Salta al contenuto principale

L’emergenza è quella abitativa
Intervista all'assessore Stigliani

Basilicata

Tempo di lettura: 
3 minuti 59 secondi

POTENZA - Forse non tutti se lo aspettano. Dissesto o no, infatti, l’unico settore che probabilmente non subirà tagli è proprio quello delle politiche sociali del Comune di Potenza.
L’assessore al ramo, Nicola Stigliani, spiega il perché.

Assessore, con il grave disavanzo per il Comune di Potenza come si farà a far fronte al mantenimento di quei servizi essenziali alla persona?

«Per ciò che compete al mio assessorato - quindi con questo si intende l’assistenza alle fasce deboli (minori, anziani, immigrati, soggetti svantaggiati) - in questo contesto è addirittura privilegiato perché esistono dei fondi vincolati che passano dalle Regioni ai Comuni i quali hanno l’obbligo di spenderli in base alla loro destinazione secondo quanto stabilito dal Piano sociale regionale. Anche in caso di dissesto, dunque, saranno garantiti. Certo, non è una consolazione. Specialmente se si pensa che spesso il servizio è affidato a cooperative sociali che sono in credito nei confronti dell’amministrazione comunale, come nel caso di mensa e asili nido. Gli asili nido così come le mense scolastiche sono in netta difficoltà, è vero, ma non riguardano il mio assessorato quanto quello della Pubblica istruzione. Per ciò che mi compete posso dire che le cooperative sociali che si occupano ad esempio del centro diurno per disabili, come “Horus” che gestisce quello di Bucaletto o dell’assistenza domiciliare agli anziani come “Nasce un sorriso”, del 2013 avanzano quasi tutto».

Come mai, se esistono questi fondi vincolati?

«Purtroppo finora è successo che il Comune, a causa della grave condizione finanziaria in cui si trova, ha dovuto congelare questi fondi per chiudere il bilancio, maturando questi sostanziali debiti nei confronti delle cooperative. So che si stava cercando di andarle incontro con un intervento della Cassa Depositi e prestiti che con l’arrivo del commissario credo sia stato sospeso. Bisognerebbe però chiedere al sindaco che al momento ha la delega al Bilancio».

Siamo dunque in una situazione di emergenza per quanto riguarda le politiche sociali?

«In generale no, per i motivi fin qui illustrati. L’unica emergenza attuale è quella abitativa».

Come ha intenzione di fronteggiarla?

«Ci sono due questioni separate. Quella degli alloggi Ater, che vede a oggi lo sfratto di circa una decina di abusivi da via Tirreno e che non vede il Comune formalmente coinvolto, apprendendo la notizia direttamente dalla stampa. Ciò non toglie che non possiamo sollevarci dalle nostre responsabilità che subentrano in casi particolarmente critici in cui ci sia la presenza di minori e disabili e per i quali per legge intervengono gli assistenti sociali. E poi c’è la questione degli alloggi comunali. Attualmente il Comune non ha alloggi vuoti da poter usare per fronteggiare l’emergenza».

Quante sono a oggi le famiglie della città coinvolte nell’emergenza abitativa?

«Diciamo una novantina, 40 dell’Ater e 50 negli alloggi del Comune, esclusi i prefabbricati di Bucaletto. L’unità di direzione dei servizi sociali sta verificando caso per caso lo stato di necessità. A oggi per quanto riguarda gli alloggi comunali non abbiamo casi di abusivismo ma di morosità. Per quanto la verifica non sia stata ancora completata possiamo tranquillamente dire che non tutti sono in effettivo stato di necessità, sia per conformazione nucleo familiare che per reddito».

Quindi hanno ragione i cittadini in graduatoria quando dicono che manca una trasparenza nelle graduatorie comunali per gli alloggi?

«No, è una questione di percezione dovuta a un disordine generale, al quale si è cercato di rimediare già con l’ultimo bando per l’assegnazione di 100 alloggi, del 2012. La presentazione della domanda è stata fatta nel 2012 ma solo oggi siamo nelle condizioni di valutare se i requisiti autocertificati dai richiedenti siano stati rispettati. Il problema è che, in due anni, le condizioni di molte famiglie sono cambiate. Tuttavia secondo i criteri stabiliti dal bando, secondo gli articoli 4 e 13 della legge regionale 24 del 2007, se queste sono peggiorate non si avanza in graduatoria, mentre se sono migliorate retrocedi, variando l’eventuale posizione utile. I due anni di attesa sono dovuti ai tempi di costruzione degli alloggi».

Esiste una programmazione sulla politica abitativa?

«Oltre alla verifica sullo stato di necessità dei richiedenti vorremo coinvolgere dei privati per ragionare insieme su eventuali collaborazioni. Oggi ho un incontro con i Lions, per esempio. E’ prevista inoltre la realizzazione di altri lotti di edilizia residenziale pubblica».

Pensare di coniugare il problema del ripopolamento del centro storico con l’emergenza abitativa?

«Bisogna verificare la disponibilità dei privati e individuare altri criteri attualmente difficili da stabilire».

Ti sei ricordato di condividerlo con i tuoi amici?