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Regionali, è ufficiale: D'Ascola candidato di Udc-Ncd
Il profilo: è stato avvocato di Berlusconi e Scopelliti

Calabria

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MENTRE infuriano gli scontri nel Ncd, gli alleati centristi, che sembravano più frantumati, si sono ricompattati. E ora gli uomini di Alfano e quelli di Cesa ufficializzano come candidato alla presidenza della Regione Calabria Nico D’Ascola.

«La mia candidatura a presidente della regione Calabria costituisce un punto di partenza nell’ambito dell’intesa tra Ncd-Udc per la creazione di un polo moderato, ma veramente innovatore. Da anni atteso dall’ elettorato», afferma il senatore D’Ascola. «Questa intesa - prosegue - costituisce l’occasione per l'acquisizione di un forte patrimonio identitario volto a distinguerci da ogni altro partito politico nel rispetto della grande tradizione dei partiti popolari europei».

IL SOCIO DI GHEDINI CHE PIACE AI "MODERATI" - L'annuncio della candidatura arriva dal coordinatore nazionale Ncd Gaetano Quagliariello: il candidato del polo dei moderati sarà proprio l’avvocato-senatore, 60 anni, di Reggio Calabria. Molto british, elegante nei suoi gessati, eloquio ricercato, finezza dei modi, è un penalista di fama e docente universitario. Ha due studi legali, a Roma e Reggio Calabria. In passato è stato anche socio dello studio capitolino di Niccolò Ghedini nella difesa di Berlusconi. E’ legale di fiducia dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti che nel 2013 l’ha fatto eleggere senatore nel listino bloccato. Dopo la scissione da Forza Italia ha aderito al partito di Alfano. 

D’Ascola è doppiamente figlio d’arte, come avvocato e come politico. Domenico D’Ascola, il padre di Nico, si candidò nel 1972 nel collegio senatoriale di Reggio Calabria per il Partito socialista italiano. A quel tempo i socialisti reggini erano stati messi al bando dai boia chi molla. Per loro si candidò l’avvocato D’Ascola senior, non fu eletto, ma i consensi furono alti. D’Ascola junior nella dichiarazione per la pubblicità della situazione patrimoniale al Senato ha dichiarato di possedere nove fabbricati, di cui 2 a Roma, 6 a Reggio Calabria e uno a Melito Porto Salvo, dove possiede anche un terreno e colleziona  auto storiche. A casa sua domenica scorsa a pranzo con il "patto di Gallina” è nata Alternativa popolare calabrese.

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LA RITROVATA INTESA CENTRISTA - Tre le ragioni che hanno ricompattato i centristi: 1) La pazienza di Lorenzo Cesa. 2) La moral susasion di Pierferdinando Casini. 3) La più importante: il calcolo politico secondo cui nella media distanza l’unica salvezza è un accordo, peraltro già avviato, con Renzi. Che non è stato possibile fare subito perché il retroterra di queste elezioni non è stato preparato a dovere. Il 2015, auspicano i “moderati”, sarà un’altra musica. Anche se ambienti di Forza Italia sostengono che ancora poche ore fa Lupi e Cesa avrebbero bussato alla porta di Jole Santelli per trovate ristoro. E la risposta sarebbe stata: «Mai con Gentile e Talarico». Ma il corsivista Edmond Dantès, sul giornale online di Ncd, L’Occidentale, ha scritto: «Le ultime settimane hanno fatto registrare un crescendo di accuse e toni velenosi all’indirizzo del Nuovo Centrodestra. Il pulpito da cui giungono le contumelie, ça va sans dire, è quello di Forza Italia, partito in preda ad un pauroso sbandamento politico-valoriale, che dopo aver picconato e svenduto la famiglia naturale, oggi torna a deliziarci ricorrendo alle categorie care al credo stalinista. E così il mondo si popola di traditori, brutti, sporchi e cattivi». 

E poi c’è un quarto motivo che avrebbe spinto Ncd-Udc a ritrovare il coraggio della sfida: i sondaggi in picchiata di Berlsuconi e la nascita della Lega dei popoli di Matteo Salvini che vorrebbe condensare tutto il malessere meridionale. Dunque la squadra udiccina si sarebbe ricomposta nella sfida, nella scommessa

L'AFFONDO DI ROSANNA SCOPELLITI - Molto più agitato il mare del Ncd. «O ci sarà un intervento in prima persona di Angelino Alfano, o in mano a questo gruppo dirigente l’esperienza di Ncd, a partire dalla regione dove era più forte, si avvierà presto ai titoli di coda», tuona Rosanna Scopelliti, capogruppo in commissione Difesa alla Camera del Ncd, denunciando lo «situazione imbarazzante» in Calabria dove c’è «l’eterna belligeranza Scopelliti-Gentile». 

La deputata e figlia del giudice ucciso dalla mafia  chiede le dimissioni di Gaetano Quagliariello con conseguente commissariamento del partito calabrese e ai coordinatori, «ad ogni livello», chiede conto del perchè non abbiano messo in cantiere per tempo, a partire dalla Calabria, la costruzione di una nuova area moderata e magari aperta alla società civile, anzichè correre adesso ai ripari una volta incassati presunti veti da parte sia degli alleati storici del centrodestra che degli attuali di governo del Pd. Una situazione, dice «alla quale hanno contribuito non poco i personalismi e la continua belligeranza tra l’ex governatore ed il coordinatore regionale del partito Gentile». 

«Peppe Scopelliti, giustamente dimessosi dopo le vicende giudiziarie, ha deciso contro il mio consiglio e quello di molti amici, di portare avanti una prova di forza e correre alle europee - spiega - incassando un risultato non deludente ma sicuramente lontano dalle aspettative. Gentile, di contro, probabilmente per ripicca nei confronti dell’ex governatore, colpevole di non aver “promosso” prima delle dimissioni il fratello assessore alla vicepresidenza della giunta (impedendogli di divenire presidente facente funzioni), anzichè contribuire al dialogo ed a sanare l’emorragia che stavamo iniziando a subire, ha tessuto le trame di un suo “cerchio magico” con unico risultato portare Ncd calabrese a perdere ogni occasione elettorale ed a registrare l’abbandono di Scopelliti, che parteciperà fuori da Ncd con liste sia alle comunali a Reggio che alle regionali». 

«Spero davvero - conclude Rosanna Scopelliti - che alla inconcludenza e arroganza dei dirigenti calabresi corrisponda la totale buona fede, e non la complicità, dei vertici nazionali, a partire dal coordinatore Gaetano Quagliariello il quale voglio credere abbia peccato d’imprudenza dando carta bianca al senatore Gentile, perchè altrimenti- conclude si impone il commissariamento di entrambi».

 

 

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