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Potrebbe accadere
Le "estreme conseguenze" di un dissesto

Basilicata

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L’ARTICOLO 244 del testo unico sugli enti locali dedicato al dissesto finanziario spiega il contesto in cui si verifica una simile condizione. «L’ente non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili». Oppure «esistono nei confronti dell’ente locale crediti liquidi ed esigibili di terzi cui non si possa fare validamente fronte».
Ne parlano i revisori dei conti del Comune di Potenza nella relazione che hanno consegnato al consiglio comunale. In quel documento spiegano le motivazioni e sulla base di quali analisi contabili sono approdati a suggerire lo stato di dissesto per il Municipio del capoluogo.
La normativa, però, dal punto di vista procedurale non è definita, tanto che il caso in cui si trova il Comune di Potenza sembra non rientri in nessuna fattispecie prevista. Come conciliare l’iter del dissesto avviato dal consiglio comunale con la presenza di un commissario ad acta che sta per certificare un identico stato, su incarico di indagine assegnato dal Viminale?
A essere invece chiaro è l’elenco delle «estreme conseguenze» che la dichiarazione di dissesto avrebbe sulla comunità cittadina. Sono sempre i revisori dei conti a dettagliarle nello spiegare quanto sia importante valutare una simile decisione.
Lo fanno citando un intervento di Giancarlo Verde, membro della direzione centrale della Finanza Locale.
«Nel caso di dissesto, la tutela dei creditori dell’ente, principio non eludibile in assoluto, è comunque contemperata dalla necessità di assicurare all’ente locale la continuità di esercizio, indipendentemente dal grave stato di crisi riscontrato».
Lo squilibrio in cui si trova l’ente locale - prevede il legislatore - non può comunque segnare la fine della vita dell’istituzione. «L’ente locale non pò cessare di esistere, al pari di una semplice impresa privata e, per garantire la continuità amministrativa, la dichiarazione di dissesto crea una frattura tra il passato e il futuro».
Con la dichiarazione di dissesto l’ente comincia a camminare su due strade. Il pregresso viene tirato fuori dal bilancio e «trasferito alla gestione straordinaria della liquidazione».
La procedura serve «a far ripartire l’ente libero da alcun vincolo, quindi senza debiti e con un bilancio riequilibrato», grazie ad alcune azioni. In particolare, il Comune deve, in pochi giorni dalla dichiarazione di dissesto, aumentare il carico fiscale, recuperando così alcune entrate da tasse e tributi. L’ente deve poi ridurre la spesa sul personale e limitare i servizi offerti «a solo quelli obbligatori per legge, in modo da impedire il ripetersi di situazioni di difficoltà finanziaria».

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