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Regione, grane per le candidature nel centrosinistra
A Crotone il Pd non vuole Sculco. Scontro sugli uscenti

Calabria

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CATANZARO - I tempi stringono e la discussione è ormai concentrata sui nomi dei candidati al Consiglio regionale. E se il centrodestra sta chiudendo il cerchio con il passaggio dei dissidenti di Ncd e Udc, che hanno costituito l'alleanza "Alternativa Popolare" (LEGGI), il centrosinistra è combattutto tra la sfida del rinnovamento e quella delle candidature di colonnelli e "ritorni pericolosi".

A Crotone, ad esempio, è bagarre. Una vera e propria levata di scudi si è alzata nel corso dell’incontro della direzione provinciale del Partito democratico a Crotone contro la candidatura di Flora Sculco, figlia di Enzo, leader dei Demokratici, movimento territoriale che fa capo all’ex consigliere regionale della Margherita. Se Mario Oliverio ha giustificato il suo “niet” all’Ncd con l’ormai noto «i calabresi non capirebbero», la stessa cosa ha detto il sindaco di Crotone e presidente del Pd regionale: «i crotonesi non capirebbero l’ingresso di Sculco in lista, così come di altri assessori che hanno governato con Scopelliti».

Vallone aveva ribadito il concetto anche intervenendo nel fine settimana ad un convegno dell’Italia del Meridione, nella sua prima uscita ufficiale da presidente della Provincia di Crotone. «Si alimenterebbe la sfiducia nei cittadini - ha detto - già molto alta e che noi, spesso, contribuiamo a far crescere». Nella direzione provinciale, è stato ancor più esplicito, non escludendo contromosse nel caso in cui passasse la linea di coinvolgere i Demokratici a livello regionale.

Ma il problema delle candidature non si limita solo a Crotone, anzi. Mario Maiolo, annunciando la volontà a non ricandidarsi al consiglio regionale, ha risolto una grana a Mario Oliverio ed Ernesto Magorno. Il candidato presidente da giorni si è trasferito a Lamezia dove si stanno approntando le liste di tutto il centrosinistra. Ieri è toccato al Pd e la discussione non è stata certo fluida. Da una parte si chiede la deroga per ridurre il 30% delle quote femminili nelle liste per assecondare le richieste di candidature e dall'altra c'è la volontà di Oliverio non ci cedere a deroghe, altrimenti si rischia una deriva per non debordare. 

Ci sono pressioni di consiglieri uscenti che, sapendo di non aver nessuna possibilità di essere eletti, chiedono la presenza nelle liste satelliti. E poi c’è la questione dei consiglieri regionali uscenti e di quelli tra questi indagati. Nicola Adamo e Pierino Amato si sono messi da parte in modo autonomo come ha fatto Maiolo, con la differenza che nel caso di Adamo avrebbe dovuto chiedere per la seconda volta (dopo Capo Suvero) la deroga sapendo che non gli sarebbe stata concessa in nome del nuovo credo del rinnovamento. 

Poi c'è la questione dei consiglieri regionali uscenti indagati che pone più che altro un problema etico con il rischio di trascinare in consiglio eventuale conseguenze di condanne. Tra i consiglieri uscenti c’è la posizioni delicata di Demetrio Naccari e Tonino Scalzo su cui prendono due richieste di rinvio a giudizio, il primo per avere favorito la moglie in un concorso per dirigente medico, il secondo per i concorsi all'Arpacal la cui sentenza dovrebbe uscire la prossima settimana. Poi ci sono i consiglieri indagati per la vicenda delle spese dei gruppi regionali e qui l’elenco si fa lungo con Sandro Principe, il capogruppo, che potrebbe pagare responsabilità che potrebbero essere dei singoli colleghi. 

E infine c’è l’inchiesta che coinvolge nuovamente i consiglieri del Pd Naccari e Ciccio Sulla quali componenti della Giunta Loiero (LEGGI). Ma, come fa notare qualche esponente del Pd, richiamando quanto detto da Matteo Renzi alcune settimane fa, «le liste del Pd le fa il partito e non altri» e per «altri» si intende anche la magistratura.

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