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«Hanno vinto i petrolieri e ha perso il popolo lucano»
Intervista alla deputata lucana Mirella Liuzzi

Basilicata

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POTENZA - Mirella Liuzzi, deputata lucana del Movimento 5 Stelle non le manda a dire. E’ stata tra le più critiche contro il decreto Sblocca Italia nei passaggi istituzionali in Commissione Ambiente. E subito svela un retroscena: «Durante l'esame in commissione ambiente venerdì sera, il governo presentò un emendamento (a prima firma Simona Vicari, sottosegretario dello Sviluppo economico) in cui sostanzialmente si inserivano anche le opere di trasporto, stoccaggio e trasferimento degli idrocarburi in raffineria tra le opere strategiche. Ciò significa che il Tap e Tempa Rossa o gli oleodotti fino a Taranto, sarebbe stati difendibili anche con i militari. Il presidente della commissione (Realacci) aveva accettato e numerato questo emendamento e dato termine a noi deputati per i subemendamenti. Ho scoperto io questa modifica e sono intervenuta. E dopo le mie dichiarazioni in Commissione , Realacci ha confessato di non averlo letto prima ed è tornato sui suoi passi dichiarando l'emendamento inamissibile. Chissa come sarebbe finita se non me fossi accorta».
Parte così l’intervista alla deputata grillina Liuzzi.

Ma lei pensa sempre tutto il male possibile del petrolio?

«Non è l'elemento in sé a preoccuparmi, ma l'uso antropico che se ne fa. Molta della nostra vita dipende dal petrolio (dal settore dei trasporti alla produzione di cibo, alla costruzione e manutenzione delle infrastrutture) fino anche alla produzione di altra energia. Dopo diversi decenni di crescita vigorosa, a partire dalla metà del decennio scorso, la produzione petrolifera globale è entrata in una situazione di stasi persistente, come sottolineato dai rapporti Aspo. Le scoperte di nuovi giacimenti hanno raggiunto il loro massimo storico verso la metà degli anni 1960. Da allora sono in declino. E' dal 1985 che si consuma più petrolio di quanto non se ne scopra e la corsa al suo sfruttamento non ritarderà questo processo. Infatti il decreto sblocca italia attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. E' folle! Se questo Governo non utilizzasse slogan, ma ragionasse in prospettiva, capirebbe che le riserve nazionali andrebbero usate in un futuro quanto più lontano come riserva di composti chimici preziosi (a patto che non si alteri la catena alimentare) durante la stagione di cambiamenti climatici che affronteremo».

Ma l’alternativa quale sarebbe?

«Energie rinnovabili, e non solo. Il Movimento 5 stelle porta avanti da anni l'idea di Rifkin e di numerosi altri scienziati: energia in rete e razionalizzazione dei consumi, piano di trasporti alternativo incentivando mezzi pubblici piuttosto che privati (a tal proposito ci siamo fatti portatori in parlamento della definizione di carpooling ed abbiamo proposto una legge quadro sul riordino del Tpl), una politica agricola adeguata ad un periodo di progressivo restringimento delle disponibilità energetiche, incoraggiamento all'autoconsumo e all'autoproduzione ad ai processi di riuso e riciclo, aumento efficienza energetica e di infrastrutture di accumulo dell’energia rinnovabile».

Fuori dai denti. Ma questo Sblocca Italia è vantaggioso o no per la Basilicata?

Come è scritto sia nelle relazioni del decreto sia nei documenti del centro studi della Camera (quindi non una valutazione del M5S), l'esclusione dal patto di stabilità delle royalties e il passaggio della competenza da Regione a Stato, servirà ad aumentare le istanze di ricerca e di estrazione degli idrocarburi nelle regioni. Punto. A fronte di questo obiettivo del Governo, si è barattata la salute dei cittadini e del nostro territorio per qualche spicciolo in più che servirà a risarcire le popolazioni interessate da trivellazioni tramite una “social card”, grazie all'emendamento vergogna di Speranza. A fronte del raddoppio delle estrazioni in Basilicata (in teoria si dovrebbe passare da 80mila barili a circa 150mila), aumenteranno i costi sanitari, i costi ambientali e quelli di bonifica. Per cui non vedo cosa possa cambiare in meglio, a maggior ragione che non ci sarà nessuno sviluppo occupazionale. Basti pensare che l'intera Saudi Aramco, compagnia di bandiera saudita che gestisce una produzione di solo petrolio che è 80 volte più grande di quella italiana, impiega 50.000 persone, mentre in Italia dall'ex Ministro Passera fino ad arrivare a Renzi, vogliono farci credere che ci sia possibilità di lavoro per addirittura 25mila italiani. Niente di più falso».

Lei intanto come portavoce grillina lucana ha portato a casa qualcosa?

«Sono stati approvati quattro emendamenti a mia prima firma, uno sulla banda larga e tre sul petrolio. In relazione all'articolo 38 è stato inglobato un mio emendamento in cui le società che fanno richiesta di titoli minerari devono allegare una domanda fideiussoria. Io proponevo 10 milioni per kmq, ma purtroppo questa parte è stata rimossa. In più sono stati approvati due miei emendamenti che obbligano gli operatori del fossili ad istituire un registro in cui devono indicare le quantità esatte di rifiuti solidi e liquidi (pena la revoca dell'autorizzazione) e l'aumento i costi per la presentazione di istanze per l'esplorazione e la produzione di idrocarburi da parte del Ministero dello Sviluppo economico».

