - prevede che il 30 per cento delle maggiori entrate provenienti dall'Ires finisca in fondo per lo sviluppo a favore della regione per le nuove estrazioni sia di Eni che di Total. Quando si parla di maggiori entrate si fa riferimento alla produzione aggiuntiva sulle concessioni già autorizzate, a partire dall’entrata in vigore del decreto interministeriale del 2013. Il modificato articolo 16 fissava, invece, l’aliquota del 30 per cento solo per gli importi fino a 130 milioni, riducendola al 15 per cento per gli quelli superi, ma non oltre i 50 milioni di euro. E soltanto a fronte di nuove estrazioni. Questa aliquota, secondo le previsioni che ne aveva fatto il governatore Pittella nella conferenza stampa seguita all’approvazione del decreto “Sblocca Italia” in Consiglio dei ministri, porterebbe all’incirca 6 miliardi di euro per i prossimi 20 anni per la produzione aggiuntiva su concessioni già esistenti. «Un buon risultato» - commentano all’indomani Pd e Forza Italia - rispetto al testo del decreto che aveva del tutto bypassato i contenuti del memorandum. Ma per adesso solo parziale. Perché entrambe le positive novità che si sono aggiunte sul piatto della contropartita dei lucani rispetto alle attività petrolifere si dovranno ora misurare con la verifica della disponibilità finanziaria in Commissione Bilancio. Le misure dovranno convincere anche il ministero dell’Economia, dove mercoledì scorso il governatore Pittella, accompagnato dal direttore generale della Regione, ha tentato l’ennesimo pressing istituzionale. Punto sul quale l’attenzione rimane molta alta. Ma il lavoro della Commissione non finisce qui. Sono ancora al vaglio gli altri articoli dello Sblocca Italia, che continuano a interessare in maniera diretta la Basilicata. E’ attesa per oggi la discussione sull’emendamento che punta a escludere dal patto di stabilità interno le royalties destinate a finanziare programmi di sviluppo di infrastrutture, di progetti produttivi e di tutela ambientale. E rimane ancora in piedi il confronto-scontro sul tanto avversato articolo 38 dello Sblocca Italia che sottrae la procedure di valutazioni di impatto ambientale alla Regione per assegnarle al Governo centrale. Gli emendamenti sono tanti, compreso quello del deputato Vincenzo Folino, che ne chiede la totale cancellazione. Battaglia portata avanti anche delle associazioni ambientaliste che mercoledì si sono date appuntamento a Roma.

m.labanca@luedi.it

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