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Potenza alle prese con il conto alla rovescia
E si prospetta un pessimo scenario

Basilicata

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POTENZA - «Sia chiaro, non è il sindaco a proporre il dissesto». L’opzione spetta al collegio dei revisori, ricorda il primo cittadino di Potenza, Dario De Luca, che così risponde alla nota del segretario del Pd e ai sei punti con cui Antonio Luongo accusa l’amministrazione di voler a tutti i costi dichiarare dissesto.
«Si sta cercando a ogni costo di portare la città al dissesto - ha detto Luongo al termine di una riunione a cui ha partecipato tutta la dirigenza del partito - In situazioni similari i bilanci sono stati sempre approvati tra mille sacrifici e con una ferma volontà di evitare avventure alla comunità cittadina», ha aggiunto difendendo così il lavoro dell’ex sindaco Vito Santarsiero. «L’inerzia sta portando una oggettiva e storica situazione di difficoltà ad un punto di irreversibilità».
«Stia tranquillo Luongo - ha replicato De Luca - il sindaco non ha la potestà di fare il dissesto. Prendo atto solo della situazione in cui siamo: senza soldi per nulla, soprattutto onorare i debiti con i lavoratori».
Quello che De Luca manda a dire è che in realtà la decisione è in mano a un organismo messo a tutela del consiglio comunale, non del sindaco. «Il dissesto è una condizione economica e giuridica: c’è o non c’è. E così come nessuno lo procura volontariamente, è un reato non dichiararlo quando esiste».
Dal Pd, però, è arrivato un richiamo diverso. «Noi riteniamo che nonostante le ben note e storiche problematiche economiche della città, si possa e si debba evitare il rischio del dissesto che porterebbe alla città la chiusura di servizi, tariffe al massimo, impossibilità di accedere a mutui, danno a tutti i creditori dell’ente, seri rischi di mobilità e licenziamento», continuava la nota di Luongo.
Nella partita è determinante il ruolo della Regione. Il presidente Marcello Pittella ha chiesto di non farne un referendum sul dissesto, né trasformare questa fase delicata per la città di Potenza in un ring pro-contro le vecchie amministrazioni.
La Regione, ha assicurato, starà accanto al capoluogo, difendendone ruolo e servizi. Certo, i 25 milioni di euro richiesti dall’amministrazione De Luca per coprire il disavanzo non sono una cifra sopportabile dalla casse di viale Verrastro.
Ma ieri, nella conferenza stampa convocata sulla governance degli enti locali, Pittella ha spiegato che «onoreremo gli impegni, sempre nell’ambito delle possibilità finanziarie della Regione, ma anche in questo caso interverremo sui servizi essenziali per evitare che la vicenda pesi sui cittadini».
Possibile, insomma, che ai dieci milioni di euro di contributo già annunciato - ma non bastevole secondo l’amministrazione comunale - si possa affiancare qualche strategia sui servizi.
Nel frattempo, all’interno del centrosinistra si fanno avanti posizioni discordanti. Tra gli alleati ci sono molti dubbi sul da farsi.
Dopo la nota di Luongo le sigle minori e di area non democratica hanno deciso di chiedere conto al partito di maggioranza relativa. Luongo non esplicita il comportamento che il partito osserverà in caso di dissesto “controllato”.
Al momento i conti del comune sono allo studio del commissario ad acta, Vincenzo Greco, nominato dal prefetto dopo la mancato presentazione del bilancio di previsione da parte della giunta. Se fosse il commissario a dichiarare l’impossibilità di chiudere un bilancio in pareggio, la conseguenza sarebbe inevitabile: lo scioglimento del consiglio.
C’è però in piedi una strada parallela che passa per l’aula consiliare di via Nazario Sauro.
Se il collegio dei revisori dei conti valutasse negativamente i conti comunali, suggerendo l’ipotesi dissesto, sarebbe compito del consiglio comunale approvare o meno questa condizione. In caso di voto favorevole, il deficit economico sarebbe gestito da tre commissari nominati dal Viminale, mentre consiglio e governo resterebbero in carica per l’ordinario. Ma a patto che la decisione sia arrivata prima dell’azione del commissario ad acta.
La scelta è delicata. Della vicenda si interesserebbero magistratura contabile e ordinaria. Forte, poi, il peso per tutti i consiglieri rispetto alla responsabilità nei confronti della comunità che, ad ogni modo, gli ha consegnato un mandato e che del dissesto sarebbe la prima vittima.

s.lorusso@luedi.it

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