Può illustrare nei dettagli i suoi emendamenti a partire da quello che chiede l'allineamento delle concessioni al pari di quelle norvegesi?

«Certo. Una delle proposte più importanti riguardava l'adeguamento dei canoni annui per i permessi di prospezione, di ricerca e le concessioni di coltivazione e stoccaggio di idrocarburi a quelli norvegesi. Se il Governo avesse davvero voluto ricavare più soldi, gli sarebbe bastato aumentare la percentuale delle tasse di concessione governativa che i petrolieri pagano: in Italia è di circa 300 euro per kmq, mentre in Norvegia è di 3.850 euro nei primi due anni, fino ad arrivare a più di 15mila euro in quelli successivi. La bocciatura di questo emendamento dimostra quanto siano false le affermazioni di Prodi di questa estate (“Quel mare di petrolio che giace sotto l'Italia”) e di Renzi (“Abbiamo un sacco di petrolio in Basilicata o in Sicilia che non tiriamo su per problemi dei comitati di turno”). Invece il nostro petrolio oltre che ad essere a grosse profondità, è anche di scarsa qualità e ha bisogno di molta raffinazione. Se applicassimo le tasse norvegesi, alle compagnie petrolifere semplicemente per loro non converrebbe più trivellare in Basilicata».

Intanto però dal Pd lucano si grida alla vittoria...

«In realtà hanno vinto le compagnie petrolifere e perso i cittadini lucani. E sulla ipotetica vittoria del Pd, avrei anche qualcosa da ridire. Il testo in origine presentava l'esenzione dal patto di stabilità delle royalties fino al 2018. Le modifiche in commissione hanno stabilito che sarà di volta in volta la legge di stabilità a garantire questo svincolo e il limite della esclusione. Ciò significa che potrebbe valere per sempre o solo fino all'anno prossimo».

E Folino che pareva essere più grillino dei grillini che ha fatto alla fine?

«Che quella di Folino fosse tutta una messa in scena, lo avevamo capito fin dall'inizio. Prima dell'esame in Commissione, quindi appena dichiarò di essersi autosospeso, votò in aula contro l'incostituzionalità del decreto. Dunque era chiaro che non si sarebbe mai opposto allo sblocca Italia».

Si va verso la richiesta di fiducia da parte del governo. Al senato un paio di settimane il suo collega parlamentare lucano Petrocelli è stato espulso per le proteste vibranti. Può accadere lo stesso alla Camera?

«In realtà io sono stata già espulsa per 25 giorni a seguito delle proteste in relazione al decreto Imu - Bankitalia, dove grazie ad una ricapitalizzazione, furono regalati 7,5 miliardi ad Unicredit e Intesa San Paolo. Lo sblocca italia per assurdo, supera anche quel decreto. L'obiettivo non è essere espulsi, ma far sì che il Governo ritiri questo decreto».

Politica e partiti. Intanto è polemica sull'esclusione da parte di Grillo di quelli che lo hanno criticato al Circo Massimo. La sua opinione?

«Scelta discutibile. La loro esclusione era evitabile poiché non sono portavoce del M5S e non sono eletti».

Il movimento grillino realisticamente segna un punto di arresto rispetto ai sondaggi o può ancora crescere?

E' passato solo un anno e mezzo di legislatura: il partito di Monti si è diviso tra “Per l'Italia” e “Scelta Civica”, Sel ha perso diversi deputati che hanno fondato un nuovo partito “Led” che sostiene la maggioranza, il PdL si è diviso in “Ncd” e “Forza Italia”, il Partito Democratico ha più correnti che iscritti. Il M5S è ancora lì, nonostante qualche fuoriuscito e riesce a mantenere saldi i propri principi ed ideali. Possiamo di certo ancora crescere, come sta avvenendo in Basilicata, dove la presenza di nuovi consiglieri comunali del M5S ci permette di lavorare ancora meglio sui territori».

Un pensiero conclusivo su Matera 2019?

«Ho saputo della vittoria di Matera mentre eravamo in commissione ambiente a votare gli articoli sul petrolio. E' chiaro che accanto alla felicità iniziale, è arrivato anche il dispiacere di vedere la mia città capitale della cultura con le trivellazioni attorno (nel territorio materano ci sono istanze di ricerca). Il mio auspicio è che sia proprio questa incoronazione a cambiare il paradigma economico ed energetico di questa regione. La cultura, la bellezza e la nostra salute, la nostra terra, viene prima di qualsiasi atto speculativo da parte delle compagnie petrolifere».

Intanto Antonello Caporale parla di un baratto petrolio lucano per Matera capitale della cultura. Lei cosa ne pensa?

«Non credo a questa cosa del baratto. Matera è capitale perchè se lo merita. Altre valutazioni mi sembrano strumentali. Mi pare, oltretutto, che Caporale intendesse mettere in evidenza il contrasto tra una capitale della cultura circondata dai pozzi petrolifere. Su questo sono d’accordo. Sono due cose che non si conciliano. Sulle altre polemiche ritengo siano strumentali. Anche la posizione di Fratelli d’Italia che sostiene che Matera sia stata premiata per Pittella mi pare una forzatura estrema. La verità è che è una città che dal punto di vista culturale e storico ha meritato».

s.santoro@luedi.it

 

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