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Saltano mense e sezioni
Cos’altro può togliere il commissariamento?

Basilicata

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POTENZA - Mentre a Matera ormai si pensa alla cultura come a un investimento concreto, a Potenza si sceglie di tagliare proprio nei luoghi in cui la cultura dovrebbe iniziare a sbocciare. Mentre assessori e consiglieri si difendono perchè la responsabilità non è la loro ma di chi li ha preceduti (ma Santarsiero non diceva - e veniva criticato per questo - la stessa cosa?), torna alla mente una bellissima frase di Italo Calvino. «Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai per soldi, perchè le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere». Non mi sembra una considerazione lontana dalla realtà.
I primi servizi a essere bloccati o soppressi sono quelli destinati ai più piccoli. E consola poco sentirsi dire: “lo facciamo perchè non siano le nuove generazioni a pagare”. Nei fatti è già così, stanno già pagando gli errori degli adulti. E con la rassegnazione tipica del potentino, ci stiamo abituando già all’ennesima stagione di austerity, non consapevoli del fatto che ridurre i servizi significa ridurre ancora il numero di occupati. Perchè attorno alla scuola - ma ormai ce lo siamo dimenticati - girano tante economie che, ovviamente, verranno cancellate. E quelle economie - dall’addetto alla mensa, alla maestra - sono le poche che potrebbero garantire tasse al Comune e allo Stato.
In questi estenuati giorni di trattative con i genitori per cercare di trovare una soluzione alternativa al problema mensa, personalmente ho capito una cosa. In fondo amministratori e amministrati si somigliano più di quanto non pensino. Quello che si fa è inveire contro il Comune (al Comune lo fanno con i predecessori), che non garantisce diritti. E basta, non c’è una possibile altra strada. E quelli che con più veemenza lo fanno sono quelli che dal Comune finora hanno ricevuto molto. Parlo di tantissimi cittadini - bisogna avere il coraggio di dirlo - che tutto sembrano fuorchè poveri. Eppure si scopre che sono in tanti a non pagare quel servizio fondamentale. Una metà della popolazione scolastica sembra. Certo l’auto di lusso con cui “poveri” padri vanno a prendere i loro figli lascia poi perplessi. E ti chiedi come mai in questo benedetto Paese ormai non si faccia altro che cercare di “fregare” il prossimo, cercando di arraffare tutto quanto è possibile. Quindi la risposta che si dà a chi vuol provare a cercare una diversa soluzione è “Se paga il Comune allora va bene il tempo prolungato, altrimenti possiamo farne a meno”. Finchè paga Pantalone, insomma. Che importa se in quelle ore in più si può fare qualche ora in più d’inglese, per esempio, così mio figlio sarà meno ignorante rispetto a un coetaneo che vive a Parigi.
E di casi di disagio sicuramente ce ne sono, attenzione. Ma i veri poveri, di solito, non girano in Bmw e sono quelli che meno pretendono.
E’ nella città che c’è qualcosa di sbagliato. Negli amministrati e negli amministratori. C’è un’ottusità di fondo che talvolta sembra cancellare qualsiasi speranza di riscatto. Che ora sembra davvero assai lontano, per la verità. C’è ancora qui una mentalità aggressivamente assistenzialista, soffocante. E c’è, dall’altra parte, una evidente incapacità amministrativa. «Dovremmo raderla al suolo questa città - mi ha detto una volta un amministratore - e poi ricostruirla». A volte lo penso davvero. Soprattutto quando vedo i diversi gruppetti politici fare a gara a chi lancia l’insulto più a effetto. Ma che serve ancora per farci capire che siamo nel baratro? I servizi essenziali sono garantiti pure nel Comune più periferico. Nel capoluogo no. Dovunque si fa la Differenziata, qui finora abbiamo giocato. Arriverà il commissario, verremo commissariati? Forse sì, qualcuno se lo auspica. Io mi chiedo cos’altro potrà essere eliminato. Da cittadino, che paga tasse e mense, mi sento derubata. E mi sembra tra l’altro, che si continui tutti a viaggiare senza una prospettiva. E come a Matera ha vinto una collettività di persone, qui è una collettività che ha già perso.

a.giacummo@luedi.it

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