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«Non farò nuovi dirigenti, sì all'accordo 2010»
Rosa Gentile chiarisce le voci sull’azienda

Basilicata

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POTENZA - Nessun blitz di fine gestione per l’Acquedotto lucano. Nessuna accelerazione a creare nuovi dirigenti. Anzi. Il presidente di Al spa, Rosa Gentile rassicura i sindacati e smorza le “voci”. Insomma Gentile risponde alle domande e chiarisce una vicenda che tiene banco. Ma c’è di più. Gentile nella stessa maniera manda un messaggio al governatore lucano Marcello Pittella e alla sua giunta: non lascerà la presidente del massimo ente regionale prima della scadenza naturale del mandato e cioè giugno 2015.

Presidente Gentile, la Cgil e la Uil hanno diffuso una nota durissima nei confronti dei vertici di Acquedotto lucana circa delle voci di priomozioni o altro. Ma cosa prevede l’accordo tra ente e sindacati?

«Ogni azienda, ogni organizzazione, per funzionare bene, deve avere una struttura in grado di rispondere alla propria missione. E questo è un problema che riguarda tanto i vertici aziendali quanto i lavoratori e, tanto più nel caso di Acquedotto lucano, i destinatari finali, ovvero i cittadini lucani. Proprio questo aspetto è il fulcro dell’accordo sottoscritto nel 2010 da Acquedotto lucano e sindacati, nel quale viene messo un punto fermo e condiviso, e cioè che il modello organizzativo deve rispondere alle esigenze dell’azienda e alle sue prospettivo di sviluppo».

Ma perchè oggi e chi ne beneficia?

«E’ un accordo pensato e costruito partendo dai livelli più bassi dell’azienda, da quelli che non stanno seduti a una scrivania, ma che tutti i giorni sono sulle condotte con le loro tute e i loro attrezzi per fare riparazioni e per fare controlli. Abbiamo pensato innanzitutto a queste figure, anche professionalmente attraverso dei corsi, per arrivare via via a livelli superiori, dove per superiori intendiamo livelli intermedi».

Ma c’è chi “sospetta” che si facciano nuovi dirigenti. Non è così?

«Non stiamo pensando di riconoscere qualcosa in più ai dirigenti o addirittura a costruire nuove carriere. Questo deve essere chiaro. E’ proprio per questo che mi stupisco di talune affermazioni di qualche sindacato. Non stiamo facendo altro che dare corso a quell’accordo, e lo stiamo facendo attraverso confronti, tavoli di concertazione, altro che blitz».

Quindi non c’è nessun “timore”...

«Posso dire che mi stupisco perchè ai tavoli sento apprezzamenti per il lavoro che stiamo facendo e sui giornali leggo l’esatto opposto. Nè si capisce su cosa si possano fondare questi timori, dato che nell’ultimo triennio non è stata fatta nessuna assunzione».

Ma in definitiva questa organizzazione aziendale si farà o no nelle prossime settimane?

«Oggi, completare quell’accordo del 2010, così come è stato sottoscrittto da tutti senza aggiungere nemmeno una virgola, è fondamentale, è indifferibile, altrimenti potrebbe succedere che Acquedotto lucano si trovi ad operare in condizioni di criticità, con i lavoratori che decidono di aprire dei contenzioni che produrrebbero inevitabilmente delle pesanti conseguenze. Anche economiche. E a questo rischio Acquedotto lucano non intende esporsi, anche perchè, oltre all’azienda e ai lavoratori, le conseguenze le pagherebbero gli stessi cittadini lucani».

E?

«Le dirò di più: ci sono figure indispensabili per il funzionamento dell’azienda che in Acquedotto lucano sono carenti o, addirittura, mancano del tutto. Penso agli addetti alla depurazione e ai geologi per la prevenzione del rischio idrogeologico. Perchè dire che non si deve assumere personale è facile, ma poi bisogna preoccuparsi dell’inquinamento delle acque per il cattivo funzionamento dei depuratori o di fenomeni come quello che si è verificato a Pisticci qualche mese fa».

Il suo mandato da presidente scade a breve. In una Direzione del Pd c’è stato l’auspicio, da parte del presidente della Regione, Pittella di un allineamento delle scadenze dei consigli di amministrazione e delle cariche dirigenziali in tutti gli enti nella stesso periodo. Lei è disponibile a fare un passo indietro e consegnare le dimissioni per fine anno?

«In quanto presidente di un’azienda interamente pubblico ho innanzitutto dei doveri istituzionali che devono prevalere su altre logiche. Non posso che risponderle attenendomi a questi doveri: il consiglio di amministrazione è stato eletto per portare avanti un programma nell’arco di un mandato. Questo mandato scade a giugno 2015, con l’approvazione del bilancio. Una responsabilità delicatissima alla quale non intendo sottrarmi. Certo, l’asemblea è sovrana, e in ogni caso il consiglio non potrà che attenersi alle decisioni isituzionali dell’assemblea».

s.santoro@luedi.it

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