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Renzi mette la fiducia
Ma l’articolo 38 divide

Basilicata

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POTENZA - Se per la Basilicata ci saranno o meno i maggiori benefici attesi dal nuovo testo dello Sblocca Italia, così come lincenziato dalla commissione Ambiente, sarà la Commissione Bilancio a deciderlo. Un verdetto atteso per questa mattina, con la relazione che verrà inviata alla Camera dei deputati, dove l’iter della conversione in legge del decreto si è stoppato, proprio in attesa della verifica della copertura economica.
E’ questo il più grande ostacolo che bisogna superare al momento prima di cantare definitiva vittoria rispetto alle ultime modifiche introdotte con gli emendamenti della scorsa settimana: conversione del fondo idrocarburi in un fondo di coesione sociale; aliquota del 30 per cento sull’Ires pagata dalle società petrolifere su nuove estrazioni che alimenterà un tesoretto di interventi di sviluppo (secondo gli assi già delineati nel Memorandum del 2011); royalty fuori dal patto di stabilità interno, di cui 50 milioni per il 2014, e a partire dal 2015, per sempre, su tutte le produzioni aggiuntive, in percentuali stabiliti, di in anno in anno, dalle leggi di Stabilità del Governo.
L’ok della Commissione Bilancio equivarrebbe a un sostanziale via libera definitivo a queste previsioni. E’ ormai chiaro che il Governo intende ricorrere alla questione di fiducia per velocizzare l’iter della conversione. Il che significa che non ci sarà spazio per nuovi emendamenti nella discussione in aula. A eccezione di qualche ordine del giorno con cui ora si spera di incidere su quella che ad oggi è la parte più delicata del decreto, cioè quella che riguarda le autorizzazioni ambientali.
Di certo non si potrà trattare di uno stravolgimento rispetto alla previsione attuale: procedure di Valutazione d’impatto ambientale trasferite dalle Regioni a Roma, entro il 31 dicembre; per le estrazioni su terraferma, generica intesa, sul nuovo titolo concessorio unico, tra Regione e Stato, dove però, in caso di controversia, il parere di quest’ultimo rimane determinate; mentre, per le attività in mare (autorizzate, con il nuovo decreto, anche lì dove prima erano vietate) è prevista una sorta di “mappatura” preventiva, con un maggiori compensazioni economiche ai comuni costieri interessati. Il tentativo sarà quello di integrare la norma con maggiori garanzie per i territori, cercando di rafforzare il peso del parere delle Regioni.
Una conquista difficile data la premessa da cui muovono le intenzioni del Governo Renzi: il petrolio è risorsa strategica da sfruttare al massimo, al di là delle resistenze dei singoli territori. E la questione ambientale resta il perno che farà spostare gli equilibri del voto lucano in aula. Il no del Movimento 5 Stelle è netto e chiaro.
Contro le «nuove tentazioni centralistiche» ha tuonato anche il deputato di Forza Italia, Cosimo Latronico, per altro membro della Commissione Ambiente. Che cosa succede, invece nel Pd? Il capogruppo Speranza che ha lavorato molto per portare a casa gli ultimi risultati si ritiene sostanzialmente soddisfatto. Sulla stessa line anche la deputata, Maria Antezza. Del resto l’appello di Renzi, nell’ultima direzione del Nazareno, è stato chiaro: sulla fiducia nessuna possibilità di voto di coscienza. Che però non convince Vincenzo Folino.
Il deputato rimane comunque sospeso e il suo voto in aula potrebbe tradursi in un’astensione. Si era detto cautamente ottimista sulle novità introdotte in Commissione, ma resta molto critico sull’articolo 38, soprattutto se gli ordini del giorno in aula non dovessero riuscire nell’intento.
Ma l’articolo 38 non convince neanche fuori dall’Aula. Vanno avanti le manifestazioni degli ambientalisti che ne chiedono la cancellazione o, comunque, la profonda revisione.
Mentre sono sempre più le voci che gridano all’incostituzionalità della norma. Dopo Puglia e Basilicata, anche la Lombardia annuncia la volontà di impugnare l’articolo davanti alla Corte Costituzionale.
«Il provvedimento del Governo presenta profili di grave alterazione di adeguati procedimenti autorizzatori, oltre che di lesione delle competenze regionali in materia», ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente, Claudia Maria Terzi. Insomma, al di là dell’esito in Parlamento, rimane sempre aperta la porta della Suprema Corte.

m.labanca@luedi.it

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