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Regionali, l'opera "incompiuta" di Magorno e Santelli
Rinnovamento ma a metà, tra usato sicuro e transfughi

Calabria

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CATANZARO – C’è stato il tanto auspicato rinnovamento? Sì e no. Indubbiamente, anche per motivi anagrafici e demografici, un certo ricambio c’è stato. Più che altro fisiologico. Almeno nelle forze politiche d’antan, anche se mimetizzate con nuovi nomi, dove è sempre più difficile farsi largo. Da questo ragionamento sono fuori i grillini, completamenti nuovi e in parte la sinistra radicale. 

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Per misurare il grado di innovazione bisogna partire dalle intenzioni che le maggiori forze avevano manifestato. Sia Jole Santelli sia Ernesto Magorno. E la loro opera è rimasta incompiuta.In realtà il Pd ha fatto un’operazione macro-chirurgia introducendo il criterio che restassero fuori i consiglieri regionali con più di una consiliatura. Anche se qualcuno ha eccepito che, alla fine, la direzione approvante era composta da 10 membri su 100. Cui si aggiunge la riconferma della candidatura di Tonino Scalzo che taluni valutano come un possibile boomerang. E, in ogni caso, Magorno si è assunto la responsabilità. A fronte di un Pd coraggioso, anche perché ha tagliato in un certo senso il cordone ombelicale con una parte del post Capo Suvero, i partiti alleati, specialmente alcuni, hanno tirato dagli armadi antiche alabarde. 

Senza contare quel tanto di transumanza, anche questa fisiologica e non troppo commendevole, che fa velo a maggiori propositi di ricambio. Il centrodestra e il cosiddetto polo dei moderati si sono anchilosati sull’usato sicuro. Intendiamoci, non che manchino giovani e professionalità vivaci, ma ogni aspirazione è bloccata in partenza per la presenza dei signori dei voti. Insomma, alla fine, un rinnovamento a metà.

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