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La Camera si Sblocca, ora tocca al Senato
Passa il decreto con il sì dei lucani

Basilicata

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POTENZA - Lo Sblocca Italia è stato approvato alla Camera dei deputati. Alle 11 e 46 di ieri mattina il decreto del governo è stato recepito a maggioranza con il voto a favore anche dei due deputati lucani del Partito democratico, Roberto Speranza e Maria Antezza. Hanno votato contro, in linea con quanto deciso dai loro partiti, Cosimo Latronico di Forza Italia, Antonio Placido di Sel e Mirella Liuzzi del M5S.
Scelta diversa per il deputato Vincenzo Folino (le motivazioni nella lunga lettera a pagina 7 ndr) che come anticipato già nei giorni scorsi si è astenuto.
In totale gli astenuti sono stati 7 mentre i no 161. Lo Sblocca Italia però è stato approvato con una larga maggioranza e con un totale di 278 sì. Il provvedimento passa ora al Senato per la seconda lettura dove gli esponenti lucani sono ben 7: Salvatore Margiotta, Emma Fattorini (eletta in Basilicata), Filippo Bubbico del Pd; Guido Viceconte di Ncd; Giovanni Barozzino di Sel; Vito Petrocelli di M5S e Tito Di Maggio dei PpI.
Ad ogni modo dopo un lunghissimo braccio di ferro partito a fine agosto lo Sblocca Italia di Renzi passa il primo round. Ma il percorso è stato articolatissimo come ha spiegato ieri in aula (unico lucano a intervenire sul decreto), il forzista Cosimo Latronico annunciando il voto contrario del proprio partito.
Latronico in particolare ha ricordato: «Un provvedimento che ha avuto un percorso tortuoso già dall'esordio. Lo abbiamo atteso per giorni. E' imbarazzante che questo decreto abbia subito 50 correzioni dalla Ragioneria generale».
E ancora Latronico ha anche ricordato anche i 35 giorni necessari alla Commissione Ambiente a causa “dei 3.000 emendamenti, di cui 1.000 votati e 200 approvati». Ma il forzista che pure è stato protagonista del voto favorevole di alcuni emendamenti in Commissione ha parlato di un decreto “Sblocca Italia” che «rischia di essere ancora più variegato e disomogeneo. E’ Paradosso: un decreto che nasce per semplificare e viene invece contestato per la complicazione».
Ovviamente Latronico si è concentrato in particolare sugli sugli articoli 37 e 38 che riguardano la materia energetica e quindi interessano da vicino la Basilicata. In tale logica Latronico: «Renzi sceglie la via di una centralizzazione statalista delle decisioni. Non vorremmo che dopo aver celebrato per anni l'idea di un modello statale fondato sul federalismo statale si debba passare a un ritorno al passato».
Unico spunto positivo per il deputato lucano di Fi, il tesoretto del 30 per cento dell’Ires sulle future estrazioni: «Non uno scambio deteriore tra depauperamento dei territori a fronte di trasferimenti assistenziali».
La questione comunque è destinata a tenere banco ancora. Il presidente della Regione, Marcello Pittella lo ha definito un passaggio epocale. In termini positivi. Gli ambientalisti però continuano a essere critici e manifesteranno in piazza nei prossimi giorni. E poi c’è Piero Lacorazza, presidente del Consiglio regionale che continua a sollevare perplessità. Anche ieri: «Credo che passi avanti sono stati fatti e si possono ancora fare ma resta, e resterà, sciogliere i nodi e i dubbi sulla costituzionalità del provvedimento definitivo. E qui credo che bisogna andare nel merito del testo. Questo sforzo va fatto, anche perché con l'Odg approvato, si esprime una volontà politica molto netta (il tetto dei 154 barili al giorno). Resta da capire quali sono i poteri che restano in capo alla regione. Per esempio chi decide e come si decide il cosiddetto Piano “del dove estrarre e dove no”. La cosiddetta “Intesa”, prevista dall’articolo 38, è tale da non violare l’attuale Titolo V della Costituzione?».
Insomma Lacorazza chiede una riflessione ulteriore del Pd in Basilicata perche sarebbero troppe a suo modo di vedere «le questioni che, con l'introduzione del titolo concessorio unico, assumono grande rilievo e che meritano una profonda discussione politica e un confronto puntuale con i cittadini e con gli amministrati locali, a partire da quei territori dove alta è l'attenzione delle compagnie petrolifere».

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