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Ecco quanti soldi vale il nuovo Memorandum
Parla Franco Terlizzese

Basilicata

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POTENZA - Un tesoretto da quasi 94 milioni di euro all’anno per 10 anni. Tanto dovrebbe entrare nel fondo per infrastrutture e lavoro nelle aree delle estrazioni se verrà approvato l’emendamento allo “Sblocca Italia” appena passato alla Camera in commissione Ambiente. Per arrivare ai tanto sospirati 250 milioni, invece, occorrerà il via libera per nuove trivellazioni.
E’ sempre l’analisi commissionata nel 2011 dalla Regione Basilicata agli scozzesi del gruppo Wood Mackenzie il prospetto più attendibile per calcolare il gettito fiscale che dovrebbe affluire nel fondo Memorandum.
A confermarlo al Quotidiano è il direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero per lo sviluppo economico Franco Terlizzese, la massima autorità amministrativa in materia di petrolio e affini.
Terlizzese fa chiarezza anche sulle cifre, e in particolare sui 250 milioni apparsi anche il mese scorso nelle slide illustrate dal governatore lucano Pittella durante la conferenza stampa dedicata allo “Sblocca Italia”.
«E’ una previsione di massima agganciata ai progetti inclusi nella Strategia energetica nazionale». Precisa. «Quindi si basa sull’avvio di alcuni programmi di estrazione, che al momento esistono soltanto sulla carta. La maggior parte riguarda sicuramente la Basilicata, ma fino a quando non si inizieranno le attività è difficile stabilire il loro livello di redditività. Senza vedere cosa c’è davvero sotto non si possono stimare con certezza né i costi d’esercizio né il loro gettito fiscale».
Questo il dato tecnico-contabile. Poi c’è una premessa di ordine politico che non va dimenticata.
«Bisogna dire che i soldi in più arriveranno solo se i lucani diranno di sì a questi progetti. Altrimenti si fa disinformazione».
Quanto all’emendamento al testo dello “Sblocca Italia” appena approvato dalla Commissione ambiente della Camera, che ridefinisce i termini del decreto attuativo del fondo Memorandum, Terlizzese spiega il meccanismo.
«Si tratta di disaggregare il gettito Ires prodotto dal petrolio estratto in Basilicata da quello versato da compagnie come Eni che hanno bilanci molto complessi. Per questo serve costituire delle nuove società ad hoc, altrimenti il rischio è che i costi di attività che avvengono altrove, come la raffinazione, sommati a quelli di esercizio dei pozzi e degli impianti di estrazione, abbattano gli utili fino ad azzerare il prelievo fiscale. Non è mica detto che una compagnia produca utili tutti gli anni. Dipende anche dall’ammortamento degli investimenti iniziali. Per capire quanto entrerà nelle casse dello Stato dal petrolio estratto in Basilicata bisogna analizzare i profili di produzione descritti nei business plan depositati dalle imprese, come fatto nel report di Wood Mackenzie».
Ma cosa dice la superconsulenza commissionata da via Verrastro agli esperti d’oltremanica?
Rispetto ai livelli già autorizzati dagli accordi Stato-Regione del 1998 (Eni-Val d’Agri) e nel 2004 (Total-Tempa Rossa) mancano all’appello circa 75mila barili, che in 28 anni dovrebbero produrre un gettito Ires nelle casse dello Stato, di 7miliardi e 75 milioni di euro. Oltre ad Irap, e royalties varie.
Considerato l’aumento recente dell’aliquota Ires il gettito salirebbe a 8miliardi e 700 milioni. Sempre in 28 anni. Quindi in media ogni anno il 30% del prelievo destinato al fondo per infrastrutture e lavoro arriverebbe a poco meno di 94milioni.
E se venisse approvato l’aumento di produzione da 25mila barili al giorno in Val d’Agri? Evidentemente, dato che impianti e infrastrutture necessarie, come il centro oli di Viggiano e l’oleodotto Monte Alpi, sono già attivi e funzionanti ad Eni basterebbe un piccolo investimento e la redditività del petrolio estratto sarebbe molto alta, vicina al 100% del valore di mercato.
Altri 95 milioni annui medi secondo i calcoli di Wood Mackenzie aggiornati per l’aumento recente dell’aliquota Ires.
Totale: 189 milioni di euro ogni anno per costruire strade, ferrovie e promuove iniziative imprenditoriali capaci di restituire occupazione e ricchezza a una regione bisognosa come la Basilicata.
Certo le compagnie potrebbero provare a scaricare tutto il costo degli investimenti iniziali proprio nei primi dieci anni, regalando allo Stato un’imponibile maggiore, in linea teorica, quando la legge prevede che si fermi il contributo al fondo Memorandum. Ma per gli esperti scozzesi, a parità di pozzi, la redditività maggiore di giacimenti come Tempa Rossa e Val d’Agri dovrebbe essere raggiunta proprio in partenza, per declinare in maniera graduale negli esercizi successivi fino ad esaurimento.
Occorre vigilare, insomma. Anche per questo la costituzione di società ad hoc rappresenta una semplificazione non da poco, per consentire a chiunque di leggere i bilanci in maniera facile, e assicurare il giusto ristoro a un territorio ricco di risorse, eppure ancora povero di opportunità.

l.amato@luedi.it

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