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Il dopo Leopolda
e la questione dell' unità del Pd

Basilicata

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PAOLO GALANTE, consigliere regionale, è di Realtà Italia e non del Pd. Ma è stato a Firenze lo scorso settimana.

Perchè è andato alla Leopolda?

«Io sono stato eletto in un partito renziano. Ho fatto una campagna elettorale 0.0 sotto questo profilo. Dico sicuramente che ha ragione Renzi che non potrà essere un partito di reduci e che bisogna avere la consapevolezza che il mondo sta cambiando e che alcune logiche da XIX secolo non sono più praticabili adesso. Dobbiamo investire su questa ventata di novità»

Ma se l’aspettava così?

«La Leopolda è una grande kermesse molto simile a quelle americane. Dove probabilmente si avverte meno il peso del partito però perchè le kermesse americane sono o repubblicane o democratiche. Questa invece era un momento di ragionamento in cui il partito, a mio modo di vedere, è fuori. Perchè alla Leopolda c’era di tutto».

La domanda se lei entra nel Pd è quindi superata?

«Non entro nel Pd. Ma credo che Matteo Renzi stia andando verso qualcosa di diverso o comunque a un evoluzione del Pd che mi sembra molto interessante».

Ma non c’è il rischio di una contromossa dura dei “reduci” come li chiama Renzi che si ricompattano?

«A guardarla da fuori per quello che ho visto è che non c’è la dicotomia tra la piazza di San Giovanni e la Leopolda. In piazza c’era una sinistra sociale assolutamente prima di leader. Alla Leopolda c’era un pensiero in formazione con un leader dichiarato che ha le idee molto chiare. Ora io non so se prenderà forma una sinistra alternativa o contigua al Pd ma mi sembra che Renzi l’abbiamo messa in campo e ha anche detto: “Se quella è una piazza politica tanto rispetto per loro”. La verità è che ha anche detto che non si può mettere un rullino fotografico in una camera digitale. I tempi sono cambiati. E’ un’altra epoca. Cioè non possiamo pensare di usare declinazioni che appartengono al XIX secolo pensando siano la panacea dei mali di questo secolo».

s.s.

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